(anDarko/flickr)

Tutela dell'ambiente, sviluppo sostenibile e due ONG italiane al lavoro nel più grande parco nazionale della Macedonia. Il racconto del nostro corrispondente dal lago di Mavrovo

09/02/2010 -  Risto Karajkov

Ci sono luoghi sulla terra in cui la natura sembra aver voluto mostrarsi in tutta la sua strepitosa bellezza. Mavrovo, in Macedonia, è uno di questi luoghi incantevoli, in cui le persone dovrebbero sforzarsi ancora più che in altri posti di utilizzare in modo razionale le risorse a disposizione, e di preservarle intatte per le generazioni future. I pionieri della tutela ambientale a Mavrovo sono due ONG italiane, UCODEP e GVC.
 

Il Parco Nazionale di Mavrovo, fondato nel 1949, è il più grande dei tre parchi nazionali della Repubblica di Macedonia, con i suoi 73.000 ettari. Il Parco si trova a circa un'ora e mezzo dalla capitale Skopje e si estende tra le cittadine di Gostivar, Debar e Kicevo, confinando in parte con l'Albania e con il Kosovo.

La natura è stata più che generosa con questo limbo di terra, adagiato tra le montagne di Bistra, Shara, Deshat e Krcin. Il Radika, forse il più bel fiume della Macedonia, si snoda sinuoso attraverso il parco. Mavrovo ospita inoltre un lago artificiale, che porta lo stesso nome del parco. Le trote pescate nel Lago di Msono sono una vera prelibatezza e un ottimo sostituto per le trote di Ohrid, che rappresentano invece una specie in estinzione. Il lago poi, benché molto piccolo, è di una bellezza commovente.

"Sarebbe fantastico promuovere la barca a vela sul lago, ai turisti piacerebbe moltissimo" dichiara Fabio Checcacci di GVC. GVC è partner di un progetto gestito da UCODEP e finanziato dal Ministero degli Esteri italiano. L'ONG ha il compito di promuovere attività economiche gestite da locali all'interno del parco: la popolazione dei pochi villaggi sparsi intorno al lago è infatti andata via via riducendosi nel corso degli anni, ed è composta principalmente da anziani e dai pochi giovani che hanno resistito all'impulso di emigrare, al contrario di molti loro coetanei che lavorano nella capitale o all'estero. Mavrovo dispone di un indotto economico basato principalmente sulle grandi catene alberghiere; tuttavia, la maggiore fonte di sostentamento per i locali resta il denaro spedito dai parenti emigrati.

Circa la metà della superficie del parco è coperta da foreste. I turisti vengono invitati a fare attenzione agli orsi e i lupi, presenti in gran quantità, costituiscono una vera calamità per gli allevatori. Il Parco è inoltre uno degli ultimi habitat della lince balcanica lynx lynx martinoi, una specie in via d'estinzione e difficilissima da avvistare nel suo habitat naturale a causa, appunto, della rarità dei suoi esemplari. Considerata un vero e proprio patrimonio nazionale, è raffigurata sulla moneta da 5 dinari macedoni.

Insieme ai suoi partner, UCODEP ha appena festeggiato il primo anniversario del progetto finalizzato a portare Mavrovo in linea con gli standard dell'Unione Europea in materia di parchi nazionali. Il progetto triennale ha infatti avuto inizio nel 2008 e dispone di un budget complessivo pari a 3 milioni di euro, erogati al 50% dal Ministero degli Esteri italiano, al 35% dall'Autorità del Parco e il rimanente 15% dai partner che si occupano di mettere in atto le varie iniziative, come UCODEP e GVC. Anche i Comuni partecipano attivamente al progetto.

"Uno dei principali aspetti del progetto è realizzare un nuovo modello di gestione del parco, in linea con gli standard previsti dall'Unione Europea" dice Daniele Pedreti, rappresentante UCODEP in Macedonia e responsabile del progetto. Ciò richiede una strategia polivalente, che comprende tra l'altro la produzione di registri e piani di conservazione per tutte le specie floristiche e faunistiche, programmi atti a implementare un uso razionale delle risorse presenti nella foresta, strategie di promozione turistica, di sostegno all'economia locale, aspetti di gestione finanziaria e molto, molto altro.

