Per le vie di Skopje, Macedonia - Darko Hristov/flickr

Per le vie di Skopje, Macedonia - Darko Hristov/flickr

Dopo il blocco dei conti della tv A1 del discusso mogul Velija Ramvkovski, critica verso il governo Gruevski, l'opposizione in Macedonia ha abbandonato il parlamento, chiedendo elezioni anticipate. La crisi politica a Skopje si fa profonda, e al momento non si vedono vie d'uscita

07/02/2011 -  Risto Karajkov Skopje

Alla fine della scorsa settimana, il maggiore partito di opposizione in Macedonia, quello dei socialdemocratici (SDSM) ha deciso di abbandonare il parlamento. Motivo: ne avrebbero abbastanza del comportamento autoritario del governo guidato dal VMRO-DPMNE del premier Gruevski. Secondo i socialdemocratici, lavorare all’interno del sistema non ha più senso.

La causa immediata della mossa politica sta però nella decisione di congelare i conti del canale tv A1, che ha una posizione critica verso l’esecutivo, e il cui proprietario, Velija Ramkovski è stato arrestato lo scorso dicembre. Anche i conti di vari quotidiani del gruppo controllato da Ramkovski, come “Vreme”, “Spic” e “Koha e Re”, sono stati bloccati.

A1 è soggetto da tempo a indagini di polizia, insieme ad altre compagnie di Ramkovski. Indagini che, secondo molti osservatori, hanno a che fare da vicino con l’atteggiamento critico della tv verso Gruevski e il suo governo di centro-destra.

“Lasciamo a Gruevski il parlamento così come l’ha sempre voluto, senza opposizione”, ha dichiarato il leader del SDSM Branko Crvenkovski, dopo aver annunciato la decisione del partito di boicottare il parlamento. “Gli lasciamo anche ‘Sitel’ e ‘Kanal 5’ [due tv ritenute pro-governo] e la sua banda di leccapiedi e banditi. L’SDSM si sposta dall’altro lato della barricata, insieme alla gente”, ha concluso Crvenkovski con tono drammatico.

Boicottano anche i partiti minori

Altri partiti minori hanno seguito la decisione dei socialdemocratici: il Nuovo partito socialdemocratico (NSDP), il Partito liberale (LP) e la Nuova democrazia albanese (ND) di Imer Selmani. Il maggiore partito di opposizione espresso dalla comunità albanese, il Partito democratico degli albanesi (DPA) di Menduh Thaci, già boicotta il parlamento dal 2009.

Boicottare l’aula per esprimere scontento è un’attività che va per la maggiore nella giovane democrazia macedone, ma mai prima d’ora un boicottaggio era stato così ampio. Oggi, di fatto, sono rimasti in parlamento solo i due partiti che formano la coalizione di governo, il VMRO e l’Unione democratica per l’integrazione (DUI), guidata da Ali Ahmeti, insieme a poche formazioni minori. La crisi politica ha assunto quindi dimensioni preoccupanti.

Ciò nonostante, il premier Gruevski si comporta come se tutto fosse sotto controllo. Secondo la maggioranza di governo, in Macedonia non c’è alcuna crisi, visto che tutte le istituzioni di governo continuano a funzionare normalmente.

I partiti che hanno abbandonato l’aula, d’altra parte, insistono che in queste condizioni l’unica mossa in grado di salvare la democrazia sono elezioni anticipate. Recentemente il VMRO ha però già lasciato cadere nel vuoto il guanto di sfida del SDSM. Il partito di governo, tra l’altro, secondo tutti i sondaggi, sembra godere di una comoda maggioranza nel paese.

A meno che tutti i sondaggi non siano falsati, quindi, nuove elezioni significherebbero una nuova vittoria per Gruevski. Naturalmente, però, il quadro generale potrebbe essere modificato dai risultati nel campo della minoranza albanese e dal risultato ottenuto dai partiti minori.

In un incontro della sua direzione, tenuto il 2 febbraio, la DUI si è espressa contro elezioni anticipate, anche se queste “sarebbero nei nostri interessi”, visti gli attuali sondaggi. Secondo la DUI il paese ha altre priorità da perseguire. Il partito ha specificato di essere contrario alle elezioni anticipate prima del prossimo censimento nazionale, previsto per aprile.

