La versione romena del Kalashnikov (gcfairch/flickr)

Sotto Ceauşescu armi ed agricoltura coprivano i buchi della bilancia di pagamenti della Romania. Poi il crollo di esportazioni negli anni '90. Un settore, quello delle armi, a cui il Paese però non ha mai rinunciato. E neppure i suoi ex generali

10/10/2011 -  Mihaela Iordache

Cercarsi disperatamente compratore di armi. E l'industria romena del settore guarda ormai quasi esclusivamente all’estero perché le commesse interne latitano.

Il Paese, membro NATO, con importanti impegni internazionali a fatica riesce a investire parte del proprio bilancio per l’ammodernamento del proprio esercito. Lo ha chiarito recentemente Viorel Manole, direttore esecutivo della Patromil, associazione di categoria dei produttori di armi, in un'intervista per il giornale Bursa di Bucarest: “I produttori romeni guardano soprattutto verso clienti dell’Unione europea e della Nato in quanto il ministero della Difesa Nazionale non ha sufficienti risorse”.

Sono passati ormai oltre 20 anni dai tempi in cui la Romania si posizionava tra i primi dieci esportatori mondiali di armamenti. Negli anni '90 poi un crollo alla 40ma posizione di questa speciale classifica. E da allora è andata sempre peggio: meno commesse, meno posti di lavoro e intere città che prima dipendevano dall'industria degli armamenti in ginocchio.

Nostalgia canaglia

Viorel Manole, secondo il quale l'industria romena di armamenti possiede ancora un potenziale, afferma che per poter agire sui mercati esteri occorre il lavoro di lobby e l'appoggio governativo. Nella stessa intervista per Bursa un pizzico di nostalgia, per quando, durante l'epoca Ceauşescu “i debiti della Romania sono stati pagati dall’agricoltura e dall’industria della difesa”.

Negli ultimi anni la Romania ha venduto armamenti, munizione e prodotti strategici in Paesi come Israele, Egitto, Iraq, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Oman, Afghanistan, Pakistan, India, Georgia, Burkina Faso, Gabon, Etiopia. E ovviamente agli Usa.

Una grossa mano è arrivata infatti dallo zio Sam che tra l’altro a breve comincerà a costruire a Deveselu, nel sud della Romania, il famigerato e discusso scudo antimissile. Agli Usa la Romania vende decine di migliaia di WASR-10, la variante romena dell'AK-47 (ovvero il Kalashnikov) e fucili semiautomatici. Negli ultimi tre mesi dell’anno scorso la Romania ha esportato negli Usa 8100 fucili semiautomatici, 326 pistole mitragliatrici e 10 mitragliatrici pesanti.

Ex generali

Alcuni ex generali dell'esercito romeno lavorano oggi per ditte di consulenza nel commercio di armamenti. E' ad esempio il caso di Constantin Degeratu, ex consigliere del presidente Băsescu, nonché ex capo dello Stato Maggiore della Difesa.

Il generale ha rinunciato nel 2009 al suo ruolo di consulente del Presidente romeno sui problemi di sicurezza e si è messo subito ad offrire i suoi servizi ad una ditta di consulenze (MIC&Associates) che appartiene ad un broker romeno a New York. Ed è finito sulle prime pagine della stampa romena, a seguito di documenti pubblicati su Wikileaks. I titoli sono allarmanti:”Il generale coinvolto in traffico di armamenti non autorizzato”.

Secondo uno scambio di cablogrammi tra l’ambasciata americana a Bucarest e gli Usa, nel 2010 una ditta romena faceva da rappresentante in Romania per la Raytheon, azienda americana che produce e commercializza tecnologia militare senza l’autorizzazione del Dipartimento per Controllo delle Esportazioni (ANCEX). Il broker di New York, proprietario della MIC&Associates, si è difeso sostenendo di non essere a conoscenza della necessità di quella specifica autorizzazione. Il cablogramma reso noto da Wikileaks cita direttamente Degeratu come consulente dell'azienda. Forse – ci si chiede sulla stampa romena – almeno lui avrebbe dovuto segnalare le procedure corrette.

