Azerbaijan

Negli ultimi dieci anni l'attenzione della comunità internazionale verso la repubblica dell'Azerbaigian è cresciuta esponenzialmente. Ciò è in gran parte dovuto al rilancio dell'industria petrolifera del paese e ai forti investimenti stranieri nel settore dell'estrazione e del trasporto del petrolio (si pensi ancora una volta all'oleodotto Baku-Tblisi-Ceyan, aperto nel maggio del 2005). Se da un lato questo afflusso d'investimenti ha garantito tassi di crescita economica eccezionali (alcune stime prevedono che il PIL azero sarà raddoppiato entro il 2010), Baku deve nondimeno far fronte ad altre scottanti questioni, riguardanti tanto l'incompleto e zoppicante processo di transizione del paese che le instabili relazioni con gran parte dei suoi vicini. È evidente che, relativamente a quest'ultimo punto, la soluzione definitiva del conflitto armato del Nagorno-Karabakh resta la massima priorità.

Capitale: Baku
Popolazione: 7.911.974 (2005)
Superficie: 86.600 kmq
Moneta: Manat

Forma di stato: Repubblica presidenziale
Presidente attuale: Ilham Aliyev (eletto nel ottobre del 2003 con il 77% dei voti per un mandato di 5 anni)
Primo Ministro attuale: Artur Rasizade (dal novembre 2003)
Membro delle seguenti organizzazioni internazionali: BERS, BIRS, CSI FAO, FMI, GUAM, IAEA, Interpol, OMC (osservatore), OML, OMS, OSCE, UN, UNCTAD, UNESCO, UNIDO.
Speranza di vita alla nascita: 63.35 anni
Gruppi etnici: Azeri (82.7%), Armeni (5.6%), Russi (5.6%), Lesghi (2.4%)
Gruppi religiosi: Mussulmani sciiti 62%, Mussulmani sunniti 26%, Cristiano ortodossi 12%
Lingue: azero (ufficiale), russo

Prodotto interno lordo (a parità di potere d'acquisto): $ 36.15 miliardi
Prodotto interno lordo pro capite (a parità di potere d'acquisto): $ 4600
Tasso di crescita del PIL: 18.3% (stima per il 2005)
Tasso d'inflazione: 12% (2005)

Cenni storici:
Periodo sovietico e presovietico
L'attuale stato azero comprende solo una minoranza della popolazione azera della regione, considerando che più di 15 milioni di azeri vivono oggi nel nord dell'Iran. Caratterizzate da una religione (mussulmana sciita) e una lingua (molto simile al turco) comune, le due popolazioni non sono mai state riunite, se non per un breve periodo dopo la seconda guerra mondiale, in un unico stato. Infatti l'Azerbaigian attuale ha debolissime eredità statali. Il territorio incluso nell'attuale stato azero fu conquistato dalla Russia zarista fra il XVIII e il XIX secolo, mentre la parte meridionale dell'Azerbaigian geografico fu tradizionalmente una provincia dei vari imperi persiani. Le autorità russe favorirono lo sviluppo industriale della regione nel XIX secolo, al punto tale che a fine '800 l'Azerbaigian era il fornitore del 60% del petrolio estratto nel mondo.

Dopo un breve periodo d'indipendenza fra il 1918 e il 1922, l'Azerbaigian divenne parte dell'Unione Sovietica, prima all'interno della Repubblica Transcaucasica e, a partire del 1936, come repubblica federata.

Durante il periodo sovietico vi furono varie occasioni in cui la questione della minoranza armena del Nagorno-Karabakh venne a galla e alla fine degli anni '80 le truppe sovietiche furono costrette ad intervenire più volte per sedare rivolte e manifestazioni, fino agli incidenti del 1988 nei dintorni di Baku che portarono ad un punto di non ritorno.
Primi anni novanta: fragile indipendenza e l'esplosione del conflitto nel Karabakh
Paradossalmente, la creazione dello stato azerbaigiano coincidette con l'escalation del conflitto nel Nagorno-Karabakh. È evidente infatti come quest'ultimo finì con l'incidere fortemente tanto nel processo di creazione di uno stato nazione che faticava a trovare solide radici storiche, che nel rafforzamento del ruolo di Heydar Aliyev quale leader indiscusso della politica azerbaigiana di fine secolo.

