Bucarest ospiterà ad aprile il vertice NATO, la cui nutritissima agenda include sia l'Afghanistan che l'apertura dell'Alleanza a nuovi paesi. Si discute anche di sicurezza e spinte separatiste in Caucaso, con gli sguardi puntati sul Kosovo

25/01/2008 -  Mihaela Iordache

Bucarest si prepara ad ospitare, tra il 2 e il 4 aprile, "il più grande summit NATO mai realizzato". A definirlo in questo modo è lo stesso segretario generale dell'Alleanza Nord-Atlantica, Jaap de Hoop Scheffer, che si dichiara inoltre convinto che il vertice sarà un successo soprattutto per gli aspetti organizzativi. Parole di incoraggiamento da parte del segretario generale che all'inizio di gennaio si è recato nella capitale romena per verificare come procedono i preparativi. In una Romania dove procede il braccio di ferro tra il presidente Basescu e il premier Tariceanu, ripercuotendosi sull'attività delle stesse istituzioni.

Bucarest è dopo Praga (2002) e Riga (2006) la terza capitale di un paese dell'ex blocco comunista ad ospitare un vertice NATO, il principale nemico di Mosca durante la guerra fredda. Secondo le previsioni il vertice dei 26 stati membri della NATO godrà di una partecipazione nettamente superiore a quella del precedente vertice di Riga. Saranno presenti oltre 6.500 invitati e 3.500 giornalisti. Sono attesi 48 capi di stato e di governo tra cui il presidente George W. Bush. Niente di sorprendente visto che gli Stati Uniti sono fra i principali sostenitori della Romania, e che il paese est-europeo ricambia quest'appoggio con una disponibilità indiscussa in ambito militare.

Il ministro degli Esteri romeno, Adrian Cioroianu, spiega che la Romania ha convinto gli alleati ad organizzare il summit anche grazie al suo coinvolgimento nelle azioni intraprese dalla NATO. "Durante gli ultimi anni, a partire dal 2002, la Romania ha trasmesso il suo messaggio, ovvero che oltre ad usufruire della garanzia di sicurezza offerta dalla NATO, si assume anche la responsabilità di contribuire a garantire questa sicurezza", ha detto Cioroianu.

Il paese ex-membro del Patto di Varsavia è ora un alleato fedele degli Stati Uniti e della Nato, impegnato in Afghanistan e in Iraq, pronto ad accogliere con entusiasmo le richieste USA di aprire una base militare in territorio romeno. Un territorio che per la sua posizione geo-strategica ha visto crescere negli ultimi anni l'interesse militare nei propri confronti.

Il summit di aprile si propone di trovare soluzioni per l'Afghanistan, per la questione energetica, per i progetti di allargamento dell'Alleanza, per la sicurezza degli stati membri e dell'area del Mar Nero.
Al vertice di Bucarest gli USA chiederanno un cambio di strategia della missione Nato. Secondo il capo del Pentagono, Robert Gates, in Afghanistan la Nato deve spostare la propria attenzione dall'obiettivo iniziale della ricostruzione a quello di condurre una vera e propria contro-insurrezione. Proprio per questo si è già chiesto a Italia, Spagna, Germania e Francia di rimuovere i 'caveat' che impediscono ai contingenti nazionali la partecipazione alle operazioni di guerra.

Un'altra voce nell'agenda politica della NATO riguarda l'avvicinamento all'Alleanza dei paesi dell'area balcanica come la Serbia, la Bosnia Erzegovina e il Montenegro. Come ha dichiarato il presidente rumeno, Traian Basescu, la Romania appoggia senza riserbo l'allargamento NATO verso Croazia, Macedonia e Albania. Meritano attenzione anche la Georgia e l'Ucraina, paesi per cui ci si dove sforzare di elaborare soluzioni possibili, considera Basescu.

L'Ucraina ha gia chiesto ai paesi membri dell'Alleanza di esaminare la possibilità di una sua adesione al patto nell'ambito del vertice di aprile a Bucarest.

