Su Google la Macedonia è al terzo posto come meta ricercata per possibili investimenti dall'estero. Un risultato che sembra premiare le iniziative promosse dal governo Gruevski. Pressioni governative su varie aziende rischiano però di offuscare questa immagine positiva

25/06/2009 -  Risto Karajkov Skopje

Il direttore dell'Agenzia macedone per gli investimenti dall'estero, Vikor Mizo, la scorsa settimana è apparso in pubblico per comunicare alcuni dati interessanti. Come pubblicato sul numero di giugno-luglio del "FDI Magazine", importante osservatore dei fondi diretti d'investimento stranieri, Mizo ha dichiarato che la Macedonia si piazza al terzo posto, subito dopo USA e Francia, nelle ricerche di Google riguardo al termine "dove investire".

L'articolo, intitolato "Ondata di investimenti in Macedonia", definisce il paese come un'"entrata a sorpresa", commentando che il paese, anche se "pur non rientrando nella precedente top 10, è chiaramente diventato di moda".

"Tutto questo è dovuto al nostro duro lavoro", ha dichiarato Mizo. "E' il risultato della nostra campagna sulle tv straniere, sui media, su internet". Mizo ha aggiunto che "l'unico altro paese dell'Est Europa che rientra nelle prime 20 posizioni è la Polonia".

Anche se gli scettici minimizzano, si tratta di un'ottima notizia. Ovviamente, è il risultato finale che conta, ma questo è un dato importante per la visibilità del paese come "possibile" destinazione per gli investimenti stranieri. Il merito va al governo di VMRO e DPMNE del primo ministro Nikola Gruevski.

Dall'insediamento al potere nel 2006 e dopo la conferma del suo mandato alle elezioni dello scorso anno, Gruevski ha subito messo in chiaro che una delle sue priorità economiche sarebbe stata attrarre investimenti stranieri. Inoltre, questo è anche l'argomento della sua tesi di master.

Il governo ha investito molti sforzi ed ingenti risorse finanziarie in un'aggressiva campagna mediatica intitolata "Investire in Macedonia", che negli ultimi due anni è circolata nei principali mezzi di informazione internazionali come CNN, Economist e Financial Times, per citarne alcuni.

Oltre alla diffusione mediatica, il governo ha intrapreso riforme radicali. Ha sostanzialmente abbassato - fino ad un tasso fisso comune - molte delle tasse principali, e ha promosso la Macedonia come il paese con le tasse più basse in Europa. Ha portato avanti una riforma radicale (e imponente) per trasformare il sistema dei salari nel cosiddetto "salario lordo", che protegge i lavoratori ma anche rende l'amministrazione più facile ai datori di lavoro.

Ha offerto massicci incentivi agli investitori stranieri, promosso aree economiche libere, riformato il catasto, si è impegnato in una intensiva comunicazione con i singoli investitori, e molto altro. Si tratta di uno sforzo degno di merito.

Gruevski è probabilmente il più grande riformatore economico che il paese abbia mai avuto dalla sua indipendenza. Questo lo si vedeva già quando lavorava al ministero dell'Economia e, più tardi, delle Finanze, nel governo VMRO (1998-2002) guidato dal suo mentore e predecessore Ljubco Georgievki.

Poi Gruevski ha intrapreso importanti riforme per introdurre l'IVA, ha riformato il sistema delle transazioni finanziarie (una riforma probabilmente più complessa dell'introduzione dell'IVA), e ha iniziato il tanto atteso processo di denazionalizzazione, la restituzione della proprietà confiscata dal precedente regime. Si è presentato come un onesto e ossessivo stacanovista. Si dice si sia perfino intervistato da solo.

Il lavoro ha portato i suoi frutti. Dal 2006 il governo ha migliorato la riscossione delle tasse, ha aumentato i salari, la crescita economica è stata la più alta mai registrata dall'indipendenza della Macedonia e gli investitori stranieri sono iniziati ad arrivare.

Poi è scoppiata la crisi economica. In pratica tutti gli investitori esteri tanto annunciati dal governo, hanno rimandato o sospeso i loro piani di investimento.

Se la crisi economica globale è fuori dalla portata di qualsiasi governo, un'altra preoccupante tendenza, che recentemente si sta diffondendo in Macedonia, sembra essere promossa dall'autorità centrale. Pare che il governo abbia esercitato pressioni su alcune particolari compagnie. Non che prima altri governi non abbiano avuto approcci differenziati con le compagnie "politicamente vicine" rispetto alle altre. Solo che questa volta il fenomeno sembra aver raggiunto dimensioni estreme.

