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Macedonia, lotta per le moschee ita

Una moschea a Skopje, in Macedonia

Una moschea a Skopje, in Macedonia (Puccaso/Flickr)

Per la prima volta nel Paese viene alla luce lo scontro tra mufti integralisti e moderati. Questi ultimi hanno lanciato un sos a Ue e Usa. La partita va oltre la leadership. E non lascia indifferenti gli osservatori internazionali

Allarme islam radicale in Macedonia. L'appello al governo e ai rappresentanti della comunità internazionale viene direttamente dal leader della Comunità Religiosa Islamica (IVZ), Sulejman Rexhepi. "Proteggete gli islamici moderati nel nostro Paese" ha chiesto nelle settimane scorse, al culmine di un periodo di forti contrasti interni con gruppi islamici di matrice estremista.

In particolare, Rexhepi ha fatto appello alle ambasciate degli Stati Uniti e dell’Unione Europea affinché sostengano l’IVZ e adottino misure adeguate contro questi gruppi estremisti.Il grido di allarme di Rexhepi è riecheggiato a livello internazionale.

Uno spot qaedista e la nuova attenzione all'integralismo nei Balcani 

(double-h/Flickr)

Poca enfasi in Macedonia, molta all'estero per un filmato estremista postato su internet. Ad agosto 2010 la stampa di Skopje, a partire da un blog albanofono macedone, ha scoperto un video (risalente al 2008) inneggiante ad Osama Bin Laden. A colpire l’attenzione pubblica il fatto che per la prima volta il testo (“Po Usame Ilahi shqip”, cioè 'Inno religioso per Osama in albanese') era cantato appunto in albanese (con intermezzi in arabo), e non in bosniaco, unica lingua dell’area balcanica in cui erano circolati finora materiali di propaganda qaedista.

L'attenzione dei media nazionali per la clip internet, con la sigla anonima “muslimfromkossova”, è durata pochi giorni.

Anche se non era mancato lo choc di sentire in albanese il lugubre armamentario integralista: "Hai lasciato la patria e sei partito a fare la jihad / hai trascorso la vita tra le montagne / hai sacrificato tutto per Allah / in onore ai musulmani / nel settembre 2001 hai sconfitto una potenza / tutti si sono inginocchiati a te / stermina l'esercito americano".

Tempo un mese, a settembre, rilanciata da Associated Press, la notizia fa il giro del mondo. Lo spot pro Bin Laden, collegato al testa a testa in corso in Macedonia tra imam moderati e integralisti emergenti, dà l'avvio a un'inchiesta più ampia, firmata da 7 corrispondenti dalle capitali balcaniche, da Sofia a Sarajevo, da Belgrado a Skopje, sulla prima generazione di imam radicali in ascesa in alcune moschee della regione, tradizionalmente culla di un Islam moderato e inclusivo.

Nel dare giusto conto del fenomeno, non manca una certa dose di speculazione. Da dove venga la clip web non è stato tuttora chiarito. Di sicuro c'è solo il segnale d'interesse per un nuovo target linguistico, dove le sirene estremiste ritengono di avere margini di manovra, o dove vogliono esibire più influenza di quella che effettivamente hanno.

In parte dunque è vittoria a tavolino per la propaganda integralista. Con la Macedonia (Paese in lista d'attesa Nato e Ue, ma già incluso nella lista bianca di Schengen per la libera circolazione dei suoi cittadini nell'Unione, dove 1/3 dei 2 milioni di abitanti sono musulmani, dunque secondo gruppo religioso nazionale dopo gli ortodossi) direttamente associata allo spot pro Bin Laden su grandi testate internazionali.

Dal quotidiano israeliano liberal “Haaretz” a quello del Golfo “Kuwait Times”, dalla tv conservatrice Usa “Fox News” fino ai maggiori motori di ricerca, che riportano tutti la stessa inchiesta di Ap.

