Seduta del 7 aprile 2005

L'Unione delle due repubbliche ha finalmente sbloccato i lavori del parlamento, con l'approvazione dei nuovi emendamenti. Un ulteriore passo avanti verso lo studio di fattibilità. La UE però frena sul referendum per l'indipendenza del Montenegro

11/04/2005 -  Jadranka Gilić Podgorica

I vertici di Serbia e Montenegro hanno firmato il 7 aprile scorso, assieme all'Alto rappresentante per la politica estera e la sicurezza dell'UE, Javier Solana, una serie di emendamenti alla costituzione dell'Unione statale (Serbia e Montenegro). Così è stata superata una crisi istituzionale che avrebbe rischiato di complicare l'iter dello Stato verso l'integrazione europea.

Alla firma erano presenti, con Solana, il presidente serbo-montenegrino Svetozar Marovic, il presidente serbo Boris Tadic, e montenegrino Filip Vujanovic, e i capi dei due governi, Vojislav Kostunica e Milo Djukanovic.

La crisi istituzionale era derivata dalla mancata elezione dei rappresentanti per il Parlamento dell'Unione Serbia e Montenegro, costituito il 3 marzo del 2003. La Carta costituzionale dell'Unione prevedeva l'elezione dei deputati al parlamento dell'Unione SM a distanza di due anni dalla costituzione del Parlamento, cioè nel marzo del 2005. Le elezioni erano saltate a causa dei disaccordi tra le due repubbliche sulla modalità di voto dei rappresentanti: elezione diretta o indiretta. La repubblica minore, il Montenegro, preferiva il voto indiretto, mentre la Serbia voleva le elezioni dirette nei tempi previsti dalla costituzione.

Il compromesso è stato trovato nella soluzione del voto diretto, ma in concomitanza con le elezioni parlamentari nelle due repubbliche. Questo significa che, se non ci saranno elezioni anticipate, per il Montenegro si terranno le elezioni per il Parlamento della Unione statale e per il Parlamento montenegrino nel 2006, e per la Serbia nel 2007, tenuto conto della data delle precedenti elezioni parlamentari in entrambe le repubbliche. Nel frattempo è stato previsto che i mandati dei deputati saranno prolungati, per consentire la necessaria legittimità al Parlamento dell'Unione statale.

Bisogna aggiungere che gli emendamenti prevedono anche il necessario proseguimento della collaborazione con il Tribunale penale internazionale dell'Aia.

Secondo quanto riporta l'emittente B92 (7 aprile), Solana ha dichiarato, alla conferenza stampa tenutasi dopo la firma degli emendamenti, che spera che questo accordo porti ad una valutazione positiva dello Studio di fattibilità per la Serbia e Montenegro e di conseguenza alle trattative per la conclusione dell'Accordo di associazione e stabilità dell'Unione statale con l'UE.

La Commissione europea dovrebbe decidere sullo Studio di Fattibilità per l'Unione statale il 12 aprile prossimo. La Serbia e Montenegro sono in attesa della visita del Commissario dell'UE per allargamento Olli Rehn, prevista per il 18 aprile prossimo, giorno in cui il Commissario Rehn dovrebbe annunciare se la SM è riuscita finalmente ad ottenere il semaforo verde sul tanto atteso Studio di fattibilità.

L'alto rappresentante dell'UE Solana ha anche ricordato che ultimamente la SM e l'UE hanno dovuto superare molti ostacoli sulla strada che conduce l'Unione statale verso l'UE, includendo il principio del doppio binario, un regolamento diversificato per le due repubbliche in matteria economica e doganale. Infine, Solana ha espresso la speranza che grazie ai recenti emendamenti siano stati superati gli ultimi problemi di funzionamento dell'Unione statale.

Un'altra questione importante è che la Carta costituzionale dell'Unione prevede anche la possibilità di organizzare il referendum per l'indipendenza del Montenegro nel febbraio 2006. Negli emendamenti alla costituzione approvati il 7 aprile scorso è stato scritto: "le regole relative al possibile referendum devono essere fondate sui principi internazionali e sugli standard democratici e la repubblica che organizza il referendum deve collaborare con l'UE al rispetto di questi standard ."

Secondo quanto riporta il quotidiano "Vijesti", nell'edizione del 9 aprile scorso, Solana ha dichiarato che la legge montenegrina sul referendum deve essere cambiata. "Separare due paesi non è facile. Questo deve essere fatto con certe garanzie. E non solo, la qualificazione della maggioranza deve essere determinata." Solana ha anche aggiunto che le aspettative del Montenegro di entrare più velocemente nell'UE da stato indipendente anziché come membro dell'Unione SM sono sbagliate.

Dall'altra parte il Governo montenegrino sostiene di non aver paura degli standard internazionali sul referendum, perché la legge montenegrina se comparata con le leggi europee già contiene tutte le condizioni necessarie.

Infatti, la legge montenegrina prevede sia il quorum del 50%+1 di partecipazione dei votanti, necessari perché il referendum sia valido, sia il quorum del 50%+1 dei voti a favore del referendum.

Per quanto riguarda le leggi europee sembra che non ci siano delle regole universali, ma che ogni Paese abbia le proprie.

La maggioranza dei Paesi dell'Europa occidentale, come l'Austria, la Danimarca, la Finlandia, la Francia, la Germania, l'Irlanda, la Spagna e la Svizzera, non richiede il quorum sul numero dei votanti.

Alcuni paesi, come il Belgio, l'Olanda e la Norvegia, non prevedono con la costituzione la possibilità del referendum.

Nei paesi come l'Italia, il Portogallo e la Svezia, è stato previsto il quorum del 50% dei votanti necessari per un referendum valido, come prevede anche la legge montenegrina, ma nessun Paese richiede il quorum al di sopra del 50%.

Allora, perché l'UE chiede al Montenegro "la maggioranza qualificata"?

Secondo il corrispondente Drasko Djuranovic del settimanale montenegrino "Monitor" il referendum montenegrino non è un problema giuridico, ma è soprattutto un problema politico, perché coinvolge il futuro della Serbia e del Kosovo.

L'UE, il Governo serbo e parte dell'opposizione montenegrina sono contrari all'idea dell'indipendenza del Montenegro. L'UE ha stabilito che il 2005 sarà l'anno cruciale per risolvere il problema dello status del Kosovo. Per l'UE insistere sul referendum significa destabilizzare ulteriormente la regione. L'UE deve trovare una soluzione accettabile per Podgorica e Pristina, che chiedono l'indipendenza, e per Belgrado che è contraria alle frammentazioni dello Stato. Sarà impossibile accontentare tutti, ma sembra che l'UE stia cercando di porre la questione della legittimità della maggioranza e di convincere il Montenegro a rimandare il referendum.

La Serbia e Montenegro non hanno tempo da perdere, perché con il prossimo allargamento dell'UE alla Bulgaria e alla Romania, la SM rischia di trovarsi nella posizione del cosiddetto buco nero dell'UE.

L'Unione europea considera la Serbia e Montenegro molto importanti per i cambiamenti e per la stabilità nei Balcani e non vuole che rimanga fuori dai processi dell'integrazione, ma sono le due repubbliche che dovranno decidere come evitare questo scenario.


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