Una vignetta pubblicata sul quotidiano kosovaro Koha Ditore

Bush, nella sua lunga visita in Europa, l'ha ripetuto più volte. L'indipendenza del Kosovo non può aspettare. Gli umori, le impressioni e le reazioni dei cittadini del Kosovo alle dichiarazioni del presidente americano in questo reportage della nostra corrispondente Alma Lama

13/06/2007 -  Alma Lama Pristina

Domenica 10 giugno 2007. Sono le 13. 05, a Tirana, quando il presidente americano George Bush proclama di fatto l'indipendenza del Kosovo. Durante la conferenza stampa espone la sua posizione in modo molto chiaro e determinato: "Il Kosovo deve essere indipendente. Il momento è adesso". Per i giornalisti presenti, almeno quelli albanesi, le dichiarazioni, fortissime, arrivano in modo inaspettato. Ma non solo.

La dichiarazione è stata una sorpresa anche per i leader del Kosovo. Bush ha ripetuto almeno dieci volte che la regione sarà indipendente. Il presidente del Kosovo, Fatmir Sejdiu, è tornato con urgenza nel suo ufficio. Si trovava a Prizren, dove stava partecipando alla festa della Lega omonima, qui tenutasi nel 1878 e primo nucleo dell'idea nazionale albanese. Una coincidenza. "Oggi è un giorno di portata storica, sia per Albania che per il Kosovo", ha dichiarato Sejdiu. Secondo il primo ministro kosovaro Agim Çeku, "il presidente Bush oggi ha proclamato l' indipendenza del Kosovo. Noi dobbiamo soltanto rimanere uniti in questi giorni." Tutti i politici hanno fatto dichiarazioni a commento delle parole del presidente Bush.

Visar Kastrati è un ragazzo di Pristina, ha vent' anni. Oggi sarebbe voluto andare a Tirana, ma non ha potuto. E' molto emozionato, dopo aver ascoltato alla televisione il discorso di George Bush a Tirana. "Ho sperato con tutto il cuore di sentire queste parole dal presidente americano. Ora le abbiamo avute, abbiamo il supporto degli Stati Uniti per risolvere finalmente lo status del Kosovo." Visar ha seguito minuto per minuto la visita di Bush a Tirana con un gruppo di suoi amici. "Finalmente ho sentito quello che tutti noi desideravamo". Per strada, tutte le persone che intervistiamo ripetono la stessa cosa: "Aspettavamo l'indipendenza da Bush, e lui di indipendenza ha parlato".

La dichiarazione di Bush è arrivata proprio dopo il summit del G8, nel corso del quale la Francia ha proposto un ulteriore slittamento della decisione sul Kosovo, posizione che aveva provocato il malcontento generale tra la popolazione albanese della regione. Adesso, dopo le parole del presidente americano, si può avvertire invece un'atmosfera di profondo ottimismo. Le pagine dei giornali, il giorno successivo alla visita, erano piene di speranza. "Indipendenza", era il titolo a tutta pagina del quotidiano Express. "Bush: il tempo per l'indipendenza", titolava invece Koha Ditore, il quotidiano più diffuso in Kosovo. Tutti i media della regione avevano inviato i propri giornalisti a Tirana.

A Pristina, nel frattempo, non ci sono state manifestazioni di giubilo in seguito alle parole di Bush, cosa che in città accade spesso, anche quando la nazionale di calcio albanese vince una partita. E' stata una domenica come tutte le altre, forse perché la gente aspetta - per festeggiare - una decisione finale sullo status. Non ci sono state manifestazioni ufficiali neanche il giorno dopo, nemmeno bandiere per le strade, soltanto qualche poster dove si augurava a Bush il benvenuto tra la gente albanese.

Centinaia di albanesi del Kosovo sarebbero voluti andare a Tirana, ma le restrizioni alle procedure doganali al confine con l'Albania hanno frenato il loro desiderio di vedere dal vivo il presidente Bush. Fatmir Limaj, il vicesegretario del Partito Democratico del Kosovo, ha dichiarato che, se la gente non ha reagito fortemente alla parole di Bush, questo dipende soprattutto dal fatto che da troppo tempo la popolazione è bombardata in continuazione con le date della promessa indipendenza, seguite poi dall'immancabile annuncio di una posticipazione. Questo ha portato a grande confusione, e nessuno sa più a cosa credere.

La reazione alla visita di Bush non e stata però così "indifferente" nelle zone del Kosovo abitate dai serbi. A Mitrovica nord tutto è tranquillo, ma anche qui tutti hanno ascoltato molto bene il messaggio di Bush. E' difficile fare interviste in questa pate della città, quando diventa chiaro che chi regge il microfono è una giornalista albanese. In una libreria ci dicono semplicemente "fuori da qui". Ma troviamo anche persone che hanno voglia di parlare. Kerstivoja Kerstic è uno di loro. Quando lo incontriamo, siede insieme ad alcuni anziani. Parlano proprio della dichiarazione del presidente americano. Secondo Kerstivoja, Bush non dovrebbe parlare in modo così diretto. "E' un rappresentante degli Stati Uniti e della Nato. Doveva mantenere toni più tranquilli". Sempre secondo lui, le parole di Bush non aiutano né il popolo albanese nè quello serbo. "Noi dobbiamo vivere insieme". Miljana Markovic un'altra abitante di Mitrovica nord, ci dice di non essere interessata alla politica, né tanto meno alle parole di Bush. Dice soltanto che "non so come potrò reagire se il Kosovo diverrà indipendente, quello che so, è che continuerò a vivere qui." Altri serbi sono convinti che le dichiarazioni di Bush non cambieranno niente. Una donna, che preferisce rimanere anonima, ha invece le idee molto chiare. "Putin è piu forte di Bush".

Le speranze degli serbi risiedono ora tutte nella Russia. L'incontro di Putin con Kostunica, è riportato in modo visibile in tutti i giornali, anche se non è più una notizia del giorno, visto che l'incontro è avvenuto quarantotto ore prima. La battaglia tra le due superpotenze, in piccolo, si svolge anche qui. La cosa più importante, però, è che in Kosovo, in questi giorni, alle dichiarazioni di Bush, non ha fatto eco nessun incidente.


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