La crisi macedone si acuisce di giorno in giorno. Dalla seduta di ieri del vertice europeo dei ministri degli esteri a Lussemburgo non è uscito un granché. Da parte macedone era presente solo il ministro degli esteri Ilenka Mitreva, mentre ci si aspettava la presenza del premier di governo o del presidente Trajkovski. La Mitreva ha dichiarato che passi avanti si stanno facendo, nonostante le critiche e le riserve della presidentessa di turno per la UE Anna Lindh.
La parte albanese era presente col vice rappresentante dell'Uck per l'Europa, Florin Ramadani, che ha dichiarato "Noi vogliamo la Nato in tutto il territorio macedone, ma senza creare zone cuscinetto che dividano le due comunità". Più volte, sostiene Ramadani, l'UCK ha esortato le forze di sicurezza macedoni a cessare il fuoco, ma - aggiunge il rappresentante - l'esecutivo di Skopje "ha preferito usare il modello Milosevic".
L'insoddisfazione dei ministri della UE è stata espressa nella minaccia di cessazione degli aiuti finanziari alla Macedonia. Si parla di circa 80 milioni di euro, dei quali 30 sono già stati stanziati. La preoccupazione dei quindici ministri è motivata dall'impiego degli aiuti finanziari come approvvigionamenti militari. Gli aiuti erano stati stanziati dopo la firma dell'Accordo di associazione e stabilizzazione con la UE, da parte della Macedonia, primo paese balcanico a sottoscrivere tale tipo di accordo.
In conclusione, i ministri europei addossano una pesante responsabilità a tutti i leader politici del paese ed invocano il rispetto dell'accordo sulla smilitarizzazione di Aracinovo e sul ritiro delle truppe dell'UCK, ciò inoltre "deve essere seguito rapidamente da un cessate il fuoco per l'intero paese e da ulteriori progressi nelle misure di rafforzamento della fiducia". Tutto ciò verrà fatto con la presenza di mediatori internazionali e a tal proposito è stato nominato l'ex ministro della difesa francese Francois Leotard come rappresentante permanente dell'UE a Skopje, sotto le direttive di Javier Solana.

26/06/2001 -  Luka Zanoni

La crisi macedone si acuisce di giorno in giorno. Dalla seduta di ieri del vertice europeo dei ministri degli esteri a Lussemburgo non è uscito un granché. Da parte macedone era presente solo il ministro degli esteri Ilenka Mitreva, mentre ci si aspettava la presenza del premier di governo o del presidente Trajkovski. La Mitreva ha dichiarato che passi avanti si stanno facendo, nonostante le critiche e le riserve della presidentessa di turno per la UE Anna Lindh.
La parte albanese era presente col vice rappresentante dell'Uck per l'Europa, Florin Ramadani, che ha dichiarato "Noi vogliamo la Nato in tutto il territorio macedone, ma senza creare zone cuscinetto che dividano le due comunità". Più volte, sostiene Ramadani, l'UCK ha esortato le forze di sicurezza macedoni a cessare il fuoco, ma - aggiunge il rappresentante - l'esecutivo di Skopje "ha preferito usare il modello Milosevic".
L'insoddisfazione dei ministri della UE è stata espressa nella minaccia di cessazione degli aiuti finanziari alla Macedonia. Si parla di circa 80 milioni di euro, dei quali 30 sono già stati stanziati. La preoccupazione dei quindici ministri è motivata dall'impiego degli aiuti finanziari come approvvigionamenti militari. Gli aiuti erano stati stanziati dopo la firma dell'Accordo di associazione e stabilizzazione con la UE, da parte della Macedonia, primo paese balcanico a sottoscrivere tale tipo di accordo.
In conclusione, i ministri europei addossano una pesante responsabilità a tutti i leader politici del paese ed invocano il rispetto dell'accordo sulla smilitarizzazione di Aracinovo e sul ritiro delle truppe dell'UCK, ciò inoltre "deve essere seguito rapidamente da un cessate il fuoco per l'intero paese e da ulteriori progressi nelle misure di rafforzamento della fiducia". Tutto ciò verrà fatto con la presenza di mediatori internazionali e a tal proposito è stato nominato l'ex ministro della difesa francese Francois Leotard come rappresentante permanente dell'UE a Skopje, sotto le direttive di Javier Solana.