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L'estrema destra in Montenegro non è così diffusa come nella vicina Serbia, tuttavia i recenti incidenti provocati dai tifosi della squadra "Buducnost" di Podgorica, i cosiddetti "Varvari", esulano dall'ambito prettamente sportivo, indirizzando la violenza contro i "diversi", per sesso, religione o nazionalità

31/01/2005 -  Jadranka Gilić Podgorica

Nella Serbia dopo il 5 ottobre 2000, data della caduta del regime di Milosevic, diventa sempre più forte l'estrema destra. Sono le forze che non rispettano la democrazia e combattono gli oppositori in maniera violenta. Gli oppositori non sono soltanto quelli dell'ambito politico, i cosiddetti "mondialisti", "comunisti" e "anarchici", ma anche la gente comune, diversa soltanto per la propria nazionalità, religione o sessualità.

Se così va nella vicina Serbia, cosa succede nella repubblica minore dell'Unità statale? Ossia, il Montenegro, è guarito dal nazionalismo? È riuscito ad andare oltre e combattere gli ultranazionalisti? Purtroppo, recenti incidenti ci dicono che la forza del nazionalismo in Montenegro è ancora molto forte.

Durante il mese di novembre del 2004 i "Varvari", tifosi della squadra "Buducnost" di Podgorica, capitale del Montenegro, hanno causato 2 diversi incidenti: il primo è accaduto davanti all'edificio della TV nazionale mentre il leader del movimento gay, Atila Kovac, tentava di entrare nello studio per partecipare al primo dibattito sui gay del Montenegro; mentre l'altro incidente è avvenuto durante le partita giocata contro la squadra "Crvena zvezda" di Belgrado, dove la polizia ha dovuto intervenire più volte e dove decine di tifosi sono stati ricoverati all'ospedale.

In questi due casi i Varvari hanno mostrato una violenza inattesa nei confronti di persone diverse soltanto per la loro sessualità e nazionalità. Molti si sono chiesti cosa ha provocato i Varvari perché reagissero in quel modo? Fino ad ora si comportavano come qualsiasi altro gruppo di tifosi, ma ora hanno provocato degli incidenti che esulano dall'ambito sportivo. Come mai c'è stato persino il tentativo di picchiare uno dei leader del movimento gay?

Alla base di questi due incidenti si trova, infatti, la paura della diversità. Si tratta di un'incapacità della società di accettare le differenze, e non soltanto quelle nazionali. Sembra che il Montenegro sia incapace di confrontarsi con i movimenti della modernizzazione. L'incapacità del Paese di accettare la diversità è stata confermata, purtroppo, anche durante una controversa trasmissione a cui ha partecipato l'attivista per i diritti degli omosessuali Atila Kovac. Gli studenti di Giurisprudenza presenti alla trasmissione hanno messo in scena un vero e proprio linciaggio verbale contro Kovac. Invece di rappresentare la leva della prosperità e dell'avanguardia, grazie alla capacità di portare qualcosa di nuovo e di diverso nella società, gli studenti si sono dichiarati, con la loro posizione intollerante, come una forza piuttosto retrograda della società. Ma, purtroppo, gli studenti sono soltanto il riflesso dei loro professori o dell'élite intellettuale, che quella sera è rimasta alquanto silenziosa.

Per quanto riguarda l'altro incidente, sembra che lo sport sia, purtroppo, la metafora migliore della società nei Balcani. La squadra "Crvena zvezda" rappresenta uno dei simboli della Serbia e l'incidente allo stadio va considerato in quel contesto. Qualche mese prima un incidente simile è successo anche durante la partita di pallanuoto con la rappresentativa della Croazia. Hanno dovuto interrompere la partita a causa delle parole offensive scagliate contro i Croati. Il problema è che l'intolleranza, mostrata durante queste due partite, non è stata mai disapprovata da parte del governo. Tutto questo sembra un déjà vu, dato che anche prima della guerra in ex Jugoslavia accadevano incidenti simili in ambito sportivo.

I tifosi, che hanno causato gli incidenti, e l'intera gioventù del Montenegro, sono cresciuti nell'atmosfera del caos, dell'intolleranza e della guerra. Per molti di loro non c'è alternativa alla violenza. Tuttavia, il loro comportamento è soltanto il riflesso dello stato d'animo della società montenegrina, dove l'intolleranza è quasi un'abitudine. Dal punto di vista del nazionalismo il Montenegro non si muove affatto.

Per poter capire i sunnominati incidenti bisogna vedere com'è la situazione nell'odierna società montenegrina. Come in altri Paesi balcanici, anche in Montenegro c'è poca voglia di confrontarsi col passato. Dopo gli ultimi 15 anni di caos il Paese procede senza istituzioni, con una forte criminalità e corruzione negli apparati dello stato, con un'economia prevalentemente "nera", sul filo del contrabbando, e con una forte dipendenza dagli aiuti economici stranieri. Una triste realtà è pure l'altissima disoccupazione, dove più del 30% della popolazione sopravvive ai confini della povertà estrema. Di conseguenza c'è una grande insoddisfazione sociale in cui c'è parecchio spazio per il nazionalismo. Infatti, l'ulteriore sviluppo del nazionalismo è una conseguenza della mancanza di volontà di un confronto col proprio passato. In uno stato di frustrazione nazionale è necessario trovare una vittima. Fino ad ora gli accusati sono sempre stati o i "mondialisti" o i "traditori". Adesso bisogna trovare qualcosa altro per distrarre l'attenzione dai veri problemi.

L'emergenza della destra radicale in Serbia influenza il Montenegro? Vale a dire: anche il Montenegro sta andando verso l'ultranazionalismo? L'unico modo di cambiare la situazione è combattere i miti nazionali che tornano continuamente a galla e scegliere la strada delle riforme. Se in Montenegro fallirà il progetto delle riforme, si aprirà un ampio spazio per la crescita dell'estrema destra.


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