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Cade il muro di Schengen

Il 30 novembre il Consiglio dei ministri degli Interni dell'Ue ha approvato la richiesta di abolizione dei visti per Serbia, Macedonia e Montenegro. I cittadini di questi paesi potranno circolare liberamente dal 19 dicembre nei paesi Ue. Le reazioni di Podgorica

È caduto il "muro di Schengen". "Abbiamo ottenuto il primo vero diritto da cittadini europei: la libertà di movimento", hanno affermato politici, funzionari, e analisti del Montenegro, i quali in modo unanime hanno sottolineato che il 30 novembre scorso è stato un grande giorno per il Paese. Allo stesso tempo si è affermato che il segnale che giunge da Bruxelles agli stati dell'Europa sudorientale è forte e che questi ultimi debbono prepararsi ad un rapido ingresso nell'Unione europea.

Il ministro degli Interni del Montenegro, Ivan Brajović, presente alla riunione presso la sede dell'Ue, non ha nascosto la grande soddisfazione. "È una notizia fantastica per il Montenegro, per tutte le sue istituzioni e per tutti i suoi cittadini. Dopo molto tempo possiamo dire che i ministri dei 27 paesi dell'Ue hanno inviato un messaggio chiaro a scettici, realisti e ottimisti indicando che il Montenegro è parte della storia europea, che sta procedendo bene sulla strada europea e che in Europa ci stanno aspettando", ha dichiarato il ministro.

Il presidente del Parlamento montenegrino Ranko Krivokapić ha affermato che "questa decisione avvicina per cultura e per valori i cittadini del Montenegro all'Europa".

Il segretario generale del Movimento europeo del Montenegro Momčilo Radulović ha invece sottolineato che finalmente è stato eliminato il lungo isolamento in cui era stato confinato il Montenegro: "Questo nuova situazione in merito ai visti forse non significherà molto in termini tecnici, ma ha un valore enorme per quanto riguarda la creazione di quello spirito di libertà, di quel sentimento di appartenenza all'Europa che ci è stato rubato venti anni fa".

Dalla delegazione della Commissione europea in Montenegro hanno reso noto che la decisione di Bruxelles è "l'esito di un lavoro faticoso compiuto dal governo montenegrino", mentre il premier Milo Djukanović ritiene che l'eliminazione dei visti è uno dei maggiori successi della politica del suo governo.

Del tutto comprensibile: a parte la questione "europea" i responsabili del governo hanno ben poco da offrire ai cittadini. Le finanze pubbliche sono prossime al collasso, dal prossimo anno gli stipendi degli impiegati saranno mediamente più bassi del 10 percento, ci sono ancora molti problemi in merito a ciò che resta delle ex grandi aziende statali.

Ecco perché, come aggiunge il ministro Brajović, non c'è molto tempo per festeggiare. Il Montenegro deve fare i conti con nuove sfide e questa è la posizione anche del leader del partito di opposizione "Movimento per i cambiamenti" - nonché capo del Consiglio nazionale per l'integrazione europea - Nebojša Medojević. "Quanto avvenuto dovrebbe essere inteso come un invito alle élite per aumentare gli sforzi nell'adottare le riforme necessarie che accelereranno la nostra strada verso una piena membership nell'Ue", ha precisato Medojević.

Gli analisti di Podgorica ritengono che per il passaggio dalla "lista nera a quella bianca di Schengen" i cittadini montenegrini debbano ringraziare più di tutti i diplomatici europei, i quali hanno ben compreso la necessità dei montenegrini di riottenere il diritto a viaggiare senza visti dopo due decenni di umiliazioni davanti agli sportelli delle ambasciate e dei consolati dei paesi dell'Unione. E per i visti, nella maggior parte dei casi, dovevano recarsi presso le rappresentanze di questi paesi situate a Belgrado.

I dati del ministero degli Interni indicano che un cittadino su nove in Montenegro utilizza regolarmente il passaporto mentre nelle agenzie turistiche indicano che, a causa della crisi economica, rispetto allo scorso anno è sceso di parecchio il numero dei montenegrini che festeggeranno il Capodanno all'estero.

Ciò che è certo è che ora aumenterà l'interesse dei cittadini montenegrini per il processo di integrazione europea e a questo ha contribuito la nuova strategia di allargamento di Bruxelles rispetto ai Balcani occidentali. Sembra che l'Ue sia finalmente pronta a pagare il prezzo, che sarà piuttosto alto, se si tiene in considerazione lo stato economico e sociale dei paesi della regione, per poter allargarsi all'Europa sud-orientale e prevenire così i tentativi della Turchia e della Russia di estendersi nella regione.

D'altra parte nelle sedi dell'Unione il Montenegro - rispetto ad altri paesi in "lista di attesa" dell'area - è veramente ritenuto, come sostiene l'analista dell'Esi (European Stability Initiative) Kristof Bender, "un paese non problematico che lentamente ma in modo sicuro effettua i suoi passi verso l'ingresso nell'Ue". "Tuttavia, nessuno a Bruxelles è ingenuo e crede che in Montenegro vada tutto a gonfie vele. La pressione dell'Ue si traduce in questioni concrete, quali la libertà dei media, la corruzione, la criminalità e le riforme della magistratura e questa pressione aumenterà ancora con l'avvio dei colloqui per l'accesso", conclude Bender.

A Podgorica intanto ci si aspetta che il Montenegro entro la fine del 2010 ottenga lo status di paese candidato all'Ue.

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