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Il leader dei comunisti moldavi Voronin chiude le porte al dialogo con l'Alleanza per l'Integrazione Europea, uscita vincitrice alle ultime elezioni, e cerca i numeri per varare una "coalizione patriottica di centrosinistra". In Moldavia resta alto il rischio dello stallo istituzionale

26/08/2009 -  Iulian Lungu Chişinău

Dopo settimane di relativo silenzio dalle elezioni parlamentari del 29 luglio scorso, le ultime dichiarazioni dei leader del Partito dei Comunisti indicano che il confronto politico nella Repubblica di Moldavia è tutt'altro che finito.

Il 21 agosto, durante la cerimonia ufficiale di assegnazione dei mandati parlamentari, i leader della neonata coalizione di governo "Alleanza per l'Integrazione Europea" hanno fatto il primo tentativo di intavolare un dialogo con il Partito dei Comunisti. Vlad Filat, il leader del Partito Liberaldemocratico, ha invitato Vladimir Voronin, guida del Partito dei Comunisti e presidente ancora in carica, a un incontro ufficiale per dialogare con l'Alleanza per l'Integrazione Europea, da tenersi il 25 agosto.

Con una mossa a sorpresa, Voronin ha rifiutato l'invito e successivamente, lo stesso giorno, è volato a Sochi per un meeting con Dimitri Medvedev, presidente della Federazione russa. Immediatamente si sono scatenate le illazioni, visto che il viaggio in Russia non era programmato e il rifiuto a dialogare con l'Alleanza potrebbe significare il perpetrarsi della crisi politica nella quale si trova il paese.

La situazione, tuttavia, si è chiarita in fretta. Il giorno dopo, 22 agosto, il Comitato centrale del Partito dei Comunisti ha emesso una dichiarazione nella quale affermava il rifiuto a riconoscere e a dialogare con l'Alleanza per l'Integrazione Europea. Non è chiaro quali siano stati i temi discussi a Sochi, ma molti analisti, a partire dal tradizionale supporto garantito dai leader russi ai comunisti moldavi, mettono in relazione l'incontro con la posizione assunta dal Partito Comunista subito dopo il meeting fra Voronin e Medvedev.

I comunisti hanno poi annunciato la loro intenzione di creare una "coalizione patriottica di centrosinistra", negoziando separatamente con partiti che fanno parte dell'Alleanza per l'Integrazione Europea, in particolare con il Partito Democratico e l'Alleanza "Moldavia nostra".

La reazione dell'Alleanza

I leader dell'Alleanza per l'Integrazione Europea hanno reagito all'unisono, annunciando che non ci saranno discussioni separate con i comunisti, che l'Alleanza è una realtà e che quindi i comunisti dovranno fare i conti con la nuova formazione politica.

"Voglio discutere del comunismo al passato, non al futuro. Vedo che il Partito dei Comunisti in generale e Vladimir Voronin in particolare sono lontani dalla realtà. Siamo saldi sulle nostre posizioni perché abbiamo il supporto del popolo e non staremo al gioco dei comunisti, perché abbiamo un ordine del giorno fitto di problemi che vanno risolti. La responsabilità di quanto potrebbe succedere sarà da addossare completamente a loro", ha dichiarato Vlad Filat.

Il leader del Partito Democratico, Marian Lupu, ha inoltre confermato che se la nuova posizione dei comunisti dovesse bloccare qualsiasi forma di dialogo, l'Alleanza per l'Integrazione Europea continuerà la propria battaglia per il cambiamento della politica moldava. Marian Lupu ha anche sottolineato che la posizione del Partito dei Comunisti potrebbe essere una prima indicazione che Voronin e compagni non sono pronti a rinunciare al potere, e che si potrebbe arrivare a nuove elezioni parlamentari.

Contemporaneamente Mihai Ghimpu, leader del Partito Liberale, si è dichiarato convinto che nessuno lascerà l'Alleanza per negoziati separati con il Partito dei Comunisti. Inoltre i rappresentanti dell'Alleanza per l'Integrazione Europea sono fermi nel dichiarare che un governo democratico non avrà nessun senso se il Partito dei Comunisti sarà in qualche modo coinvolto nel processo.

Lotta in parlamento

Di conseguenza, a pochi giorni dalla prima seduta del Parlamento appena eletto, prevista per il 28 agosto, le posizioni antagoniste rappresentate dai comunisti e dall'Alleanza per l'Integrazione Europea accenderanno con tutta probabilità lo scontro politico.

È improbabile che venga raggiunto un compromesso prima della seduta del Parlamento, pertanto la prima vera battaglia sarà l'elezione del presidente del Parlamento, visto che entrambe le parti cercheranno di imporre il proprio candidato, e dal cui risultato dipenderanno i successivi sviluppi del confronto politico.

Al momento, la domanda principale che preoccupa l'opinione pubblica è: i comunisti saranno in grado di creare una spaccatura nell'Alleanza per l'Integrazione Europea e di attirare alcuni deputati dalla loro parte al fine di eleggere il nuovo presidente del Parlamento alla prima seduta?


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