La "donna lavoratrice" del realismo socialista

Per il regime di Ceausescu erano innanzitutto madri e "lavoratrici instancabili". Oggi, spesso ancora soggette a violenze in famiglia, le donne romene tentano di farsi strada in politica ed economia, superando gli ostacoli di una società ancora fortemente maschilista

11/03/2010 -  Mihaela Iordahe

Ogni due minuti in Romania una donna viene picchiata. Queste le statistiche di una società dove la violenza si impara innanzitutto in famiglia e dove la prima causa di atteggiamenti violenti è rappresentata dall’alcolismo.

La violenza in famiglia, secondo varie Ong che si occupano del problema, non conosce differenze di classe sociale, visto che le donne sono aggredite, picchiate e umiliate al di là dello status socio-economico e culturale. Alle radici della violenza, infatti, c'è spesso un problema di autorità e esercizio del controllo.

Un sondaggio del 2008 rivelava che gli uomini diventano violenti dopo cinque anni di matrimonio, mentre nel 16% dei casi i primi casi di violenza compaiono addirittura prima del matrimonio. Il 26% delle donne non prendeva alcuna misura contro il marito violento, il 17% si limitava a sperare in un futuro miglioramento della situazione, mentre il 14% delle intervistate dichiarava di essere ancora innamorata dell’aggressore.

Molti casi di violenza sulle donne sono raccapriccianti: svegliate dal sonno e prese a pugni e calci, minacciate con coltello, tutto davanti ai bambini che a loro volta subiscono traumi psicologici, ma anche fisici destinati a segnarli per tutta la vita.

Qualche anno fa sulla stampa è finito un caso i cui protagonisti erano persone molto note al grande pubblico: lei una giornalista della tv, lui deputato nonché ex ministro della Sanità. La giornalista aveva trovato il coraggio di recarsi dalla polizia e denunciare il marito per averla picchiata ripetutamente, colpendola a calci e pugni. Sui forum dei giornali online, però, la curiosità dei lettori si concentrò sui motivi delle aggressioni, e non sulla violenza in sé. Come se ci fossero motivi che possono giustificare un comportamento del genere. A quanto pare, sono in molti a pensarla così nella Romania di oggi.

Ai tempi del regime le donne avevano perso il controllo della propria femminilità a favore dell'onnipresente partito, che decideva su gravidanze, abbigliamento e comportamenti sociali. Condannata a colori smorti, e a una tuta che non la differenziava dall’uomo, la donna doveva essere pronta ad affrontare qualsiasi tipo di lavoro. L'8 marzo, festa internazionale della donna, era ricordato soprattutto come la festa della mamma, “lavoratrice instancabile”. Poi, negli anni del suo crepuscolo, il partito aveva deciso di mettere in atto un piano per promuovere le donne nelle cariche pubbliche.

Arrivata la democrazia, una crisi d’identità profonda ha scosso la società. I film romeni di questi anni sono riusciti a raccontarlo brillantemente, tanto da aggiudicarsi importanti premi internazionali. La donna romena, madre e moglie, sa che spesso deve cavarsela da sola. E per disperazione emigra. Sono emigrate non solo donne con un diploma, ma anche quelle con una laurea in tasca, per fare le badanti e le colf in un altro paese.

C’è poi un triste primato della Romania nell’UE: quello di essere il principale paese fornitore per il mercato della prostituzione. Le cause sono molteplici. Oltre alla povertà, alla falsa promessa di un lavoro onesto, c’è anche il passato violento in famiglia e un futuro che si prefigura altrettanto difficile.

Con una speranza di vita di 77,2 anni (penultimo posto in Europa, dopo le bulgare) le romene sono anche quelle che lavorano più di tutte le altre. Secondo uno studio realizzato dalla Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e lavoro “Living and Working in Europe”, le romene, tra lavoro e casa, sono impegnate 78 ore alla settimana, mentre in altri paesi le donne si limitano a 60 ore.

“La Romania è un paese che va avanti per forza d’inerzia. Le donne non hanno scoperto che le responsabilità della casa e la cura dei bambini possono essere divise con il marito”, spiega sulle pagine di Evenimentul Zilei la psicologa Adriana Dragos.

Scarsa inoltre la presenza delle donne nella politica romena. Una conseguenza diretta del fatto che la “Romania è ancora una società patriarcale, tradizionalista e misogina”, come si sottolinea in un rapporto dell’ANES, l’Agenzia nazionale per le pari opportunità. E così, invece di conoscere un progresso in materia di rappresentanza politica, rispetto al periodo 2004-2008 il numero delle donne in parlamento è diminuito, toccando il 9,7% (negli altri paesi europei la media è del 24%).

L’unica nota positiva è la conquista della presidenza della Camera dei deputati da parte di Roberta Anastase (34 anni). Nel governo di Bucarest attualmente c’è un solo ministro donna, Elena Udrea, che non è riuscita ad allontanarsi dallo stereotipo della donna che fa carriera grazie alla propria avvenenza fisica.

Nonostante le difficoltà e le barriere di ogni tipo, però, in Romania ci sono anche molte donne di successo. Caso unico in Europa, le donne rappresentano la maggioranza nel sistema giudiziario. Secondo i dati forniti a inizio dell’anno dal Consiglio Superiore della Magistratura, dei 3928 giudici ben 2855, cioè due terzi, sono donne. Anche nel caso dei procuratori oltre la metà sono donne.

Giorno dopo giorno le donne si fanno sempre più spazio nel mondo degli affari. Si stima che oltre un terzo degli affari nel settore privato sia controllato da donne (proprietarie o amministratrici). Ma a livello mondiale la Romania occupa solo la 70sima posizione in questo settore. Il terreno più fertile per le businesswoman romene è la capitale Bucarest, dove controllano oltre 20% degli affari, mentre in coda resta la contea di Giurgiu, nel Sud del paese. Nel settore pubblico, però, il controllo è saldamente nelle mani degli uomini con la percentuale schiacciante del 99%, spiega Luminita Sambotin, rappresentante della Coalizione delle associazioni delle donne in affari della Romania.

Nel “Top 100 Donne di Successo” del 2008, elaborato dalla rivista Capital, oltre un terzo delle nominate hanno un proprio business. Altre 13 donne sono manager di istituzioni finanziario-bancarie. Sono state incluse nella classifica anche rappresentanti del mondo artistico, come le attrici Anamaria Marinca e Laura Vasiliu, protagoniste della pellicola di Cristian Mungiu “4 mesi, 3 settimane e 2 giorni”, Palma D’oro a Cannes nel 2007.

Tra i nuovi nomi entrati nella classifica, che rappresenta la più ambita “competizione” per le donne di successo in Romania, anche professioniste che provengono dall’ambito degli organismi internazionali come Daniela Popescu, membro della Commissione Nazionale per l’UNESCO e Gabriela Massaci, direttrice dell’Istituto Culturale Romeno di Londra.


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