Negli ultimi mesi una crisi nell'industria lattiero casearia, apparentemente provocata dall'azione irresponsabile di una singola grande impresa, "Swedmilk", che ha rifiutato di pagare i piccoli agricoltori, ha praticamente rovinato i singoli produttori di latte del paese.

Il governo ha scelto di non intervenire nonostante le dure e ripetute proteste dei contadini (uno dei loro leader è stato sottoposto a pressioni da parte della polizia) con la spiegazione che non può interferire negli affari dei privati.

Il governo sembra invece comportarsi in tutt'altro modo nel caso che riguarda una delle più grandi compagnie macedoni, Fersped. Fersped è stata colpita da una serie di intoppi e complicazioni, e non è facile credere che il governo sia stato del tutto benevolente nei suoi confronti.

Fersped ha interessi d'affari in diversi campi, ma principalmente nei trasporti. L'ufficio doganale macedone ha revocato la licenza di trasporto per quella che sembrava veramente una minima irregolarità. L'azione (se sostenuta dall'istanza d'appello) lascerà circa mille persone senza lavoro.

La mossa ha sollevato le proteste della comunità d'affari del paese, che sosteneva Fersped. Questa è solo l'ultima azione intrapresa dal governo che ha colpito la Fersped negli ultimi anni. In precedenza il governo aveva revocato la licenza di Fersped per organizzare giochi del lotto, e ha fatto chiudere questo grande mercato.

Fersped è associata agli affari loschi degli anni '90, che hanno arricchito pochi oligarchi della privatizzazione a spese di un'economia in ginocchio e dei poveri lavoratori. I molti cittadini comuni che hanno subito la disastrosa privatizzazione degli anni '90 vedono "giustizia" in ciò che sta accadendo ora a Fersped. Lo stesso primo ministro Nikola Gruevski ha rilasciato alcuni commenti "allergici" in passato riguardo ai crimini della privatizzazione.

Sfortunatamente, pensare che il governo possa selezionare con cura una compagnia e dichiararle guerra, non è certo un bene per lo sviluppo di buoni affari. I funzionari del governo hanno rigettato ogni accusa di essere contro la Fersped. Gruevski ha affermato che "la legge deve essere applicata con tutti, piccoli e grandi, allo stesso modo". Il direttore delle dogane macedoni, Vanco Kargov, ha dichiarato che il caso Fersped non può influenzare negativamente il clima d'investimento nel paese.

Un altro caso, però, potrebbe creare molti più problemi alla Macedonia. Poche settimane fa, Austrian EVN, proprietario dei servizi energetici nel paese (acquistato negli ultimi giorni del governo dei socialdemocratici SDSM nel 2006), ha presentato una petizione contro la Macedonia di fronte ad una corte internazionale di arbitrato a Washington.

La mossa è avvenuta in seguito alla decisione presa da una corte macedone secondo cui EVN deve circa 200 milioni di euro (praticamente più di quanto gli austriaci abbiano pagato per ottenere la compagnia) ad ELEM, l'agenzia pubblica nazionale che produce l'energia che EVN poi vende agli utilizzatori finali.

La decisione della corte macedone è stata il culmine dello scontro tra il governo e d EVN, che intrattenevano relazioni tese già da tempo. Questo ha provocato preoccupazione negli ambienti diplomatici, peggiorando le relazioni tra Macedonia e Austria. In molti, inclusi i diplomatici internazionali, hanno commentato che la decisione della corte è dubbia.

La Commissione europea ha espresso preoccupazione e ha ricordato che una giustizia indipendente è condizione d'accesso all'Ue. EVN ha fatto sapere che indirizzerà ad altri paesi gli ingenti investimenti destinati originariamente alla Macedonia. Se per caso EVN vincesse la causa contro la Macedonia a Washington, il governo dovrebbe pagare una ingente ricompensa. Sicuramente più di quanto la Macedonia avrebbe dovuto pagare in precedenti casi di "cattive" privatizzazioni.

Potrebbe anche essere che EVN non abbia del tutto ragione e che il governo non sia pienamente in torto, anche se la loro disputa è principalmente attorno a degli interessi. Interessi che potrebbero essere rinegoziati se ci fosse flessibilità da ambo le parti.

Se c'è del vero nei commenti sul fatto che la corte abbia espresso un giudizio di parte per esercitare pressioni su EVN, questo sarebbe un pessimo messaggio sulla giustizia macedone ma anche sul clima di investimenti nel paese.

Lo stato di legalità, dopotutto, è ciò che gli investitori apprezzano sopra ogni altra cosa. Se il governo ha ragione come sostiene, farebbe meglio a fare lo sforzo di spiegare la sua posizione.

Altrimenti, altre ricerche di Google potrebbero far emergere cose meno piacevoli riguardo alle opportunità di affari in Macedonia.


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