"Noi siamo contrari". Non ricorre a mezzi termini il ministro degli Esteri Massimo D'Alema per esprimere l'opposizione italiana alle istanze secessioniste dell'Abkhazia

10/03/2008 -  Anonymous User

Fonte: Il VELINO 6 marzo 2008

"Il Kosovo è una vicenda sui generis, una situazione del tutto particolare", ha spiegato D'Alema a margine del vertice Nato di Bruxelles, precisando che sull'ex provincia serba Belgrado non esercitava la sovranità già dal 1999. Motivo dell'intervento del ministro è stata la richiesta di riconoscimento e aiuto internazionale lanciata dalla regione russofona della Georgia.

Una richiesta che segue quella avanzata martedì dal parlamento dell'Ossezia del Sud, che aveva inviato un appello simile alle Nazioni Unite, alla Russia, all'Unione europea e alla Comunità degli stati indipendenti (Csi). È parte dell'effetto domino più volte paventato dagli analisti dopo la dichiarazione unilaterale d'indipendenza del Kosovo, il cui riconoscimento da parte di molti paesi ha fomentato le istanze secessioniste di numerose minoranze etniche o linguistiche in tutto il mondo.

Anche l'Unione europea, sostenuta dall'Italia, insiste sulla necessità di non considerare il caso del Kosovo come un precedente. Ma molti paesi, anche tra i Ventisette, non condividono questa analisi, al punto che dei 192 stati dell'Onu finora solo una quarantina ha proceduto al riconoscimento formale della sovranità dell'ex provincia serba. La Russia, inoltre, è intenzionata a utilizzare la propria influenza per evidenziare l'errore che, a parere del Cremlino, ha commesso l'Occidente intestardendosi sull'indipendenza di Pristina: pur senza portare il discorso alle estreme conseguenze (Mosca si avvantaggerebbe della secessione di Abkhazia e Ossezia del Sud, ma ha sicuramente da temere contraccolpi nei suoi territori caucasici, Cecenia in primis), il governo russo ha deciso di rimuovere l'embargo contro l'Abkhazia, stabilito dalla Csi nel 1996. E ha invitato gli altri paesi della confederazione a fare altrettanto.

La Russia - ha spiegato il presidente dell'Abkhazia Sergei Bagapsh - ha preso una decisione "logica" dato che la repubblica autonoma sta adempiendo a tutte le condizioni poste dall'Onu nel suo confronto con Tblisi. La decisione di Mosca, però, apre un ulteriore vaso di Pandora, anche perché all'interno della stessa Federazione russa non tutti sono d'accordo sull'avvenire delle repubbliche russofone della Georgia: un sondaggio del centro Yuri Levada condotto immediatamente dopo la secessione del Kosovo ha rilevato che 26 russi su cento ritengono opportuno che Abkhazia e Ossezia del Sud diventino indipendenti, mentre il 33 ne chiede l'annessione alla Russia. Solo l'11 per cento crede che i due territori debbano tornare sotto il controllo della Georgia. (Giampiero de Andreis)


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