Igor Lukšić

Igor Lukšić

Per il Montenegro e il nuovo governo di Igor Lukšić il 2011 si preannuncia carico di sfide, impegni e incertezze. Tra le priorità, per poter proseguire sulla strada verso Bruxelles, la lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata

13/01/2011 -  Mustafa Canka Ulcinj

Come affermano gli analisti, nei prossimi sette mesi il neo premier montenegrino dovrà lavorare a quanto non è stato fatto dai governi precedenti negli ultimi 20 anni. Solo così il Montenegro potrà ottenere una data certa per l’avvio dei negoziati di adesione con l’Unione europea. Entro la fine di luglio, infatti, sarà completato il rapporto della Commissione europea sullo stato di avanzamento del Montenegro, dopodiché il Consiglio dei ministri dell’Unione deciderà se il Paese potrà entrare nella nuova fase delle integrazioni europee.

Raško Konjević, alto funzionario del partito di maggioranza, Partito socialdemocratico, ritiene che sia necessaria la mobilitazione dell’intera società per poter raggiungere quest'importante obiettivo.  “Il termine è stato ormai definito. Non abbiamo un termine aggiuntivo. O, se tale termine dovesse esserci, si tratterebbe di capire quando, in che modo e a che condizioni”.

Lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata

Anche il presidente del Consiglio nazionale per l’integrazione europea, Nebojša Medojević, afferma che il tempo per agire è piuttosto scarso. “A Bruxelles ci è stato detto in modo inequivocabile che già per la prossima primavera dovremo ottenere risultati evidenti, il che significa portare davanti alla giustizia i criminali e coloro i quali, tra i politici, anche di alto rango, si sono macchiati di corruzione. Ecco cosa ci aspetta. Resta da vedere se ci sarà davvero la volontà politica per farlo, se il nuovo premier Lukšić sarà colui che riuscirà finalmente a portare a termine una tale azione e se avrà a disposizione un numero sufficiente di quadri ubbidienti sia nella polizia che nella magistratura per poter arrivare fino in fondo. In questo momento esiste già una forte e chiara pressione da parte dell’Unione europea e aumenterà col passare del tempo. Le possibilità ci sono tutte, ma anche molte resistenze”, commenta Medojević e aggiunge che la risposta alla domanda se il Montenegro è pronto per adempiere alle sette richieste dell’Ue in realtà corrisponde alla risposta se Igor Lukšić, in quanto nuovo premier, è pronto a diventare la Jadranka Kosor del Montenegro.

Il premier Lukšić, a lungo ministro delle Finanze del governo montenegrino, ammette che ci sono grandi sfide e problemi che il Paese dovrà affrontare, in particolare nel settore economico, ma è convinto che il Montenegro non sia minacciato da una “sanaderizzazione”. “Le sette condizioni che ci sono state poste dalla Commissione europea sono un compito importante per questo governo. Ma non si tratta dell’unico. Non avremo avuto successo nel caso in cui a Bruxelles ci diranno che siamo stati bravi ma poi i nostri cittadini non saranno soddisfatti del modo in cui questo governo lavora”, afferma Lukšić.

Se il Montenegro quest’anno non sarà in grado di ottenere una data di avvio dei negoziati d'integrazione, il governo Lukšić avrà fallito. Lo chiarisce Srđan Milić, leader del Partito socialista popolare (SNP), maggior partito di opposizione: “Si tratta di un test sulla serietà del governo di Igor Lukšić”.

L'arresto del sindaco di Budva e lo scontro Marović-Ðukanović

Il nuovo governo dovrà dimostrare buona volontà, soprattutto, nell’ambito della lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata. Che sembra sia già iniziata qualche giorno prima che il nuovo presidente del consiglio assumesse l’incarico. Alla fine di dicembre, durante una spettacolare azione della polizia, sono state arrestate a Budva una decina di persone, tra cui il sindaco della “capitale del turismo montenegrino” Rajko Kuljača e il suo vice Dragan Marović, fratello minore di Svetozar Marović, fino a poco fa vicepremier di governo e vicepresidente del Partito democratico socialista (principale forza politica al governo). Tutti sono accusati di collusione con la criminalità organizzata e di abuso d’ufficio.

Svetozar Marovic

Svetozar Marovic

E siccome il più anziano dei Marović, già da 20 anni, è il signore incontrastato di Budva, ha subito definito di essere una vittima politica. E i rapporti tra Marović e Ðukanović, le due più forti figure politiche in Montenegro negli ultimi due decenni, sono irrimediabilmente andati in frantumi, nessuno sa con quali conseguenze nei prossimi giorni e mesi.

Con questa mossa Ðukanović, almeno per il momento, sembra aver ribadito il suo primato all’interno del partito, dove Marović, col sostegno del presidente della Repubblica Filip Vujanović, aveva preparato il terreno per raggiungere la leadership al congresso del DPS che si terrà il prossimo maggio. Ora Marović è neutralizzato, e ha motivo di temere di trovarsi anche lui sulla lista degli accusati per il “caso Zavala”  - una costruzione abusiva sul promontorio di Budva in cui sarebbe coinvolto anche il tycoon russo Sergej Polonski. Ad accusarlo anche la Rete per l’affermazione del settore non governativo, Ong molto influente in Montenegro, che è dell’avviso che senza l’avvio di un vero processo giudiziario contro Marović e l’ex ministro dell’Urbanizzazione Branimir Gvozdenović qualsiasi indagine sula caso sarebbe una farsa.

Allo stesso tempo anche Ðukanović ha motivo di temere, perché ora non gode più dell’immunità diplomatica. Dal procuratore di Bari Giuseppe Scelsi dipende ora la ripresa o meno del processo in cui l’ex premier montenegrino era accusato di “associazione mafiosa e contrabbando di sigarette” dal Montenegro all’Italia tra il 1994 e il 2002. Nel 2008 il processo era stato bloccato perché Ðukanović all’epoca aveva assunto il ruolo di premier. Ma il suo legale, Enrico Tuccillo, ha ribadito che l'epilogo del processo era motivato dalla mancanza di prove concrete a sostegno dell'accusa.

Insomma, la fine del 2010 e l’inizio del 2011 hanno portato un forte e necessario dinamismo nella trascurata società montenegrina. Chissà che con il nuovo premier, la sua energia e l’aiuto di Bruxelles, questo “bel paese, con una grande storia” possa uscire dalla “sala d’attesa europea dei dimenticati”.


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