(Ion Bargan / Flickr)

Fallito il referendum per l'elezione diretta del capo dello Stato, la Moldavia dovrà tornare alle urne il 21 novembre, per la terza volta da aprile 2009. Sulla crisi politica pesa anche l'embargo economico di Mosca. Per uscire dall'angolo la piccola repubblica punta ad aprire il suo mercato. Alla Ue? No, alla Cina

15/09/2010 -  Bernardo Venturi Chişinău

Il referendum costituzionale per l’elezione diretta del capo dello Stato – di designazione parlamentare- avrebbe dovuto fare uscire le istituzioni politiche moldave dal guado nel quale si trovano da un anno e mezzo. E rafforzare la coalizione filo-europea al governo.

Ma la consultazione non ha nemmeno raggiunto il quorum molto basso di 1/3 (il 33%) degli aventi diritto. Così il Paese si prepara a nuove elezioni, ed è la terza chiamata alle urne da aprile 2009.

Referendum flop

Il 5 settembre scorso, infatti, è andato ai seggi soltanto il 30.29%, vale a dire poco più di 800 mila moldavi degli oltre due milioni e 700 mila aventi diritto.

Occasione persa per riformare l'assetto costituzionale o pericolo scampato evitando una piega troppo autoritaria? Gli analisti propendono più per la prima ipotesi, ma non manca chi abbia visto allontanarsi i rischi.

Di certo rimane il risultato del quesito referendario: il Presidente della Repubblica non diventerà espressione diretta della volontà popolare, ma rimarrà frutto di un voto parlamentare, che richiede una maggioranza qualificata.

La decisione di andare al referendum era nata dalla coalizione filo-europea oggi al governo. Obiettivo: far uscire la Moldavia dalla palude istituzionale creata dalle due assemblee parlamentari, elette rispettivamente nell'aprile e nel luglio del 2009, che non erano riuscite – nelle due votazioni a disposizione per ogni mandato – a esprimere la maggioranza di 61 parlamentari per eleggere il Presidente della Repubblica.

Sarebbe stato possibile percorrere altre strade, come una riforma che aumentasse il numero delle votazioni possibili e magari richiedesse una maggioranza non qualificata dopo un certo numero di scrutini. I partiti di governo però hanno preferito giocare la carta del referendum, ritenendo la soglia di 1/3 dei votanti più che abbordabile. Ma commettendo qualche errore di troppo.

Ong Promolex, "sbagliate data e istruzioni per votare"

Davanti ad un referendum non ripetibile, come previsto dalla stessa Costituzione, alla coalizione in carica non è rimasto che constatare come sia servito a ben poco tappezzare le città dei propri manifesti elettorali, quando la prima leggerezza commessa è stata la data della consultazione: troppo prossima alle vacanze estive e con tantissimi moldavi residenti all’estero ancora in patria, dove non hanno potuto votare proprio per la loro attuale residenza oltre confine, essendo infatti costretti a votare esclusivamente presso le rappresentanze consolari.

D'altro canto il Partito Comunista, dopo avere invitato i propri elettori a disertare le urne, ora grida vittoria: “I risultati del plebiscito fallito, che si è dimostrato il più grande flop dell'alleanza liberale di governo, hanno confermato ancora una volta che il popolo moldavo è pronto a proteggere la propria dignità, le opinioni e la libertà del proprio Paese” è stato il commento ufficiale dell’opposizione.

Non sono mancati neanche stavolta problemi nella macchina elettorale. Il giurista Alexandru Postica, componente dell'ong “Promolex”, presentando un report sulla consultazione, ha mostrato – dati alla mano - come molti votanti all'estero fossero poco informati: in Portogallo e in Italia, per esempio, le locandine che promuovevano la consultazione referendaria presso ambasciate e consolati dichiaravano che per votare bastava la carta d'identità, mentre invece era necessario il passaporto.

Nel report, inoltre, viene messo in luce come persistano ostacoli già riscontrati nelle scorse tornate elettorali: in primis le pressioni indebite nei seggi, seguite da mali endemici come la presenza di morti nelle liste elettorali, poche garanzie di segretezza del voto e l’impossibilità di votare nell’area transnistriana.

