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Un piatto da non servire ita

Un piatto da non servire

(rvdh/flickr)

La nuova coalizione di governo moldava, l'"Alleanza per l'integrazione europea", deve rinunciare ad ogni tentativo di vendetta politica nei confronti dei comunisti, e inaugurare una politica culturale di riconciliazione. Un commento dell'ex capo missione OSCE in Moldavia Louis O'Neill

di Louis O'Neill - Radio Free Europe/Radio Liberty 12 agosto 2009 (titolo originale "In Moldova, Revenge Is A Dish Best Not Served")

Alla fine di dicembre del 2006, nella città di Comrat, in un freddo pomeriggio sedevo accanto al fuoco conversando con Mikhail Formuzal, neo-eletto "bashkan" (governatore ) della provincia autonoma di Gaugazia.

La missione OSCE in Moldavia monitorava da vicino la campagna elettorale dei quattro candidati che concorrevano alla guida della regione, seguendo i due turni elettorali e assicurandosi che fossero trasparenti e corretti, almeno nel giorno delle consultazioni.

Il principale avversario di Formuzal, il "bashkan" allora in carica, era chiaramente il candidato preferito dai circoli governativi, e vari potentati politici ed economici si erano impegnati per garantirgli un'altra vittoria. Così, nel periodo precedente le elezioni, Formuzal si era trovato sotto accusa in almeno una mezza dozzina di indagini su presunte irregolarità nei processi di privatizzazione, oltre ad altre accuse che lo stesso Formuzal ha sempre denunciato come costruite a fini politici.

Il nuovo "bashkan" era riuscito però a superare brillantemente questi ostacoli e a vincere, e durante la nostra conversazione, si mostrò pieno di energia e molto fiducioso. Aveva una visione del futuro ed un chiaro progetto per una Gaugazia migliore, e cominciava a mettere insieme il suo gruppo di collaboratori.

Verso la fine della conversazione, lo guardai negli occhi e gli chiesi di non dimenticare ciò che i vari poteri dello stato avevano escogitato contro di lui prima e durante la campagna elettorale. Gli consigliai di fare quanto possibile per evitare che, durante il suo mandato, altri fossero trattati allo stesso modo.

I quattro leader della opposizione risultata vincente alle elezioni anticipate del 29 luglio, Mihai Ghimpu, Serafim Urechean, Vlad Filat, e Marian Lupu, che hanno annunciato la formazione dell'"Alleanza per l'integrazione europea" l'8 agosto scorso, sono anch'essi esuberanti ed ottimisti.

La conferenza stampa e la loro dichiarazione di un programma in 22 punti si ispirano e riflettono sagge posizioni e valori solidi, gli stessi che hanno proposto durante la campagna elettorale e con cui hanno vinto.

Tutti e quattro i leader hanno fatto esperienza, direttamente od indirettamente, con la dura pratica dei "kompromati", i dossier compromettenti raccolti dai poteri dello stato e dai pubblici ministeri per acquisire vantaggi politici o finanziari. Tutti hanno denunciato con forza questo modo di agire con gli elettori, i diplomatici, e con gli osservatori internazionali.

Attenzione al passato

Ora che procede nel vitale e laborioso lavoro di riforme strutturali, l'opposizione unita dovrebbe prestare attenzione a quanto è successo in questi ultimi anni. Ognuno dei nuovi leader dovrebbe fermarsi, tirare un lungo respiro, e garantire che, durante il prossimo governo, gli organi dello stato non saranno usati per altri scopi se non quelli loro assegnati dalla costituzione.

L'opposizione dovrebbe ricordare la regola d'oro di cui avevo discusso qualche anno fa con il "bashkan" Formuzal: "Comportati con gli altri come desideri loro facciano con te." Ma, solo poche ore dopo la conferenza stampa tenuta insieme, il quartetto dei leader vittoriosi, durante un popolare talk show moldavo sembra aver espresso opinioni molto diverse sulla questione.

