Trento commemorativo alla stazione di Chişinău

Trento commemorativo alla stazione di Chişinău (foto Bernardo Venturi)

Dopo quattro anni, un treno curato ma semplice e spartano, ha ripreso a collegare Chişinău a Odessa, attraversando la Transnistria, un territorio de facto indipendente non riconosciuto né da Moldavia e né da Ucraina. Il racconto del nostro corrispondente

15/02/2011 -  Bernardo Venturi Chişinău-Tiraspol-Odessa

La riapertura del collegamento ferroviario diretto tra Chişinău e Odessa, interrotto dal 2006, non ha suscitato grande clamore né in Moldavia, né in Ucraina. Non vi è stata neppure un po' di quella attenzione internazionale che invece si era percepita all’inizio del 2010 alla riapertura della linea Belgrado-Sarajevo, un evento che certamente ha fatto presa in modo più immediato sull’immaginario collettivo. Si è notato solo qualche articolo sui giornali moldavi e ucraini più che altro dovuti alla presenza dell’ambasciatore ucraino in Moldavia sulla corsa inaugurale del primo ottobre scorso. Nell’occasione, Victor Osipov, il ministro moldavo per la Reintegrazione, aveva ringraziato anche le “Ferrovie Transnistriane” per i loro sforzi volti alla riapertura della linea. Il treno, infatti, attraversa la Transnistria, un territorio de facto indipendente, tra Moldavia e Ucraina, internazionalmente riconosciuto come parte della Repubblica Moldova.

Oltre al fascino del treno in sé, del percorso, della curiosità di vedere e capire chi e come utilizza questo nuovo corridoio ferrato, anche la questione transnistriana mi spingono a salire a bordo di questi vagoni che ogni giorno si lasciano alla spalle Chişinău alle 7 in punto e raggiungono Odessa poco dopo mezzogiorno. A Chişinău tanti amici sorridono nel vedermi spendere questi 101 Lei a tratta (circa sei euro, ma prenotando da 24 ore prima costa la metà). In Unione Sovietica, i treni erano importanti e nello sviluppo delle ferrovie erano investite importanti risorse. Oggi, per tratte come queste, quasi tutti preferiscono affidarsi ai collegamenti su gomma, alcuni dei quali permettono di evitare la scocciatura di entrare in Transnistria passando da Palanca, punto di confine diretto tra Moldavia ed Ucraina.

L’elegante stazione di Chişinău è semi-deserta quando i cinque vagoni del treno partono, anche se i tabelloni delle partenze non segnalano nulla e sembrano non essersi ancora svegliati. Il personale – che fa base in un paio di scompartimenti riservati in ogni vagone – appare più numeroso dei passeggeri, alloggiati in un unico spazio senza scompartimenti e allietato dal giallo vivo delle panche di legno, in contrasto con la fioca luce delle lampade e il buio esterno. Tutti sotto lo sguardo bonario di un Gesù formato icona, presente in ogni vagone.

“Passaporto”. Il personale di bordo moldavo si accerta che tutti siano in regola prima di arrivare in Transnistria. “Passaporto. Cos’ha nella borsa? Marijuana?” fanno loro eco le autorità transnistriane salite a bordo per i controlli, decisamente più blandi di altre volte. Il treno prosegue la sua corsa pigramente verso Tiraspol. Poco dopo il confine ecco la fortezza della cittadina di Tighina/Bendery e il ponte sopra il ponte Dniestr, sempre sorvegliato dalle forze congiunte di peacekeeping, poi, in mezzo quasi al nulla, i monumentali impianti sportivi dello Sheriff ad annunciare l'imminente arrivo a Tiraspol. Pochi minuti di sosta a Tiraspol, prima di immergersi nella pancia delle sue periferie, che si mostrano in tutta la loro miseria. Si notano tante fabbriche d’inconfondibile stile sovietico – la Transnistria era un importante distretto siderurgico – ma che oggi appaiono quasi tutte cadenti e in disuso rendendo il paesaggio ancora più grigio di quanto non faccia il cielo plumbeo che caratterizza la giornata.

