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Referendum Montenegro: il video scandalo

Immagini della videoregistrazione

Un filmato registrato all'inizio di marzo mostra una scena in cui presunti sostenitori del partito di governo persuadono un uomo a votare a favore dell'indipendenza all'imminente referendum. Divampano le polemiche tra governo e opposizione sull'autenticità del filmato

L'ufficio dell'Unione statale di Serbia e Montenegro ha presentato, il 23 marzo scorso, un filmato nel quale presunti attivisti del Partito democratico dei socialisti (DPS), attualmente al governo, stanno convincendo una persona a votare a favore dell'indipendenza o a non andare al referendum, offrendogli in cambio il pagamento delle bollette della luce, per una somma di 1580 euro.

Il filmato è stato registrato il 5 marzo scorso, nel villaggio Golubovci, a Zeta, a casa di Radomir Mašan Bušković. I presunti sostenitori del DPS, Ivan Ivanović e Ranko Vučinić, avrebbero cercato di convincere Bušković a votare a favore del referendum. Nel filmato, compare anche l'ex membro dei Servizi di sicurezza statali, Vasilije Mijović, cugino di Bušković.

Una persona sconosciuta ha registrato il filmato e lo ha consegnato alla coalizione di partiti che si adoperano per il mantenimento dell'unione con la Serbia. La videoregistrazione della durata di 9 minuti, subito battezzata "Zeta film", è stata trasmessa in versione integrale dalla Radio Televisione serba e dalla Radio Televisione montenegrina.

Ivanović e Vučinić, presentati nel filmato come attivisti del DPS, hanno dichiarato di essere stati vittime della manipolazione di Mijović. Secondo le loro dichiarazioni rilasciate alla polizia ed alla stampa, Mijović li aveva persuasi che suo cugino, Bušković, che vive in condizioni di povertà, non vuole ricevere aiuto in denaro perché è troppo orgoglioso. Così si sono accordati di offrirgli aiuto a nome del governo o del DPS o di qualsiasi altra istituzione, ma il denaro comunque lo avrebbe fornito Mijović.

Mijović ha affermato, che il filmato è autentico, ma non sa dire chi lo può avere registrato.

Il DPS ha valutato il filmato come una classica manipolazione politica e una montatura. Il premier montenegrino Milo Đukanović, oltre a dichiarare che la campagna referendaria sarà basata sul rispetto della legge, ha sottolineato che l'opposizione, consapevole della sua inferiorità, sta tentando di opporsi all'idea dell'indipendenza. Il premier ha aggiunto che il blocco indipendentista montenegrino lotterà per l'indipendenza in modo trasparente e positivo (B92, 26 marzo).

Dal canto loro, i rappresentanti dell'opposizione, contrari alla secessione, hanno ripetuto che il filmato, sulla cosiddetta compera dei voti, è autentico. Il vicepresidente del Partito Popolare Socialista (SNP), Goran Danilović, durante la conferenza stampa, ha valutato che i media ed i politici non hanno reagito al filmato in modo appropriato. Secondo Danilović, la questione cruciale non si deve basare su chi ha registrato il filmato, ma sul fatto che sia necessario trovare i mandanti della compera dei voti. (B92, 26 marzo).

L'inviato speciale dell'Unione europea, Miroslav Lajčak, ha commentato la presentazione del filmato così: "E' evidente che nel bel mezzo della campagna verranno usati vari metodi, ma è estremamente importante non peggiorare l'atmosfera in Montenegro" (B29, 24 marzo).

La polizia montenegrina ha interrogato tutti e quattro i protagonisti del filmato, ma non ha trattenuto nessuno, anche se Mijović, Ivanović e Vučinić, sono stati sospettati di aver commesso il reato di impedimento della libera scelta di voto e di incitamento al panico e al disordine.

Il 27 marzo scorso Mijović è stato nuovamente chiamato dalla polizia montenegrina, ma questa volta, a causa del mandato di cattura del Ministero degli Affari Interi della Serbia del 16 marzo scorso. Secondo quanto riportato dal belgradese "Danas", l'avvocato di Mijović, Zoran Piperović, ha detto che fino a oggi non sapeva che Mijović fosse accusato, e pure condannato a 3 anni di carcere, per aver causato nel 1995 un incidente stradale in cui 2 persone hanno perso la vita, vicino a Vrbas, in Serbia.

Secondo quanto riporta l'emittente B92 del 24 marzo scorso, Mijović è stato espulso dai Servizi di sicurezza statali, ed anche accusato da parte del Ministero degli Affari Interni del Montenegro di aver falsificato il diploma di laurea in giurisprudenza della Facoltà di Sarajevo, una decina di giorni prima che scoppiasse lo scandalo sulla videoregistrazione. Mijović si è difeso con la spiegazione che il Ministero dell'Interno lo sta mettendo sotto pressione perché lui è contrario all'idea dell'indipendenza montenegrina.

Inoltre, all'inizio degli anni '90, Mijović era uno dei fondatori e dei comandanti dei Berretti rossi, unità militare della Divisione per la sicurezza statale, operativa sul territorio di Baranja (Croazia). Il suo nome si trova negli atti del Tribunale internazionale dell'Aja per i crimini di guerra, nel contesto della creazione di campi per addestramento dell'esercito, falsificazione di documenti di automobili rubate all'estero, ricatto dei serbi ricchi della Baranja per impedirne la fuga durante la guerra.

Ma torniamo alle questioni legate al referendum. Secondo gli ultimi sondaggi condotti in Montenegro, il 45,6% dei montenegrini si dichiara a favore del referendum, mentre gli unionisti convinti sono il 41,6% e gli indecisi il 12,9%. Il sondaggio è stato condotto all'inizio di marzo dal Centro per le indagini di mercato Marten Board International, su un campione di 854 esaminati (Danas, 28 marzo).

Sembra che i voti degli indecisi saranno decisivi nel referendum sull'indipendenza montenegrina, previsto per il 21 maggio prossimo, quando gli elettori decideranno se separarsi dalla Serbia o rimanere nell'Unione statale.

Il rappresentante dell'UE, Miroslav Lajčak ha espresso preoccupazione per la mancanza di dialogo: "Ambedue le parti hanno pari opportunità di vincere il referendum. L'Unione europea non potrebbe accettare che un giorno prima del referendum non sia chiaro che cosa succederà il giorno dopo. Nonostante il risultato. Bisogna fare di tutto affinché sia preservata la stabilità e siano risolte razionalmente le relazioni fra la Serbia e il Montenegro". (Vijesti, 21 marzo).

La domanda a questo punto è: a chi crederanno i cittadini se a distanza di 2 mesi dal referendum succedono scandali del genere?

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