Traffici illeciti?

La vicenda è esemplare di altri scandali emersi in questi ultimi anni e di affari riguardanti il commercio di armi poco chiari o addirittura illegali. Negli anni '90 la Romania è stata criticata per alcune esportazioni in zone di conflitto in Africa.

Nel febbraio scorso alcuni giornalisti investigativi americani del Center for Public Integrity pubblicavano un articolo dal titolo: ”Armi rumene modificate negli Usa diventano un flagello nella guerra della droga in Messico”.

L’inchiesta parla di come il modello WASR-10, variante romena del Kalashnikov, sia diventata a partire dal 2006 l’arma più frequentemente utilizzata nelle attività criminali nel nord del Messico. Viene importata come un modello destinato a uso civile e nella caccia ma poi aggiungendole alcuni componenti prodotti negli USA si trasforma in un'arma da guerra. A queste accuse e polemiche, il ministero degli Esteri romeno ha ribattuto che tutte le esportazioni di armi romene per il mercato civile degli USA, incluse gli AK 47 trasformati in armi semiautomatiche per sport e caccia, sono state fatte tramite importatori americani autorizzati.

In una vecchia intervista rilasciata nel 2001 al quotidiano romeno Capital, Decebal Ilina, che ricopriva allora la carica di Segretario di stato nel ministero per l’Industria militare, spiegava come “nel mondo tutto gira intorno agli interessi”. Poi aggiungeva che anche tra amici è sempre l’interesse a stare al primo posto. Poi passava a descrivere il mercato degli armamenti dove vi sono, a suo avviso, più offerte che clienti. E allora “ogni Paese cerca di adottare misure più o meno oneste con lo scopo di eliminare dal mercato i concorrenti”. Il generale Ilina è stato per un periodo anche a capo della Direzione del Controspionaggio Militare dell’Esercito (1992-1993). Ora, come anche altri generali, ha avviato prosperi affari nell’ambito della sicurezza e tecnica militare.

Comprare, non solo vendere

Ma la Romania è occupata nel comprare e non solo nel vendere armamenti. A volte prende impegni per poi constatare che mancano i soldi. Forse solo un modo di guadagnare del tempo in attesa di un‘offerta migliore. A marzo del 2010 il Consiglio Supremo per la Difesa del Paese ha approvato l’acquisto di 24 aerei F16 usati per un prezzo complessivo di 1,3 miliardi di dollari. Gli aerei, di tipo Block 25, avrebbero una prospettiva di possibile utilizzo per i prossimi 10-15 anni. L'approvazione dell'acquisto è arrivata dopo una lunga polemica con il premier romeno Emil Boc secondo quale il Governo non dispone di soldi per comprare gli aerei in causa.

Appena Tornato da Washington - dove si era recato per la firma dell’accordo sullo scudo antimissile firmato da Hillary Clinton e il ministro degli Esteri romeno Teodor Baconschi - il presidente Traian Băsescu ha in parte smentito il premier. In numerose interviste ha chiarito che la Romania non aveva risorse per l'acquisto degli aerei ma che avrebbe potuto sostenere un programma a lungo termine, pagando ogni anno duecento o trecento milioni di dollari.

Anche perché quando la Romania è stata ammessa nella Nato aveva preso alcuni impegni tra l’altro in materia di dotazione e ammodernamento. Dal canto suo l’ambasciatore americano a Bucarest, Mark Gitenstein, ha rimescolato nuovamente le carte dichiarando che vi sarebbe un'intesa regionale per l'acquisto di aerei F16, nuovi questa volta. Mesi fa funzionari bulgari avevano infatti annunciato un negoziato tra Romania, Bulgaria, Croazia e Turchia in merito ad un programma comune di acquisto di aerei F16. Le aziende private di armamenti, e gli ex generali che vi lavorano, aspettano ansiosi.


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