Mentre un giovane doganiere ucraino cerca di spiegarmi che Odessa è una città molto bella, sento l’inglese di due funzionari EUBAM che girano per il treno. “Abbiamo sentito che c’è un viaggiatore italiano sul treno”, mi apostrofano amichevolmente poco dopo. “Che fai? Perché?”. Non frenano la loro curiosità e cercano di avere qualche informazione in più anche sul treno: “Quanto costa? Com’è andata in Transnistria? Le altre volte che sei stato lì com’è stato al cosiddetto confine?”. Mentre penso divertito al fatto che forse dovrebbero essere loro a fornire a me informazioni come queste e non vice-versa, il treno riparte a un passo nettamente più veloce: il vecchio locomotore moldavo è stato sostituito da uno ucraino a trazione elettrica. In uscita verso l’Ucraina, nessun controllo da parte dei transnistriani.

Dopo un altro paio di fermate nella pianura ucraina – che in questa giornata grigia appare più vuota e malinconica del solito – il treno entra nella movimentata stazione di Odessa in perfetto orario. La stazione è sontuosa ed elegante, con moderni tabelloni elettronici anche in inglese.

Il treno del ritorno – o meglio, lo stesso treno che ogni giorno ritorna a Chişinău – riparte alle 15.30, mentre un’anziana signora sul piazzale inveisce contro i ferrovieri. Più che contro di loro, le sue grida sembrano rivolte verso il sistema economico che l’ha costretta ad una misera esistenza.

La sorpresa maggiore però, è a bordo: contrariamente all’andata, il treno è carico di passeggeri. Molti di loro sono giovani, leggono, guardano un film col portatile, sono persi nei loro pensieri. Dopo un’ora di viaggio, ecco la contro-sorpresa: quasi tutti i passeggeri scendono, ancora in territorio ucraino. Sì, il Chişinău-Odessa per il momento è ancora usato più per trasporto interno ai due paesi che non per spostarsi tra le due città. Perlomeno sino all'estate, quando tanti moldavi si muoveranno verso il Mar Nero per le vacanze, nella speranza che nel frattempo abbiano perso la loro diffidenza verso la via ferrata.

Gran parte del tragitto ora è nel buio più fitto, solo di rado si intravedono le fioche luci di qualche casa. Gli addetti del treno rompono la noia della giornata di oltre dieci ore in treno giocando a carte nel loro scompartimento.

I controlli in Transnistria si confermano blandi, un soldato mostra anche qualche conoscenza d’inglese oltre all’immancabile repertorio di domande su droghe e armi che potrei avere nella mia piccola borsa. A differenza di quanto avvenuto all'andata, in entrata dalla Transnistria anche la polizia moldava fa un rapido controllo. Polizia e non doganieri: per il governo moldavo non esiste alcuna frontiera con la Transnistria.

A soli quaranta minuti di viaggio da Chişinău il treno si ferma per altrettanti minuti. Tutto programmato, ma difficile coglierne le ragioni. Perché all’andata, nella stessa stazione, ne sono programmati “solo” quindici? A conti fatti, delle oltre cinque ore di viaggio per percorrere i 170 km che separano Odessa da Chişinău, due esatte sono stanziali. Anche un piccolo cane randagio approfitta di questa sosta per farsi un giro in carrozza mentre un paio di suoi compagni di strada più timidi l’aspettano sul binario. D’altra parte, sembrano essere gli unici interessati al treno in quest’ultima fermata.

In orario anche il rientro a Chişinău, in una stazione illuminata a giorno, in contrasto con il buio che la circonda. I pochi passeggeri rimasti si disperdono tra parenti venuti ad accoglierli in stazione e tassisti più o meno improvvisati.

Così, dopo quattro anni, un treno curato ma semplice e spartano, ha ripreso a collegare Chişinău a Odessa. Considerata l’apertura e la disponibilità della sorniona Transnistria, questi cinque vagoni verdi appaiono come un segno di distensione significativo, un tassello per ribadire la priorità dei bisogni quotidiani delle persone sui capricci delle cancellerie.


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