A partire dall'inizio del 1991, la crisi del Nagorno-Karabakh si trasformò di fatto in conflitto aperto. Ciò fu possibile grazie all'aperto sostegno fornito dall'Armenia alla repubblica indipendentista e dal vuoto di potere creato dal ritiro delle truppe sovietiche e dal rifiuto di Mosca di garantire l'ordine in un periodo di grave confusione per le sorti dell'URSS stessa. A ciò si deve aggiungere l'instabile situazione interna dell'Azerbaigian stesso, dove il neo-eletto presidente Elchibey (leader del fragile movimento indipendentista azero) doveva confrontarsi con un'opposizione interna appoggiata da bande armate.

Un certo periodo di stabilizzazione giunse solo nel 1993, con l'arrivo al potere a Baku di Heydar Aliyev, ex leader sovietico e primo mussulmano ad essere ammesso nel Politbjuro sovietico. Aliyev, giocando con estrema astuzia, seppe prima rafforzare la propria posizione interna e poi trovare una soluzione temporanea alla crisi del Nagorno-Karabakh, firmando un armistizio nel 1994 che ha congelato fino ad oggi le posizioni delle due parti. Nel frattempo, l'Azerbaigian aveva perso quasi il 20% del suo territorio e aveva dovuto accogliere quasi 800.000 rifugiati dalle zone del conflitto, espellendo però 200.000 dalle zone urbane del paese. Ciò era stato possibile, oltre che per il sostegno armeno al Nagorno-Karabakh, anche per il poco trasparente ruolo giocato dalle truppe di interposizione russe e dal Cremino stesso, che in più di un occasione sembrò favorire l'elemento armeno, alleato di lunga data della politica caucasica di Mosca.
Sviluppo economico e instaurazione della dinastia Aliyev
Dopo aver posto temporaneamente fine alla crisi secessionista del Nagorno-Karabakh (che ad oggi resta irrisolta, nonostante i tentativi di mediazioni internazionale), Aliyev si concentrò sulla stabilizzazione e sul rilancio economico del paese. Ciò non poteva che significare il rilancio del settore petrolifero, ormai stagnante da quasi un decennio. Attraverso un'abile politica di alleanze incrociate, il nuovo presidente azero seppe attirare un enorme flusso d'investimenti occidentali (in gran parte americani, britannici e olandesi) che venne sanzionato dalla stipula dell'accordo del secolo nel 1994, per il valore di 7.4 miliardi di dollari, relativo allo sfruttamento delle risorse petrolifere del paese.

Tuttavia, quest'eccezionale afflusso di potere non è riuscito a creare una ricchezza distribuita fra la popolazione del paese, che soffre ancora di una drastica disparità nei livelli di reddito. Cosa ancor più grave, il paese è stato incapace di diversificare la propria economia e diventa sempre di più dipendente dalle riserve petrolifere. Quest'ultime, se sfruttate con i ritmi attuali, potrebbero esaurirsi nei prossimi 15 anni. Ciò è in parte dovuto ad una gestione degli affari politici basata ancora su criteri di clan, piuttosto che di rappresentazione democratica.

A conferma di ciò, la successione alla presidenza nel 2003 ha portato all'elezione del figlio di Heydar Aliyev, Ilham Aliyev, attraverso un processo elettorale caratterizzato da brogli e limitazioni della libertà di stampa e espressione. Le recenti elezioni parlamentari del novembre 2005 non sembrano aver portato un'inversione di tendenza e hanno confermato lo strapotere del partito presidenziale (YAP) che si è aggiudicato più del 90% dei seggi disponibili.