La posizione della comunità internazionale

La comunità internazionale non sembra ancora aver deciso  quale posizione prendere. Di solito la risposta ad un boicottaggio è l’invito a tornare in parlamento. Appelli in questo senso sono arrivati anche stavolta, ma non sembrano molto convinti. L’ambasciatore dell’Ue in Macedonia, Erwan Fouere, ha cominciato una serie di incontri coi vari leader politici del paese.

Durante l’incontro con Crvenkovski del 2 febbraio, Fouere ha invitato l'SDSM a tornare in aula. Secondo Fouere, l’unica via d’uscita risiede in un “dialogo politico sincero ed onesto”. L’ambasciatore Ue ha poi aggiunto che il governo non è riuscito a realizzare le raccomandazioni di Bruxelles per creare condizioni migliori di dialogo politico, portando così alla situazione attuale.

Il giorno prima, Fouere aveva incontrato il DPA e il suo leader Thaci, mentre gli ambasciatori di Francia e Gran Bretagna erano a colloquio con l'SDSM. Tutti hanno fatto riferimento alla libertà di informazione come prerequisito al dibattito democratico.

Anche l’ambasciata americana, attraverso un comunicato stampa, ha espresso preoccupazione sulla situazione nel paese, citando le minacce ai media indipendenti, i problemi della giustizia e il difficile percorso di integrazione euro-atlantica del paese.

La settimana scorsa, l’ambasciatore Usa Philip Reeker si è incontrato con Gruevski, subito dopo che la notizia sul congelamento dei conti dei media di Ramkovski è trapelata. Dopo l’incontro, con un tono di rimprovero, Reeker si è detto preoccupato. Le sue dichiarazioni, seppur moderate, sono state finora l’espressione più chiara di disappunto sui recenti sviluppi nel paese, e sul comportamento del governo.

Per il prossimo futuro, l’impressione è che la comunità internazionale continuerà a coordinare le proprie posizioni, o forse aspetterà di vedere come si evolve la crisi. Nel recente rapporto annuale sulla Macedonia, la Commissione europea ha riscontrato progressi (seppur fragili) del paese in tutti i settori. Secondo la Commissione, la Macedonia continua a rispondere alle condizioni politiche per aprire i negoziati d’ingresso, attualmente bloccati dalla Grecia a causa della questione del nome. La crisi che si aperta in questi giorni non è sicuramente quello che ci voleva per il paese.

La situazione appare complicata, e trovare un punto di vista bilanciato è difficile. Da una parte è vero che il governo ha la mano pesante con Ramkovski, e a tutti in Macedonia sembra evidente che dietro alla disputa si nasconde l’atteggiamento anti-governativo dei media da lui controllati. D’altra parte, i media di Ramkovski non sono esattamente un modello di obiettività e imparzialità giornalistica (una merce comunque rara in Macedonia).

Molti iniziano comunque a percepire chiare tendenze autoritarie in Gruevski. Il governo da lui guidato sembra incapace di tollerare il dissenso in qualsiasi forma venga espresso. L’esecutivo ha criticato direttamente il potere giudiziario per sentenze che non ha gradito. Le indagini di polizia si traducono spesso in arresti spettacolari, e molti indagati vengono lasciati in prigione per mesi su fragili indizi.

E’ anche vero che l'SDSM sta cavalcando la crisi per tentare di raccoglierne i dividendi politici. Crvenkovski, una vecchia volpe del potere (è stato due volte premier e una volta presidente) potrebbe aver deciso di provare un bluff per mettere alle strette Gruevski. Forse la sua ultima possibilità di tornare in sella.

Dimostrazioni di piazza e rinuncia al dibattito democratico, comunque non porteranno di certo il paese lontano. Elezioni anticipate, se da una parte sarebbero un enorme spreco di tempo, energie e risorse, dall’altra potrebbero portare un po’ di chiarezza nel fosco panorama politico macedone. La democrazia, in fondo, si basa sul confronto di idee.


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