"Il piano di sfruttamento regolamentato delle aree boschive è di importanza vitale" spiega Pedreti. Attualmente, l'autorità del Parco, che è interamente auto-finanziato, deve più del 90% dei suoi introiti dalla vendita di legname. Il taglio del bosco viene effettuato in maniera rigorosamente controllata: gli alberi selezionati vengono infatti tagliati uno ad uno. "Eppure gli introiti del parco derivati dalla vendita di legname erano decisamente inferiori 30 anni fa" dichiara Pedreti, aggiungendo che il modello di auto-finanziamento totale di un Parco Nazionale totalmente è decisamente raro. Soltanto la Serbia e la Macedonia hanno utilizzato questo approccio per la gestione delle riserve naturali: nel resto d'Europa i parchi vengono generosamente finanziati dai governi.

Nonostante il taglio degli alberi nel parco sia sottoposto a rigorosa regolamentazione, resta tuttavia il fatto che il legname costituisce l'unica fonte di introiti. UCODEP e GVC vorrebbero attuare un cambiamento di rotta, promuovendo il turismo e fornendo maggiori input all'economia locale. Il turismo ricopre un ruolo fondamentale in questa strategia: Mavrovo è infatti, tra l'altro, una nota stazione sciistica, ma la stagione è troppo breve, e la neve ha scarseggiato negli ultimi anni. Occorre piuttosto creare i presupposti per un turismo presente 12 mesi l'anno e promuovere il Parco anche a livello internazionale. Il progetto prevede diverse iniziative in questo senso: verrà creato un campeggio dotato di cottage in legno e punti informazioni per i turisti. Il parco verrà inoltre pubblicizzato nel corso di varie fiere internazionali.

Il progetto prevede inoltre campagne di sensibilizzazione ed educazione ambientale nelle scuole locali e un piano di smaltimento dei rifiuti che comprende l'acquisto di nuovi macchinari, tra cui diversi trattori (per raggiungere discariche difficilmente accessibili) e contenitori per rifiuti. L'educazione ambientale resta però l'obiettivo fondamentale, e chiunque abbia visitato il parco può facilmente comprenderne il motivo: per quanto la natura sia stata generosa, l'uomo è stato avaro di attenzioni nei suoi confronti. Non che la vasta area del parco sia inquinata in modo sistematico, ma i rifiuti prodotti dagli abitanti del luogo e dai turisti sono sparsi un po' ovunque. Questo non è che il risultato di scarsa sensibilità ambientale e di controlli poco rigorosi. La normativa macedone è infatti molto rigorosa in materia di raccolta dei rifiuti, ma non viene adeguatamente applicata. "Cambiare l'atteggiamento della gente costituisce la sfida maggiore in ambito di tutela ambientale"ricorda Pedreti. I controlli e le sanzioni sono uno strumento valido, ma certamente non sufficiente. Instaurare una cultura della tutela ambientale è molto più difficile. "Inizialmente avremmo voluto introdurre un sistema di raccolta differenziata e riciclaggio totale, ma poi abbiamo deciso di proseguire un passo per volta", afferma Fabio Checcacci di GVC.

La cooperazione internazionale costituisce un aspetto fondamentale del progetto. GVC ha contribuito al gemellaggio tra Mavrovo e un suo equivalente italiano, il Parco dell'Appennino Tosco-Emiliano. I due parchi collaboreranno nel corso dei progetti futuri.

Nel 2011, quando il progetto avrà fine, il Parco Nazionale di Mavrovo dovrebbe essere pronto a diventare un vero parco nazionale europeo. Le bellezze naturali non mancano: devono soltanto trovare un'armonica integrazione con le attività umane.


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