Non è mancato un servizio di "SeTimes", ‘Canzone per Bin Laden crea choc in Macedonia”. Sul tema sono tornati di recente con inchieste sia "Eu Observer", sia l'inserto domenicale del “Times” di Londra:

L’islam radicale macedone preoccupa gli osservatori occidentali” ha titolato "Eu Observer"

Fondi dall’Arabia saudita ai Balcani. “Centinaia di milioni da Ryad alla Macedonia nell’ultimo decennio”. L'allerta di "Sunday Times" rileva come la Macedonia abbia 200 soldati in Iraq e Afghanistan

Infine di nuovo "SeTimes" è tornato con un servizio sull’Islam radicale macedone, definito “preoccupante, ma non a livello di guardia” nei colloqui bilaterali di settembre tra i ministri degli Interni di Skopje e Belgrado. In evidenza nell'articolo anche l’attacco di un Imam integralista di Skopje a madre Teresa di Calcutta. Commentato per lo più come “farneticazione” dall'opinione pubblica macedone, presso cui la religiosa è simbolo nazionale. E come elemento di arretratezza e discredito nel percorso europeo di Skopje. L.D.

Aggredito il mufti della capitale

Sulejman Rexhepi, leader della Comunità Religiosa Islamica (IVZ) in Macedonia, che ha lanciato l'sos per il salto di qualità dell'islam radicale

La pressione all’interno dell’IVZ ha continuato a montare per tutta l’estate. Da anni si susseguono varie voci, più volte smentite, sulla mancanza di reale controllo, da parte dell’IVZ, su tutte le moschee presenti nella capitale Skopje.

Alla fine di giugno, la preghiera del venerdì alla Moschea di Isa Beg è stata violentemente interrotta da un gruppo di osservanti, sembra guidati da Ramadan Ramadani, ex imam della stessa moschea Isa Beg, che hanno aggredito e cacciato il mufti di Skopje, Ibrahim Shabani e diversi altri funzionari dell’IVZ, impedendogli di guidare la preghiera. Soltanto qualche giorno prima dell’assalto, l’IVZ aveva rimosso Ramadani dalla carica di odza della moschea di Isa Beg, con l’accusa di avere organizzato lezioni coraniche non autorizzate, per cui già in passato era stato ripetutamente ammonito.

Il grave episodio è stato reso noto all'opinione pubblica con una settimana di ritardo, e solo perché un filmato, girato all'interno della moschea, cogliendo il momento di tensione in cui l'imam viene allontanato di peso, è stata diffuso dal Partito Democratico degli Albanesi (DPA), attualmente all’opposizione.

Il DPA ha accusato il suo principale avversario politico, l’Unione Democratica per l’Integrazione (DUI), l'altro partito della componente albanese, che è invece nella coalizione di governo, di essere coinvolta nell’incidente.

Perso il controllo sulle moschee di Skopje

Ramadan Ramadani, di recente rimosso dal ruolo di imam della moschea di Isa Beg, a Skopje, per il suo integralismo

La notizia di questi tumultuosi eventi ha costretto l’IVZ ad ammettere - dopo averlo negato per anni - di non avere il controllo totale su tutte le moschee di Skopje.

Colpa dei "gruppi estremisti", ha puntato il dito l'IVZ, che mirano alla leadership della comunità islamica macedone e sono pronti a imporsi con la forza.

Le moschee più insistentemente citate come "fuori controllo" dell’IVZ sono quelle di Isa Beg, Aladza, Sultan Murat e Hatandzuk. 

Il rimosso Ramadani ha negato le accuse di propaganda estremista, contestando il provvedimento a suo carico: “La decisione dell’IVZ non è valida. E' la prima volta nella storia della Comunità religiosa islamica che qualcuno viene rimosso dalla carica in modo così poco trasparente” ha protestato Ramadani, sottolineando che l’IVZ non aveva neppure raggiunto il quorum necessario per la decisione.

Lotta per la leadership sui fedeli, anche con le petizioni

Ma Ramadani non si è fermato qui: ha accusato il leader dell’IVZ Rexhepi di gravi irregolarità finanziarie, sostenendo che la retorica dell’estremismo non era che un pretesto per privarlo della carica.

L’ex odza ha inoltre dato il via a una raccolta di firme per richiedere la rimozione di Rexhepi dall’incarico di leader dell’IVZ. Nonostante abbia sospeso la sua campagna a metà agosto per il mese sacro di Ramadan, si dice che Ramadani sia riuscito a raccogliere circa 7.000 firme.

Una via del centro storico di Skopje (HappyTellus /Flickr)

La petizione di Ramadani non basta però a rimuovere Rexhepi: il leader dell’IVZ infatti può essere destituito soltanto dal Riaset, il maggiore organismo dell’IVZ.