08/01/2007 -  Anonymous User

Azerbaijan

Negli ultimi dieci anni l'attenzione della comunità internazionale verso la repubblica dell'Azerbaigian è cresciuta esponenzialmente. Ciò è in gran parte dovuto al rilancio dell'industria petrolifera del paese e ai forti investimenti stranieri nel settore dell'estrazione e del trasporto del petrolio (si pensi ancora una volta all'oleodotto Baku-Tblisi-Ceyan, aperto nel maggio del 2005). Se da un lato questo afflusso d'investimenti ha garantito tassi di crescita economica eccezionali (alcune stime prevedono che il PIL azero sarà raddoppiato entro il 2010), Baku deve nondimeno far fronte ad altre scottanti questioni, riguardanti tanto l'incompleto e zoppicante processo di transizione del paese che le instabili relazioni con gran parte dei suoi vicini. È evidente che, relativamente a quest'ultimo punto, la soluzione definitiva del conflitto armato del Nagorno-Karabakh resta la massima priorità.

Capitale: Baku
Popolazione: 7.911.974 (2005)
Superficie: 86.600 kmq
Moneta: Manat

Forma di stato: Repubblica presidenziale
Presidente attuale: Ilham Aliyev (eletto nel ottobre del 2003 con il 77% dei voti per un mandato di 5 anni)
Primo Ministro attuale: Artur Rasizade (dal novembre 2003)
Membro delle seguenti organizzazioni internazionali: BERS, BIRS, CSI FAO, FMI, GUAM, IAEA, Interpol, OMC (osservatore), OML, OMS, OSCE, UN, UNCTAD, UNESCO, UNIDO.
Speranza di vita alla nascita: 63.35 anni
Gruppi etnici: Azeri (82.7%), Armeni (5.6%), Russi (5.6%), Lesghi (2.4%)
Gruppi religiosi: Mussulmani sciiti 62%, Mussulmani sunniti 26%, Cristiano ortodossi 12%
Lingue: azero (ufficiale), russo

Prodotto interno lordo (a parità di potere d'acquisto): $ 36.15 miliardi
Prodotto interno lordo pro capite (a parità di potere d'acquisto): $ 4600
Tasso di crescita del PIL: 18.3% (stima per il 2005)
Tasso d'inflazione: 12% (2005)

Cenni storici:
Periodo sovietico e presovietico
L'attuale stato azero comprende solo una minoranza della popolazione azera della regione, considerando che più di 15 milioni di azeri vivono oggi nel nord dell'Iran. Caratterizzate da una religione (mussulmana sciita) e una lingua (molto simile al turco) comune, le due popolazioni non sono mai state riunite, se non per un breve periodo dopo la seconda guerra mondiale, in un unico stato. Infatti l'Azerbaigian attuale ha debolissime eredità statali. Il territorio incluso nell'attuale stato azero fu conquistato dalla Russia zarista fra il XVIII e il XIX secolo, mentre la parte meridionale dell'Azerbaigian geografico fu tradizionalmente una provincia dei vari imperi persiani. Le autorità russe favorirono lo sviluppo industriale della regione nel XIX secolo, al punto tale che a fine '800 l'Azerbaigian era il fornitore del 60% del petrolio estratto nel mondo.

Dopo un breve periodo d'indipendenza fra il 1918 e il 1922, l'Azerbaigian divenne parte dell'Unione Sovietica, prima all'interno della Repubblica Transcaucasica e, a partire del 1936, come repubblica federata.

Durante il periodo sovietico vi furono varie occasioni in cui la questione della minoranza armena del Nagorno-Karabakh venne a galla e alla fine degli anni '80 le truppe sovietiche furono costrette ad intervenire più volte per sedare rivolte e manifestazioni, fino agli incidenti del 1988 nei dintorni di Baku che portarono ad un punto di non ritorno.
Primi anni novanta: fragile indipendenza e l'esplosione del conflitto nel Karabakh
Paradossalmente, la creazione dello stato azerbaigiano coincidette con l'escalation del conflitto nel Nagorno-Karabakh. È evidente infatti come quest'ultimo finì con l'incidere fortemente tanto nel processo di creazione di uno stato nazione che faticava a trovare solide radici storiche, che nel rafforzamento del ruolo di Heydar Aliyev quale leader indiscusso della politica azerbaigiana di fine secolo.

