Uno stato, due chiese. Entrambe ortodosse. Da una parte la Chiesa metropolita di Moldavia, vicina a Mosca, dall'altra quella di Bessarabia, vicina a Bucarest. Sullo sfondo la libertà d'espressione religiosa nell'ex repubblica sovietica

05/12/2007 -  Iulia Postica

Dopo otto anni di silenzo è ripartito il dialogo tra la chiesa ortodossa rumena e quella russa. Le due delegazioni si sono incontrate lo scorso 22 novembre presso il monastero di Troyan, in Bulgaria, per discutere dell'eventuale ricostituzione della Chiesa metropolita autonoma di Bessarabia. Quest'ultima esisteva sino al 1944 e fu forzata alla chiusura in seguito all'occupazione sovietica della Moldavia e fu sostituita dalla Chiesa metropolita di Moldavia.

Alla delegazione del Patriarcato rumeno ha preso parte, tra gli altri, Vlad Cubreacov, parlamentare presso l'Assemblea moldava per il Partito Cristianodemocratico e consulente della Chiesa metropolita autonoma di Bessarabia. Alcuni rappresentanti della Chiesa metropolita moldava facevano invece parte del patriarcato russo.

Nonostante le due delegazioni abbiano posizioni divergenti sulla questione si sono dette convinte della necessità del dialogo per superare il muro contro muro tra le due chiese ortodosse che operano in Moldavia e tra i patriarcati russo e rumeno. Le parti hanno dichiarato di voler tenere aperti i canali del dialogo in modo da superare la situazione complessa della chiesa in Moldavia e promouovere l'ortodossia cristiana.

La disputa in seno all'ortodossia in Moldavia si è avviata nel 1992 ed ha rappresentato fin da allora un elemento di forte contrasto tra i patriarcati russo e rumeno.

Nel 1944, quando la Moldavia divenne una Repubblica sovietica, la Chiesa ortodossa rumena perse l'autorità canonica sulla regione e tutti i suoi beni vennero confiscati. Secondo stime congiunte del patriarcato rumeno e russo tutte le proprietà del patriarcato moldavo (allora chiamata Bessarabia) raggiungevano il valore di un miliardo di dollari. Non a caso era conosciuto come "il patriarcato d'oro" della Chiesa rumena.

Delle 1090 chiese esistenti a quei tempi in Moldavia solo 156 non furono chiuse o, peggio ancora, distrutte. Rappresentarono il nucleo di una nuova chiesa ortodossa, la Chiesa metropolita di Moldavia, subordinata al Patriarcato russo.

Le cose cambiarono poi radicalmente dopo il crollo dell'Unione Sovietica e nel 1992, la Chiesa metropolita di Bessarabia, affilitata al Patriarcato rumeno, venne ricostituita benché tutte le proprietà fossero ormai passate alla Chiesa metropolita di Moldavia.

Ora la Moldavia si trova con due chiese ortodosse, una che guarda a Mosca e l'altra a Bucarest. Quest'ultima però non ha avuto negli ultimi anni vita facile visto che il governo moldavo si è in più occasioni rifiutato di registarla.

La Chiesa metropolita di Bessarabia ha quindo cercato di vedere riconosciuti i propri diritti in tribunale, perdendo tutte le istanze presso la magistratura moldava ma ottenendo una sentenza favorevole da parte della Corte europea per i diritti umani (ECHR). Ciononostante il governo moldavo non si affrettò a recepire la sentenza dell'ECHR e si mosse solo dopo forti pressioni dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, nel 2002. La Chiesa di Bessarabia venne allora riconosciuta e questo le diede la possibilità di identificarsi come legittimo successore di quella smantellata nel 1944. E di qui anche il diritto a richiedere la restituzione di tutti i beni confiscati: chiese, laghi, terreni.

La più recente fonte di conflitto - anche nell'incontro tenutosi in Bulgaria - è stata rappresentata dalla decisione della Chiesa ortodossa rumena, nell'ottobre del 2007, di aprire i tre vescovadi della Bessarabia del sud, a Bălţi, di Dubăsari e infine della Transnistria. E' stato soprattutto il clero della Transnistria a percepire questa decisione quale una vera e proria crociata contro la Chiesa Ortodossa russa e per questo da bloccare con ogni mezzo. "La situazione in merito a questa Chiesa è già molto tesa. La Transnistria è nota per essere una società multiconfessionale, e non vogliamo conflitti religiosi", ha affermato un suo rappresentante.

La Metropoli di Bessarabia non è l'unica organizzazione di culto ad aver incontrato ostacoli da parte del governo moldavo. Anche ad altre confessioni religiose è stato impedito di operare legalmente, tra questi alcuni gruppi musulmani.

La legge sulle confesisoni religiose della Repubblica di Moldavia ha sollevato preoccupazioni anche da parte del Dipartimento di Stato USA. "In alcuni paesi asiatici e centro-europei la libertà di espressione religiosa è in pericolo", ha in passato dichiarato l'ambasciatore Usa presso l'OSCE Richard Willemson. Aggiungendo in quell'occasione che la Moldavia doveva modificare la propria legge sulle fedi religiose in direzione degli impegni presi con l'OSCE.

La legge è poi stata modificata ma nonostante questo i problemi non sono spariti. In un rapporto del Dipartimento di Stato si sottolinea come la nuova legge sia alquanto restrittiva e la Moldavia rimanga un paese ad "alta intolleranza religiosa". Nello stesso rapporto si afferma che il governo moldavo favorisca la Chiesa metropolita di Moldavia, subordinata a quella russa, a detrimento delle altre confessioni.

Nell'agosto del 2007 sul territorio moldavo sono state riconosciute 27 confessioni religiose. La più strutturata è la Chiesa metropolita di Moldavia, seguita da quella di Bessarabia, dalle chiese evangeliche, dai testimoni di Geova, dagli avventisti e dalla chiesa cattolica.


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