Nikola Gruevski

A poco più di 2 mesi dalle elezioni parlamentari, il nuovo governo macedone è ormai insediato, pronto a fare del Paese l' "Estonia dei Balcani". Intervista a due voci con il neo premier Nikola Gruevski e la deputata parlamentare Liljana Popovska, leader del partito riformista DOM

19/09/2006 -  Fabio Della Piazza

Liljana Popovska

Dopo più di 4 anni di governo socialdemocratico la Macedonia cambia rotta con un nuovo governo di centro-destra sostenuto principalmente dal VMRO - DPMNE, dal partito albanese minoritario DPA e da quello riformista DOM, guidato da Liljana Popovska che aveva precedentemente fatto parte della coalizione governativa socialdemocratica, prima di abbandonare il partito liberal-democratico e formare un proprio nuovo movimento politico.

Secondo le stesse parole della neoeletta (ed unica rappresentante di DOM in parlamento) Popovska, le premesse per un drastico cambio di direzione nella politica interna ed economica del paese sono ben presenti.

"Ho piena fiducia nella capacità della nuova compagine governativa di portare una ventata di aria fresca nella scena politica macedone. La nuova squadra di governo è composta principalmente da elementi giovani e dinamici il che non può che giovare rispetto al clima di lassismo lasciatoci in eredità dal precedente governo. Quanto alle capacità manageriali e di coordinamento delle varie attività ministeriali di Nikola Gruevski, la sua precedente esperienza governativa nel governo Georgievski parla da sé".

In particolare Popovska tiene a sottolineare come la credibilità della squadra di Gruevski nel settore chiave della lotta alla corruzione sia infinitamente superiore a quella dell'ex-governo socialdemocratico, resosi tristemente famoso per le varie riforme annunciate e parzialmente adottate ma mai veramente messe in atto a livello di pubblica amministrazione.

Ed è lo stesso Gruevski a ricordare come la lotta alla corruzione resti la vera priorità del suo nuovo governo. "Il fenomeno della corruzione ha ormai raggiunto una portata intollerabile per la Macedonia; esso è presente ormai a tutti i livelli, tanto nell'apparato governativo che in quello della sanità e del controllo doganale, finendo per gravare enormemente sulle spalle dei comuni cittadini. La corruzione rappresenta anche uno dei più grossi freni alla crescita economica del paese. Vi è quindi il forte rischio che essa diventi un elemento endemico della vita socio-politica del paese. Ed è per queste ragioni che la riforma del sistema giudiziario macedone sarà la massima priorità del mio nuovo governo".

Il piano riformatore di Gruevski prevede due fasi, di cui la prima sarà prettamente legalista e passerà attraverso la riforma e l'emendamento dei vigenti codici al fine di rafforzare e rendere più indipendente l'istituto del pubblico ministero. Solo in seguito si provvederà alla nomina di un nuovo procuratore capo, a proposito del quale Gruevski non esita ad esprimere la propria preferenza per uno straniero "pilotato", possibilmente un italiano, che abbia avuto un ruolo di rilievo nella lotta giudiziaria alla mafia e alla corruzione nel periodo di "mani pulite".

Se le priorità di politica estera non sembrano cambiare rispetto al periodo socialdemocratico, restando l'adesione alla NATO e all'UE gli obbiettivi di lungo periodo, è nella promozione dell'attrattività economica del paese all'estero che il nuovo governo intende compiere un salto di qualità.

Secondo il nuovo premier "la Macedonia necessita di una maggiore quantità di investimenti diretti esteri e per ottenerli è necessario migliorare tanto il quadro legale e amministrativo in cui le imprese operano, quanto rendere più attrattivo il paese da un punto di vista fiscale. Se la lotta alla corruzione può portare dei risultati nel primo settore, è nostra intenzione abbassare l'attuale pressione fiscale sulle imprese (che prevede una tassa sui profitti del 15% ed una corporate tax pari al 24% - ndr.) in due anni fino a raggiungere un livello di tassazione uniformato al 10%, il che ci permetterebbe di diventare il paese europeo più appetibile per gli investimenti da un punto di vista fiscale".

Ma dalle parole di Gruevski, non sarebbe questa l'unica misura volta a fare della Macedonia la nuova Estonia dei Balcani. Oltre all'azzeramento delle tasse municipali per le imprese, il nuovo governo intende rafforzare ed estendere l'istituto delle zone economiche speciali. A livello di promozione estera, vi è invece l'intenzione di affidarsi alle migliori 20 società di consulenza dell'area OCSE.

Rispondendo indirettamente alle accuse di dare troppa priorità alla politica economica del paese a scapito delle scottanti questioni relative alla convivenza multietnica, Gruevski rilancia il suo appello al dialogo con il partito maggioritario DUI, escluso dalla coalizione di governo a favore dell'altro partito albanese DPA, alleato storico del VMRO - DPMNE.

"La nostra buona fede nello stabilire negoziati costruttivi con l'intera comunità albanese è testimoniata dal fatto che consultazioni parallele con DPA e DUI sono di fatto esistite e sono state interrotte solo in seguito alle dichiarazioni di Musa Xhaferi (esponente di alto rilievo di DUI che avrebbe dichiarato al quotidiano "Dnevnik" di non escludere un ritorno alla lotta armata nel caso in cui il suo partito non fosse entrato a far parte del nuovo governo - ndr.). D'altronde né DPA né DUI erano disposti a far parte di una colazione in cui l'altro fosse presente. Di conseguenza la scelta a favore di DPA è divenuta logica". Quanto alle pretese di Ali Ahmeti (leader di DUI - ndr) secondo cui vi sarebbe una regola per cui il partito maggioritario albanese debba far parte del governo, Gruevski le respinge argomentando come questa non sia né una regola scritta né tanto meno una consuetudine dei sistemi democratici.

Ciò non toglie, tuttavia, che il più importante partito della minoranza albanese continui per il momento ad interpretare la realtà politica del paese come composta da due comunità ermeticamente separate a cui si applicano regole democratiche che, lungi dal diluire l'elemento etnocentrico, finiscono per consolidarlo.

Le dichiarazioni della deputata Popovska in proposito sottolineano tuttavia come la strategia di DUI non sia necessariamente vincente. "La decisione di DUI di assumere una posizione così intransigente in fase negoziale con i partiti di maggioranza ha finito per portare ad un auto-isolamento del partito, tanto a livello politico che di radicamento nella comunità albanese. Da questo punto di vista, la piattaforma politica del DPA si è dimostrata certamente più progressista, con un accento sulle questioni economiche, piuttosto che su quelle prettamente etniche, il che è valso al partito di Arben Xhaferi (leader di DPA - ndr) anche un minino ma significativo sostegno da parte dell'elettorato macedone".

Quanto alla possibilità del riacuirsi dello scontro interetnico, Popovska aggiunge come "l'efficace messa in atto degli accordi di Ohrid e il conseguente sostanziale miglioramento dei diritti della minoranza albanese hanno reso un ritorno alla lotta armata fortemente improbabile e l'utilizzo di una retorica di odio interetnico poco profittevole dal punto di vista politico. Ciò è dimostrato dalla scarsa partecipazione popolare alle manifestazioni indette da DUI nelle ultime settimane. Prima ancora che un'attenta analisi politica della situazione, sono queste piazze semivuote a rincuorarmi e a farmi capire che i tempi sono davvero cambiati".


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