In merito alla futura espansione della NATO, il suo segretario generale Scheffer aveva fatto sapere in passato che per l'allargamento "non esiste alcuna certezza, poiché agli stati candidati sono richieste delle ottime performance e gli standard di accesso sono molto alti". Per Scheffer "è chiaro che, anche se la NATO non è un poliziotto globale, ha moltissimi partners a livello globale. Oltre ai membri ufficiali del Consiglio euro-atlantico ci sono i partners dell'Asia Centrale che noi riteniamo molto importanti", aveva precisato.

Secondo l'alta autorità NATO, un tema importante del summit sarà legato al sistema di difesa anti-missile. Scheffer afferma che il principio base che dovrà essere affermato in queste discussioni deve essere quello dell'indivisibilità della sicurezza degli Stati membri Nato.
La NATO, il Mar Nero e la Russia
Si sta ventilando l'ipotesi che sia proprio il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin a recarsi a Bucarest per rappresentare il suo paese nell'ambito del più grande summit Nato. Sarebbe la prima volta di Putin in Romania, un paese le cui relazioni con la Russia non possono certo dirsi distese.

Alcuni analisti notano come la scelta della Romania come paese ospite non sia stata casuale. La Romania fa parte dei Balcani, è un paese chiave nelle strategie americane, membro dell'UE ed affacciato sul Mar Nero.

I cambiamenti politici in Ucraina e Georgia hanno reso possibile che questi due paesi siano invitati ad entrare nella Nato, ma gli ultimi avvenimenti interni nonché i conflitti congelati delle ex-enclave russe, l'Ossezia e l'Abkhazia, complicano il quadro soprattutto nel caso della Georgia.

Mosca continua a dimostrare insofferenza per la presenza sempre più estesa della NATO nella regione, ricca in risorse energetiche, che prima si trovava nella sua sfera d'influenza incontrastata.
Metà dei conflitti congelati in Georgia, Ucraina, Azerbaijan e Moldavia potrebbero trasformarsi in guerre di secessione, nota in un analisi la testata canadese Globe and Mail, aggiungendo che i movimenti militanti separatisti della regione godono dell'appoggio di Mosca.

Tra le zone calde nella area del Mar Nero ci sono la Transnistria, l'Abkhazia e l'Ossezia del Sud. Per i 100 milioni di persone che vivono intorno al Mar Nero, il 2008 potrebbe significare un ritorno alla guerra fredda, anche se stavolta non è chiaro da che parte stia una nazione, una regione o un popolo. "Come l'America del Sud o l'Asia del Sud Est durante il precedente confronto tra Washington e Mosca, la regione del Mar Nero è diventato un territorio sempre più conteso, oggetto della divisione delle sfere d'influenza, mentre alle popolazioni vengono distribuiti soldi e armi", scrive Globe and Mail.

La Transnistria, una striscia di terra che confina ad est con l'Ucraina, si è staccata dalla Moldavia nel settembre del 1990 durante una guerra civile. E' un crocevia di traffici di tutti i tipi, una repubblica auto-proclamatasi di 550.000 persone prevalentemente di lingua russa. Qui sono presenti circa 1200 militari russi che nonostante gli impegni presi in sede internazionale, non si sono ancora ritirati.
Ci sono poi l'Abkhazia e l'Ossezia del Sud, regioni all'interno della Georgia in cui le spinte separatiste vengono alimentate dalla Russia. Mosca dispone di oltre 2000 militari dislocati in territorio georgiano "con compiti di pace", e come nel caso della Transnistria non da segni di volerli ritirare. Il pretesto di mantenere la pace nelle due repubbliche separatiste - peraltro non riconosciute da alcuno stato al mondo, abitate da gruppi etnici filo-russi e teatro di ripetute violenze - dall'inizio degli anni Novanta permette alla Russia di mantenere truppe sul territorio della Georgia, che anche per questo si sforza di accelerare i negoziati per l'adesione alla NATO.

E' in questo quadro che la regione del Mar Nero guarda con ansia alla soluzione che verrà data alla questione del Kosovo. Nonostante gli sforzi di definirlo un caso unico e non passibile di fare da precedente per altri movimenti separatisti, le repubbliche separatiste di questa regione aspettano il "precedente Kosovo" come una possibilità che potrebbe aprire la strada per il loro riconoscimento come entità indipendenti.


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