Milo Djukanovic

Alle politiche tenutesi in Montenegro domenica scorsa nuovo trionfo di Milo Ðukanović, la cui coalizione ha guadagnato la maggioranza assoluta in Parlamento. Gli elettori, inquietati dalla crisi economica, scelgono la continuità

02/04/2009 -  Mustafa Canka Ulcinj

I cittadini del Montenegro alle aprlamentari di domenica scorsa hanno scelto la continuità. La "Coalizione per il Montenegro europeo" (KECG), guidata dal premier uscente Milo Ðukanović, ha guadagnato 48 (sei seggi in più rispetto alle precedenti consultazioni) sugli 81 seggi disponibili nel Parlamento montenegrino.

"Grazie a questa coalizione di governo la maggior parte delle persone vive una sorta di vita sicura e stabile, anche se spesso diciamo che è una soglia minima. Comunque, anche il minimo è più sicuro dell'incertezza, in particolare se si pensa alla crisi che sta arrivando. La gente di qua difficilmente si abitua ai cambiamenti", ha valutato il sociologo e analista politico Srđan Vukadinović.

Gli elettori in Montenegro ritengono dunque che la KECG sia il garante dello standard di vita attuale in un periodo in cui la pesante crisi economica avanza sul Montenegro e che favorirà al contempo una rapida integrazione nell'Unione europea.

"Siamo ottimisti, abbiamo voglia di lavorare, parecchia esperienza e un grande amore per la nostra casa, il Montenegro", ha dichiarato Đukanović rivolgendosi ai suoi simpatizzanti dopo il trionfo elettorale.

Insieme al Partito democratico dei socialisti di Ðukanović (DPS), all'interno della KECG vi sono il Partito socialdemocratico di Ranko Krivokapić, e due partiti delle minoranze: Partito bosgnacco e l'Iniziativa civile croata. Questi due partiti avranno in tutto 13 deputati in Parlamento.

Tranne il Partito socialista popolare (SNP) di Srđan Milić, che ha raddoppiato il numero dei seggi in Parlamento, dagli otto di prima ai sedici attuali, gli altri partiti di opposizione hanno subito un tracollo. Interessante è il fatto che nel Parlamento non ci saranno più i rappresentanti del Partito popolare, presenti fino ad ora in tutte le composizioni del Parlamento montenegrino. Del più alto organo legislativo del Montenegro faranno inoltre parte i rappresentanti della Nuova democrazia serba di Andrija Mandić (otto deputati) e il Movimento per i cambiamenti di Nebojša Medojević (cinque deputati).

Domenica scorsa il DPS è stato sconfitto soltanto nella circoscrizione elettorale albanese dove vengono eletti cinque deputati. Il partito di Ðukanović ha guadagnato in questa zona un solo seggio, uno in meno rispetto a prima, mentre gli altri quattro sono andati ai partiti nazionali albanesi (l'Unione democratica albanese, la Nuova forza democratica - FORCA, la "Lista albanese" e la "Coalizione albanese - Prospettiva").

La coalizione di governo deve il grande successo, prima di tutto, al fatto che il 60 per cento dei cittadini del Montenegro riceve lo stipendio dalla cassa statale, al controllo assoluto di tutte le istituzioni, alla debolezza dell'opposizione e al carisma del suo leader Milo Ðukanović.

Gli analisti a Podgorica ritengono comunque che dopo 18 anni di governo, il cinque volte premier potrebbe cedere il suo posto all'attuale vice premier e ministro delle Finanze Igor Lukšić. Quest'economista trentenne non ha macchie nella sua biografia ed è forse la figura del DPS più adeguata per il difficile periodo di crisi economica e finanziaria che investirà il Montenegro per almeno i prossimi tre anni.

Ma, nessuno in Montenegro, né all'estero, ha dubbi: finché al potere c'è il DPS, Milo Ðukanović sarà l'uomo più potente del paese.

Che funzione coprirà non ha molta importanza. Perché, anche quando era presidente del Montenegro, che secondo la Costituzione dovrebbe godere dello stesso potere di cui è investita la regina d'Inghilterra, il vero potere era comunque concentrato nel suo gabinetto. Così è stato anche dopo le elezioni parlamentari nel settembre 2006, quando sotto la pressione della comunità internazionale, ha dovuto lasciare la funzione di premier, mantenendo l'incarico di leader del partito.

Tuttavia, su richiesta della stessa comunità internazionale, nel febbraio 2008 Ðukanović è tornato a capo del governo montenegrino. Quello che Washington e Bruxelles si aspettavano da lui lo ha fatto: il Montenegro ha riconosciuto l'indipendenza del Kosovo e si trova a un passo dal diventare membro della Nato. In cambio, nelle capitali europee Ðukanović è di nuovo ospite benvoluto e il Montenegro è l'"esempio positivo dei Balcani occidentali".

Complimenti per l'organizzazione delle elezioni e congratulazioni alla coalizione di governo sono giunte dagli osservatori internazionali e locali, e anche da Bruxelles. "Il Montenegro può diventare il punto di riferimento nella regione e avanzare verso l'Ue a condizione di mantenere l'approccio attuale sulle riforme e continuare ad applicare in modo positivo gli impegni dall'Accordo di associazione e stabilizzazione", ha dichiarato ai funzionari montenegrini il Commissario europeo per l'allargamento Olli Rehn e ha invitato il futuro governo a collaborare con l'opposizione.

Forse questa collaborazione sarà veramente necessaria viste le conseguenze della crisi economica e gli obblighi che il Montenegro dovrà adempiere nel processo d'integrazione euro-atlantica. Ðukanović questa volta non ha tutti i fili nelle sue mani: oltre ai grandi problemi dell'industria dell'alluminio che fornisce occupazione a circa 35 mila persone (indotto compreso) negli ultimi tempi sono rilevanti le difficoltà anche solo nel pagare gli stipendi nell'amministrazione statale. E poi vi è la vera resa dei conti, ancora da affrontare: quella con la criminalità organizzata e la corruzione.

Gli analisti affermano che il governo si troverà davanti una delle più grandi sfide degli ultimi anni e per questo non escludono la possibilità che proprio questa sfida possa dare il via alla formazione di un governo di unità nazionale o "governo di salvezza nazionale", per "condividere le responsabilità in questi tempi difficili".

Ma, almeno per adesso, i capi dell'opposizione, sembrano recalcitranti a prendere in mano questa "patata bollente". "Rischiamo la bancarotta dello stato. Non so se si tratti di giustizia cosmica o divina, ma il prezzo delle scelte sbagliate dei cittadini di votare gli oligarchi politici e finanziari, saranno pagate di nuovo da questi stessi cittadini", ha dichiarato il leader del "Movimento per cambiamenti" Nebojša Medojević.

Contemporaneamente l'alto funzionario del Partito popolare socialista Aleksandar Damjanović ha precisato che, a causa di tutti i problemi che il Montenegro dovrà attraversare, non si aspetta che il nuovo governo riesca a rimanere in carica per tutta la legislatura di quattro anni.

Certo è che l'opposizione montenegrina avrà davanti a sé il doloroso processo di consolidazione, mentre la KECG di Ðukanović dovrà fare i conti con il difficile e incerto periodo della crisi. Ad ogni modo, la netta vittoria alle elezioni parlamentari anticipate implica l'assoluta responsabilità di questa coalizione per quel che sarà la situazione futura del Montenegro.


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