Dan Diaconescu (dal web)

Sacchi pieni di milioni di euro, false società in Olanda, garanzie date da uno scrittore di gialli. E un giornalista-uomo d'affari che tenta la scalata al potere. La paradossale vicenda del tentativo di privatizzazione della maggiore azienda chimica del paese

03/10/2012 -  Mihaela Iordache

A soli due mesi dalle elezioni, che si terranno a dicembre, la lotta politica in Romania si fa sempre più aspra e non passa giorno senza uno show in diretta tv con un politico come protagonista.

Il pubblico rumeno, dopo aver seguito per anni notizie sulle vite private – matrimoni, divorzi, tradimenti - di Vip ricchi e celebri, ora si attacca alla tv e guarda con il fiato sospeso gli ultimi aggiornamenti di politica interna, con colpi di scena che neppure un regista di fantascienza saprebbe escogitare.

Uno di questi show sembra essersi da poco concluso. Riguarda una questione molto seria, banalizzata dalla televisione in modo preoccupante. Tutto ruota attorno alla privatizzazione di un'azienda chimica romena, la Oltchim, unica nel suo genere in tutto l'est Europa. Privatizzazione che è stata proprio in questi giorni annullata.

Caccia ai 46 milioni

L'uomo che aveva vinto la gara d'appalto - e che si era impegnato a comperarla per 46 milioni di euro - non è riuscito a dimostrare di poter disporre di tale somma. Però, per dieci lunghi giorni, Dan Diaconescu, il vincitore della gara d'appalto nonché proprietario di reti televisive e fondatore del Partito del Popolo (PP-DD), ha goduto dell'attenzione di tutta la stampa e delle tv che hanno seguito in diretta ogni suo movimento alla ricerca dei milioni di euro promessi. E tutti a sperare, dalle massime autorità del Paese agli operai della Oltchim di Valcea, che Diaconesu riuscisse nell'impresa.

Ma i soldi non sono saltati fuori. Al loro posto sono comparsi gli avvocati di Diaconescu, che si sono prodigati a contestare le clausole del contratto che doveva essere sottoscritto.

L’Oltchim si trova su una lista di aziende statali che registrano perdite da anni e delle quali Fondo monetario internazionale e Unione europea hanno chiesto la privatizzazione. Lunedì scorso era l'ultimo giorno concesso al vincitore della gara d'appalto per dimostrare di avere a disposizione le risorse finanziarie promesse, e firmare il contratto.

Sacchi di soldi

Dopo aver accusato il governo ed il primo ministro social-democratico Victor Ponta di malafede e di volerlo ostacolare il giornalista, nonché uomo d'affari, Diaconescu, la settimana scorsa ha platealmente ritirato da una banca di Bucarest circa tre milioni di euro in contanti. Scortato dalla gendarmeria si è presentato al ministero dell’Economia affermando che quelli erano i soldi per pagare gli stipendi alle migliaia di operai che li aspettano da mesi. Ed ha sottolineato che almeno sino alle elezioni, quegli operai potevano stare tranquilli, perché i soldi c'erano.

“Lo spettacolo” trasmesso in diretta da tutte le tv nazionali ha tenuto naturalmente col fiato sospeso gli operai che speravano effettivamente che la situazione si sbloccasse e che avrebbero ricevuto i loro stipendi. L'auditel è salito alle stelle, si è scatenato il dibattito, sono aumentati gli strali contro il governo di Ponta, ma la situazione in merito alla Oltchim è rimasta bloccata.

Infine, dopo dieci giorni di suspance, il premier Victor Ponta ha annunciato lunedì sera che “la privatizzazione” della Oltchim era fallita e che il contratto con Dan Diaconescu (che per la prima volta a dicembre parteciperà alle elezioni politiche) è stato stracciato. Ponta ha anche precisato che verranno avviate le procedure affinché Diaconescu risponda davanti alla giustizia dell'utilizzo di documenti falsi e di truffa nei confronti delle istituzioni durante la gara d'appalto.

Libro giallo

In molti, però, si chiedono ora come tutto ciò sia stato possibile. Secondo il quotidiano finanziario Ziarul Finaciar, di Bucarest, la società Gliding Ltd., con sede ad Amsterdam, che avrebbe dovuto garantire a Diaconescu i 46 milioni di euro per l'acquisto della Oltchim, non sarebbe mai esistita.

"Ne esiste una con lo stesso nome, a Londra, ma si occupa di affari immobiliari", ha precisato il premier Victor Ponta. Sempre secondo il Ziarul Finaciar, Ewoud Lietaert Peerbolte, che ad un certo punto in un documento ufficiale indirizzato alla Eximbank annunciava di mettere a disposizione di Dan Diaconescu 46 milioni di euro tramite un conto presso la banca olandese HSBC, non avrebbe nessun conto presso quella banca. "E' uno scrittore di gialli olandese, in passato domiciliato in Spagna e che firma i suoi libri con lo pseudonimo Ed Sanders”, ha tenuto a precisare Ponta annunciando che la privatizzazione era stata annullata.

Sembra tutto irreale, ma è purtroppo vero. Ed è anche vero che lunedì Calea Victoriei, una delle principali arterie della capitale, è stata chiusa nei pressi del ministero dell’Economia dove Diaconescu con sette sacchi pieni di milioni di euro (si è parlato di tre milioni ma qualcuno li ha veramente contati?) aspettava di parlare con le autorità.

Capitale elettorale

Non siamo in una pièce di teatro dell’assurdo di Eugene Ionescu ma siamo in Romania, il secondo paese più povero dell’Unione europea, dove i sospetti sulla correttezza delle privatizzazioni non sono mai mancati. Ora sarà il governo a doversi occupare della Oltchim e della sorte dei suoi operai. Di un’eventuale nuova gara di privatizzazione si parlerà forse l’anno prossimo, dopo le elezioni di dicembre.

Nel frattempo però Diaconescu si è presentato come il salvatore degli operai, un buon patriota che voleva acquisire un'azienda che, come hanno tenuto a precisare pubblicamente anche i vertici dei servizi segreti romeni, sarebbe di importanza strategica per il paese.

Per gli analisti politici Diaconescu, fondatore del Partito del Popolo, ha comunque vinto. Ha guadagnato “capitale” elettorale. Alcuni analisti già mettono Diaconesu al fianco di una coalizione di governo sostenuta dal presidente Traian Băsescu. E' in effetti uno scenario da non sottovalutare: un governo formato da Partito Democratico Liberale (di Băsescu), l’Unione Democratica dei magiari e il Partito del Popolo di Diaconescu (se accetterà) potrebbe attirare voti importanti.

Ma la lotta è appena all’inizio. Diaconescu - che promette case, lavoro e giustizia per tutti – potrebbe anche avere in mente le elezioni presidenziali del 2014. Lui ha certamente la sua fetta di elettorato. E potrebbe attirare voti anche dal bacino elettorale dei social-democratici. La coalizione attualmente al potere guidata dal socialdemocratico Ponta ha già perso circa il 10% nei sondaggi, dopo il fiasco del tentativo di impeachement del presidente Băsescu. Ora si aggirerebbe intorno al 50% ma mancano ancora due mesi a dicembre e ogni errore non rimarrà senza conseguenze. A tutto questo si aggiunge il sempre difficile dialogo con il capo dello stato, Traian Băsescu. Una disputa arrivata ormai fino nell’aula del Parlamento europeo.


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