Tre volte alle urne in un anno e mezzo

I partiti si preparano intanto alle prossime elezioni parlamentari, fissate dal presidente ad interim Mihai Ghimpu per il 21 novembre prossimo. Al momento, infatti, si aspetta la conferma da parte della Corte Costituzionale, alla quale si è rivolto Ghimpu per uscire dall'intricata impasse politico-istituzionale.

I partiti dell'Allenza per l'Integrazione Europea (al governo) escono scossi dal flop referendario e stanno decidendo se correre separatamente. I Liberal-Democratici, tramite il loro leader e premier Vlad Filat hanno già deciso di andare da soli: “La gente deve conoscere esattamente per chi votare e a chi offrire la propria fiducia”.

Tutti i partiti dell'Alleanza hanno intanto raggiunto un accordo pre-elettorale di non collaborazione con il Partito comunista.  

A questo proposito, Mihai Ghimpu, non rinunciando a esternazioni pittoresche, ha provato maldestramente a diradare le ombre sulla mancanza di fiducia tra le forze della coalizione: “Anche due giovani innamorati firmano un documento, il certificato di matrimonio. E quel che facciamo qui in parlamento è politica, non amore e a maggior ragione abbiamo bisogno di un accordo scritto”.

La riapertura del Parlamento il 9 settembre, per le ultime settimane di mandato, ha riservato da subito un paio di novità.

Innanzitutto, dopo un'assenza di sei mesi, il Partito comunista è tornato a partecipare ai lavori parlamentari. Gruppo presente, quindi, ma astenuto sull'altra novità, questa volta di respiro internazionale: l’assemblea ha infatti approvato lo Statuto della Corte Penale Internazionale e apporterà ora modifiche al sistema giudiziario moldavo per adeguarlo agli standard europei.

Mosca inasprisce l'embargo su vino e ortofrutta

foto di Bernardo Venturi

Mentre sul fronte interno la Moldavia prova a migliorare il proprio equilibrio istituzionale, su quello  internazionale il governo continua a cercare nuovi accordi, soprattutto in ambito economico. Questo anche perché i rapporti economici con la Russia rimangono incerti, sotto effetto diretto dei logorati rapporti politici.

Da alcuni mesi infatti l'Agenzia federale russa per il consumo di beni di qualità ha bloccato l'importazione di vini moldavi “per la presenza di sostanze dannose alla salute”, attualmente circa 1,3 milioni dei 47,4 prodotti nella piccola Repubblica.

E mentre il ministro dell'Agricoltura di Chişinău è partito alla ricerca di nuovi mercati, ipotizzando addirittura un improbabile aumento del consumo interno, da fine agosto gli è piovuta sulla testa un'altra tegola: Mosca ha ridotto da 136 a 36 le compagnie moldave che possono esportare frutta e verdura in Russia. Un doppio giro di vite grava così sull’economia moldava.

Lo sbarco cinese, dalle utilities all'università

Sembrano ora davvero lontani i tempi in cui da Mosca le élites sovietiche ordinavano i vini pregiati di Milestii Mici e Cricova, le due più grandi cantine moldave.

Mantiene invece un puro sapore di guerra fredda il fatto che, visti i complicati rapporti con la Federazione Russa, il governo moldavo cerchi con più insistenza di aprire ad accordi economici con la Cina.

Con 3 milioni di dollari in aiuti stanziati all’indomani delle recenti inondazioni, Pechino entra nel club dei principali Paesi donatori. Non solo. La visita del premier Vlad Filat in corso in Cina, dal 10 al 15 settembre, e i colloqui diretti con il primo ministro cinese Wen Jiabao sono orientati a dare dinamismo ai rapporti bilaterali, con priorità alla costruzione di distretti industriali cinesi in Moldavia, nei settori agricolo, delle infrastrutture e delle telecomunicazioni.

“La Moldavia potrebbe diventare una piattaforma per i movimenti degli investimenti cinesi, considerato anche la sua posizione strategica, all’ingresso sia del  mercato Ue che di quello della Federazione Russa" ha dichiarato Vlad Filat durante il vertice.

Qualche effetto si vede già. “Non è un caso che il governo cinese paghi alcuni docenti arrivati da Pechino per insegnare il mandarino nelle università moldave” dichiara un professore universitario, osservando la giovane collega cinese muoversi con una certa disinvoltura per i corridoi della facoltà.


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