A partire dall'inizio del 1991, la crisi del Nagorno-Karabakh si trasformò di fatto in conflitto aperto. Ciò fu possibile grazie all'aperto sostegno fornito dall'Armenia alla repubblica indipendentista e dal vuoto di potere creato dal ritiro delle truppe sovietiche e dal rifiuto di Mosca di garantire l'ordine in un periodo di grave confusione per le sorti dell'URSS stessa. A ciò si deve aggiungere l'instabile situazione interna dell'Azerbaigian stesso, dove il neo-eletto presidente Elchibey (leader del fragile movimento indipendentista azero) doveva confrontarsi con un'opposizione interna appoggiata da bande armate.

Un certo periodo di stabilizzazione giunse solo nel 1993, con l'arrivo al potere a Baku di Heydar Aliyev, ex leader sovietico e primo mussulmano ad essere ammesso nel Politbjuro sovietico. Aliyev, giocando con estrema astuzia, seppe prima rafforzare la propria posizione interna e poi trovare una soluzione temporanea alla crisi del Nagorno-Karabakh, firmando un armistizio nel 1994 che ha congelato fino ad oggi le posizioni delle due parti. Nel frattempo, l'Azerbaigian aveva perso quasi il 20% del suo territorio e aveva dovuto accogliere quasi 800.000 rifugiati dalle zone del conflitto, espellendo però 200.000 dalle zone urbane del paese. Ciò era stato possibile, oltre che per il sostegno armeno al Nagorno-Karabakh, anche per il poco trasparente ruolo giocato dalle truppe di interposizione russe e dal Cremino stesso, che in più di un occasione sembrò favorire l'elemento armeno, alleato di lunga data della politica caucasica di Mosca.
Sviluppo economico e instaurazione della dinastia Aliyev
Dopo aver posto temporaneamente fine alla crisi secessionista del Nagorno-Karabakh (che ad oggi resta irrisolta, nonostante i tentativi di mediazioni internazionale), Aliyev si concentrò sulla stabilizzazione e sul rilancio economico del paese. Ciò non poteva che significare il rilancio del settore petrolifero, ormai stagnante da quasi un decennio. Attraverso un'abile politica di alleanze incrociate, il nuovo presidente azero seppe attirare un enorme flusso d'investimenti occidentali (in gran parte americani, britannici e olandesi) che venne sanzionato dalla stipula dell'accordo del secolo nel 1994, per il valore di 7.4 miliardi di dollari, relativo allo sfruttamento delle risorse petrolifere del paese.

Tuttavia, quest'eccezionale afflusso di potere non è riuscito a creare una ricchezza distribuita fra la popolazione del paese, che soffre ancora di una drastica disparità nei livelli di reddito. Cosa ancor più grave, il paese è stato incapace di diversificare la propria economia e diventa sempre di più dipendente dalle riserve petrolifere. Quest'ultime, se sfruttate con i ritmi attuali, potrebbero esaurirsi nei prossimi 15 anni. Ciò è in parte dovuto ad una gestione degli affari politici basata ancora su criteri di clan, piuttosto che di rappresentazione democratica.

A conferma di ciò, la successione alla presidenza nel 2003 ha portato all'elezione del figlio di Heydar Aliyev, Ilham Aliyev, attraverso un processo elettorale caratterizzato da brogli e limitazioni della libertà di stampa e espressione. Le recenti elezioni parlamentari del novembre 2005 non sembrano aver portato un'inversione di tendenza e hanno confermato lo strapotere del partito presidenziale (YAP) che si è aggiudicato più del 90% dei seggi disponibili.


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