Per esempio, Marian Lupu, ex membro del Partito Comunista e presidente del parlamento, suggeriva che il prossimo governo "dovrà portare avanti una politica non repressiva, secondo principi di professionalità." Il suo nuovo partner nella coalizione, Vlad Filat, del Partito liberal-democratico (PLDM) ha ripreso in modo più deciso una posizione già espressa in precedenza, e cioè "che persone che hanno violato la legislazione vigente ed i diritti civili, saranno considerate responsabili (e punibili) a norma di legge".

Subito dopo le elezioni del 29 luglio, Filat ha dichiarato che va preso "ogni possibile provvedimento" per prevenire "trasferimenti illeciti di capitali all'estero" e che il ministro dell'Interno, la Procura generale, e i servizi di informazione e sicurezza, devono assicurare l'integrità dei materiali investigativi e degli archivi dei tribunali, presumibilmente perché il nuovo governo possa controllarli. Queste sembrano essere proposte ragionevoli, ma è necessario controllare che l'applicazione della legge non si trasformi in desiderio di vendetta.

Già alcune posizioni estremiste, sia fuori che dentro i partiti di opposizione, stanno proponendo un approccio problematico alla questione. Alcuni hanno suggerito che l'opposizione stessa dovrebbe ora cercare di controllare le risorse amministrative moldave e usarle in modo che i comunisti non possano più vincere nel futuro, soprattutto se le elezioni saranno ripetute l'anno prossimo.

Un analista politico ha chiesto esplicitamente che il presidente Vladimir Voronin venga trattato come un criminale di guerra. Un quotidiano di Chişinău ha riportato una lista di ben 17 crimini, per i quali Voronin potrebbe essere perseguito.

Un sistema giudiziario in fasce

Innanzitutto, questo tipo di posizioni porterebbe a nuovi rancori e divisioni in una società che, dopo tutto, ha assegnato quasi metà dei seggi in parlamento al Partito dei comunisti, attraverso elezioni dai risultati ampiamente ritenuti come validi. Inoltre, la vittoria delle opposizioni, di per sé, non ha cambiato dalla sera alla mattina la capacità di fare giustizia da parte delle problematiche istituzioni moldave. Il sistema giudiziario nel paese rimane a livello nascente, i procuratori sono influenzabili e il rispetto della legge ha segnato alti e bassi nella storia recente della Moldavia.

Nel clima odierno, come è possibile pensare ad un processo giusto e corretto per chi, secondo le parole di Filat, "ha violato la legislazione vigente"? E se tale processo fosse portato avanti, potrebbe essere sviluppato in modo che non venga percepito come un atto di vendetta politica?

Inoltre, vista la "vaghezza" della costituzione moldava, non è chiaro quali poteri avrà l'opposizione. La "catena dell'intimidazione", che va dal Procuratore generale al capo dei servizi di sicurezza, viene confermata dal parlamento, ma nominata dal presidente. Voronin di sicuro non rimuoverà i suoi alleati da queste posizioni, e l'opposizione è molto lontana dall'occupare il seggio presidenziale.

I membri del Consiglio di coordinamento degli audiovisivi, che controlla i programmi di informazione del canale pubblico "Moldavia 1", sono eletti con tre quinti dei voti in parlamento, quota che nessuno schieramento può raggiungere senza raggiungere un compromesso. Lo stesso vale per il Consiglio di supervisione di "Teleradio Moldavia". Tutto questo significa che opposizione e Partito comunista sono "condannati" a collaborare.

La coalizione "Alleanza per l'integrazione europea" deve quindi fare un passo indietro per evitare anche il solo sospetto di usare i poteri dello stato per desiderio di vendetta. Quando la polvere si sarà posata, l'opposizione sarà giudicata per come sarà stata capace di rompere con le pratiche del passato. La sua eredità non dovrà essere quella della creazione di nuove e profonde ferite personali, ma piuttosto quella di una nuova politica culturale di riconciliazione, collaborazione e riforme.

Louis O'Neill, ambasciatore OSCE e capo missione in Moldova dal 2006 al 2008. Le opinioni espresse nel commento sono dell'autore e non riflettono necessariamente quelle del RFE/RL.

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