Le autorità romene stanno reagendo contro il virus dell'influenza aviaria. Messe in quarantena alcune località i cui abitanti vengono riforniti di cibo e medicinali dall'esercito. Controlli nel resto del Paese

19/10/2005 -  Mihaela Iordache

C'è ancora allerta massima per le autorità romene nella lotta contro il virus letale dell'influenza dei polli. In Romania non vi è alcun caso sospetto di trasmissione dell'influenza aviaria all'uomo, ma per impedire ogni possibilità le autorità hanno istituito la quarantena in più località mentre controlli si svolgono in tutto il paese.

Ai casi già confermati le settimane scorse nel villaggio Ceamurlia de Jos nel Delta del Danubio si aggiungono altri più recenti. Giorni fa il direttore della Direzione sanitaria veterinaria di Tulcea, nel sud -est della Romania, Marian Avram, aveva confermato la presenza di anticorpi specifici dell'influenza aviaria nei cigni trovati morti in località Popina. E sempre nel Delta del Danubio, nei pressi del villaggio C. A. Rosetti, a 10 chilometri dal confine con l'Ucraina, il ministro romeno dell'agricoltura, Gheorghe Flutur, ha dichiarato la presenza di un possibile focolaio dato che un cigno risultava positivo ai test dell'influenza aviaria.

L'ultima parola spetta però al laboratorio britannico Weybridgge, lo stesso che aveva confermato il 13 ottobre la presenza del virus H5N1 a Ceamurlia de Jos. Intanto i villaggi di Ceamurlia de Jos e Maliuc sono isolati dal mondo e nessuno può entrare o uscire da lì. In permanenza pattugliano sul Danubio le motonavi della polizia di frontiera. Anche a molti giornalisti viene impedito di avvicinarsi e il dialogo avviene spesso a distanza, quando il reporter chiede dalla barca alla gente come stanno le cose.

A Maliuc e a Camurlia de Jos la calma è solo apparente. Tutti gli uccelli da cortile sono stati abbattuti e sepolti, la gente è stata vaccinata con il vaccino per l'influenza tradizionale. Il negozio del villaggio si è svuotato mentre gli aiuti arrivano con le navi militari e sono gli stessi soldati a scaricare gli alimenti per consegnarli nelle mani dei locali. La gente si è ormai abituata alla presenza dei medici e degli infermieri con tute verdi e maschere bianche ma trova difficile reggere all'isolamento e a tutta questa confusione.

Per loro non ci sono molte spiegazioni, ma solo regole da rispettare. A Maliuc neppure alle persone che hanno bisogno di controlli medici specialistici in un ospedale nella città viene permesso di uscire dal villaggio. Il medico locale ammette che potrebbero esserci delle eccezioni per casi di emergenza. Mentre i contadini rimasti senza polli, anatre o oche esprimono scontentezza rispetto ai compensi offerti dal Governo, il sindaco di Maliuc è preoccupato per la mancanza di un cimitero. Dice che a Maliuc non hanno un cimitero e finora seppellivano i loro cari in un altro villaggio, si chiede cosa potrà accadere se dovesse veramente scoppiare una pandemia. Analoghi discorsi tragico-comici non mancano in questi giorni di incertezze, almeno al bar del villaggio, punto d'incontro e di dibattiti.

E da Bucarest, le autorità tengono a sottolineare che la situazione non è ancora molto grave ma aggiungono che occorrerà del tempo affinché l'epidemia aviaria dei polli sia eliminata. Intanto la prossima settimana saranno portati nei villaggi già isolati dei polli "sentinella"(cavie). Se in 21 giorni i polli non si ammaleranno significa che il pericolo è passato. Comunque, non è affatto facile lottare con un tale nemico. Persiste sempre il rischio anche se le macchine e i treni che passano per Dobrogea (la regione del sud-est della Romania) vengono regolarmente disinfettatati.

Il Governo continua a dare informazioni su come difendersi dal virus letale. Dal lavarsi spesso le mani con l'acqua e sapone fino a non consumare uova o carne di pollame e derivati, salvo che non siano stati cucinati a più di 70 gradi. I consigli valgono anche per il pesce, nonostante gli esperti escludano ogni possibilità di contagio in questo caso. Tutti i contadini sono obbligati a consegnare gli uccelli là dove c'è il sospetto della presenza del virus. Rischiano multe salate anche quelli che lasciano il pollame e gli animali liberi fuori dal cortile.

Si contano intanto i primi danni economici a partire dalla vendita del pollame -diminuita del 50% fino al turismo che registrerà quest'anno nel Delta perdite di almeno 2 milioni di euro. Ovviamente non c'è più alcun turista nel Delta, neanche gruppi di studenti che normalmente organizzavano delle spedizioni. E' stata vietata persino la pesca turistica, mentre in tutta la Romania sono stati chiusi i mercati di uccelli e animali . Massima attenzione nelle contee di Galati, Braila, Ialomita e Calarasi, dove comincerà il monitoraggio di tutti uccelli domestici. Anche le regioni cuscinetto tra la Dobrogea e il resto dl paese hanno preso misure di prevenzione e non è escluso che esse si estendano al livello nazionale. Il giardino zoologico di Ploiesti (un centinaio di km dalla capitale Bucarest) è stato chiuso per prevenzione. Negli aeroporti sono state prese misure eccezionali. Le più notevoli sono nell'aerostazioni di Tulcea e Constanza dove c'è il rischio di contaminazione con H5N1. Sono stati messi tappeti con disinfestante all'entrata nella sala d'attesa ma anche alla scala dell'aereo. Tutte le macchine che circolano sulla pista passano per un filtro di disinfezione. Gli avanzi della ristorazione del servizio di catering vengono bruciati.

Secondo gli esperti gli uccelli migratori "sorvoleranno" solo la parte orientale del paese. Fino alla fine di novembre arriveranno nel Delta del Danubio più di 700.000 uccelli d'acqua. Una volta insediatosi il freddo, una parte di essi andrà verso la Bulgaria ma il resto rimarrà sul lago romeno di Techirghiol fino a febbraio. Perciò secondo la stampa, la vaccinazione gratuita della popolazione potrebbe essere prolungata fino a gennaio. Il vaccino antinfluenzale tradizionale nel frattempo è cominciato a mancare dalle farmacie a causa della grande richiesta. Il Governo di Bucarest ha gia ordinato all'estero nuove scorte. Ci sono farmacie che vendono pure il famoso Tamiflu, ma costa intorno a 20 euro e i farmacisti dicono che perciò non si trovano molti compratori.

Il virus dell'influenza aviaria circola quindi in Europa. Giorni fa è stato confermato anche sull'isolotto Inousses nei pressi di isola Chios in Grecia la presenza di H5 e fra qualche giorno si saprà di che tipo è. Ci sono sospetti anche per la Croazia e la Macedonia. Nell'ultima riunione dei ministri degli esteri dell'UE, svoltasi a Lussemburgo si è sottolineato che non ci sono segni che l'influenza sia passata all'uomo. In Europa ci sono solo 10 milioni di dosi di medicine antivirali per una popolazione di 500 milioni. L'Organizzazione mondiale della sanità raccomanda perciò di stoccare medicine per almeno il 25% della popolazione. Tutti sanno che questa è una lotta che non si combatte da soli e quindi la collaborazione internazionale è essenziale.


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