Olli Rehn e Milo Djukanovic

Il Montenegro ha presentato la sua richiesta di candidatura all'Ue, nonostante da Bruxelles arrivino inviti alla prudenza. Podgorica, però, stretta nella morsa della crisi economica e alla vigilia delle elezioni politiche, rilancia sperando nell'appoggio francese

10/03/2009 -  Mustafa Canka Ulcinj

I leader europei e montenegrini su una sola cosa si trovano d'accordo: il Montenegro deve continuare a portare avanti in modo ancora più deciso il processo di riforme di una società trascurata e di un'economia allo sfascio. La richiesta del Montenegro per ottenere lo status di paese candidato alla membership dell'Ue dovrà aspettare ancora per un po'.

I funzionari di Podgorica speravano che la loro richiesta sarebbe stata vagliata già nella prima metà del mandato della presidenza della Repubblica ceca, ma sono poche le possibilità che questo accada veramente.

Per il governo del premier Milo Ðukanović il via libera di Bruxelles è estremamente importante, perché in Montenegro il 29 marzo si terranno elezioni parlamentari anticipate. E come è stato detto in modo ufficiale quando è stata fissata la data, le elezioni vengono organizzate proprio per "adempiere ai numerosi e significativi obblighi cui ci si impegna durante il processo di avvicinamento all'Ue".

I veri motivi, però, sono altri: il Montenegro è colpito da una grave crisi economica, quindi la coalizione al governo ha fretta di ottenere un altro mandato di quattro anni. Inoltre l'attuale maggioranza sta cercando di sfruttare l'incapacità dell'opposizione di stare insieme e la questione dell'integrazione europea, come unico punto condiviso dalla società montenegrina. E' noto che i tre quarti della popolazione vogliono che il Montenegro diventi membro dell'Ue a pieno diritto.

Il capo della delegazione della Commissione europea a Podgorica, Leopold Maurer, ha detto che alcuni paesi dei "ventisette", (riferendosi alla Germania, Olanda, Belgio e Spagna), ora desiderano vedere sostanziali risultati del governo montenegrino.

Berlino ha fatto sapere inequivocabilmente a Podgorica che è ancora troppo presto per prendere in esame la richiesta di candidatura montenegrina (consegnata già il 15 dicembre dell'anno scorso), perché prima sono attesi dei risultati concreti nella lotta contro la criminalità organizzata e contro la corruzione. Inoltre Berlino ha comunicato che l'Ue è concentrata sulla questione delle riforme interne necessarie per poter accogliere i nuovi membri. "In questo momento, noi non possiamo permetterci, nell'interesse del Montenegro e della regione, di disperdere le forze in modo non produttivo", ha detto l'ambasciatore tedesco a Podgorica Peter Plate.

Nel frattempo in Montenegro si sta cercando di convincere l'opinione pubblica che lo status di candidato è solo una questione di giorni. In realtà, dopo 20 anni di potere assoluto i socialisti di Ðukanović non hanno nient'altro da offrire ai cittadini di questo paese. E la questione europea è l'unico tema che in Montenegro non è ancora stato consumato.

Il presidente del Parlamento montenegrino, Ranko Krivokapić, ha dichiarato che non c'è un rallentamento del paese sulla strada dell'integrazione europea, sottolineando che il Montenegro sta già preparando le risposte a un migliaio di domande che, dopo l'accoglimento della richiesta di candidatura, arriveranno da Bruxelles. "Sono ottimista e mi aspetto che l'iniziativa diplomatica della Francia dia dei risultati già durante questo mese", ha poi aggiunto lo stesso Krivokapić.

Nei prossimi giorni i funzionari montenegrini passeranno al "pressing diplomatico" per riuscire a convincere Berlino, l'Aia, Bruxelles e Madrid di ritirare le obiezioni esternate, e di permettere che la richiesta montenegrina venga messa all'ordine del giorno durante la prossima seduta del Consiglio dei ministri dell'Ue, che si terrà all'inizio della prossima settimana (16 e 17 marzo).

E' stato anche annunciato che, prima di questo summit, il premier ceco Mirek Topolanek verrà in visita ufficiale in Montenegro. A Podgorica si spera che Mirek Topolanek comunichi che non ci sono ostacoli formali alla richiesta del Montenegro e che quindi questa potrà essere portata avanti a breve. Una promessa che, ovviamente, tutti sperano arrivi direttamente dal commissario europeo per l'allargamento Olli Rehn, con il quale Ðukanović parlerà questa settimana a Bruxelles.

Se entro questa data non saranno stati fatti passi avanti significativi, i funzionari montenegrini potranno comunque mantenere viva la loro illusoria speranza fino al "silenzio elettorale". Perché nel castello Hluboká nad Vltavou, in Repubblica ceca, il 27 e 28 marzo, si terrà un incontro informale dei ministri degli Affari esteri dei membri dell'Ue che dovrebbe essere dedicato quasi interamente ai Balcani occidentali.

In questo momento le maggiori speranze dei politici montenegrini sono rivolte alla Francia, che ha annunciato che farà lobbying perché la richiesta di candidatura montenegrina venga presa in esame nella prossima seduta del Consiglio dei ministri dell'Ue. Gli analisti di Podgorica ritengono che Parigi abbia deciso di fare questa mossa dopo essersi consultata con Washington, che vorrebbe far uscire il Montenegro dalla sfera d'influenza russa, avvicinandolo all'occidente.

Nell'opposizione montenegrina è diffusa la convinzione che per avvicinarsi in modo concreto all'Ue al Montenegro prima di tutto manchi la volontà politica dei suoi uomini di governo, che dovrebbe fare in modo, come sottolineano le forze di opposizione, che la "forza della legge sia più forte della legge della forza".

"Il Montenegro non è in grado, con questo governo, di implementare i severi criteri che impone l'Ue, perché una lotta aperta contro la criminalità organizzata e contro la corruzione in realtà vorrebbe dire che il potere si mette a lottare contro se stesso, e questo non è mai accaduto", ha dichiarato Nebojša Medojević, leader del "Movimento per i cambiamenti" .

Il presidente del Consiglio nazionale per l'integrazione europea e leader del Partito popolare socialista, Srđan Milić, ha detto che per avere un avanzamento più rapido verso Bruxelles sarebbe necessario cambiare il sistema dei valori in Montenegro. "Di cosa abbiamo bisogno? Ci serve una totale dedizione a questo compito, ci servono rapporti sinceri e onesti, bisogna che scompaia la discriminazione, e che in Montenegro non ci sia nulla al di sopra della legge. Questa è la combinazione vincente per il nostro paese."

Di certo, al di là delle dispute politiche, quello che bisogna sottolineare è che l'integrazione europea, insieme alla crisi economica, sono oggi i temi chiave della scena politica montenegrina.

Questo paese ha un bisogno urgente di voltare pagina. E non per assecondare un messaggio che giunge da Bruxelles e da Berlino, ma perché il Montenegro è terribilmente stanco e consumato dai vecchi schemi (la politica conflittuale, l'irresponsabilità, lo spreco di tempo).

Intanto la speranza per i cittadini del Montenegro nel lungo viaggio verso l'Europa potrebbe iniziare veramente alla fine di quest'anno, quando (forse) ci sarà la liberalizzazione del regime dei visti.


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