Tuttavia, se la cifra di 7,000 firme dovesse essere confermata, sarebbe indice di un successo significativo per l’ex odza

Ministero degli Interni: "Impossibile agire sulla propaganda estremista"

Dopo l’aggressione di giugno alla moschea di Isa Beg, l’IVZ ha richiesto protezione al Ministero degli Interni per ristabilire il controllo sulle moschee. Ma la polizia ha risposto di poter intervenire soltanto se autorizzata dal tribunale.

A norma di legge, l’amministrazione della moschea è di competenza civile e la polizia non può intervenire senza ordine del tribunale (l’episodio di violenza è una questione a sé, e può essere considerata una violazione minore).

“Solo quando ce lo ordinerà il tribunale potremo intervenire” ha spiegato Ivo Kotevski, portavoce del ministero degli Interni. Il dicastero dichiara infatti di avere le mani legate rispetto alle accuse di propaganda estremista.

"Fino a che non c’è diretto incitamento all’odio razziale ed etnico, o appelli diretti alla sovversione di istituzioni governative, la polizia non può intervenire" hanno dichiarato dal ministero degli Interni.

Inerzia di polizia e lotta politica tra i due partiti albanesi

Voci interne riconducono invece l'inerzia della polizia a precisi interessi politici. I due maggiori partiti albanesi infatti, il DUI e il DPA, uno al governo, l'altro all'opposizione, non sono totalmente estranei all’intera vicenda.

Secondo alcuni osservatori, le accuse di propaganda estremista non sono che la punta dell'iceberg di dispute interne e lotte di potere nell'IVZ. Qualche anno fa - viene ricordato - si verificò un episodio ancora più grave alla moschea di Kondovo, in cui risultarono coinvolti perfino noti criminali, che a mano armata ristabilirono il controllo sul luogo di culto.

L'inerzia delle istituzioni può facilmente essere spiegata in termini di appoggi politici in un Paese come la Macedonia. Tuttavia, è completamente inverosimile che un partito politico albanese di spicco appoggi elementi estremisti dell’Islam. La politica in Macedonia è fortemente improntata al laicismo. Inoltre, i politici albanesi non sono così avventati da rischiare di perdere il sostegno della comunità internazionale.

Fondi caritativi grigi, nessuna accusa formale

Tuttavia, diversi elementi sembrano confermare l’allarme lanciato dall'IVZ sul diffondersi di idee estremiste. A partire dalle letture coraniche non autorizzate. Oltre ad essere la causa dell'espulsione di Ramadani dalla guida della moschea di Isa Beg, il mufti di Skopje, Ibraim Shabani, ha puntato il dito contro le letture tenute da un altro personaggio, l'islamista locale Bekir Halimi.

Un antico Corano (La_Babi /Flickr)

In luglio, subito dopo l’aggressione, l’IVZ ha collegato direttamente il nome di Halimi al diffondersi del wahabismo. Due anni fa la polizia fece irruzione con un blitz nei locali della sua associazione, Bamsiera, sospettata di legami con gruppi estremisti locali e internazionali, veri destinatari della raccolta fondi per attività caritative.

Ad insospettire in particolare fu una piccola transazione di denaro a favore di un'organizzazione kuwaitiana. Halimi tuttavia non è mai stato arrestato né ufficialmente accusato. Di conseguenza, alcuni media derubricarono il caso a  errore giudiziario.

Letture coraniche estremiste

Lo stesso Halimi ha negato in passato le accuse di propaganda estremista a suo carico: sostenne al contrario che la tradizione islamica locale è "immune da tali influenze", e che i ministri del culto sanno come proteggerne i loro fedeli.

Ramadani, oggi imam espulso, allora fu tra i primi a difendere le letture coraniche non autorizzate di Halimi facendo appello al prestigio dello studioso, e all'onore che Halimi aveva fatto alla moschea tenendovi le sue letture.

L’appello di oggi da parte del leader dell’IVZ alla Ue e agli Stati Uniti di venire in soccorso all’Islam moderato in Macedonia non ha provocato finora alcuna reazione pubblica. Tuttavia, dopo anni di conferme e smentite, ora lo scontro sembra svolgersi ormai alla luce del sole.

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