Tratto di confine tra Macedonia e Kosovo

Non si placano le tensioni tra Pristina e Skopje sulla demarcazioni del confine che separa la Provincia amministrata dall'ONU e la Macedonia. Le autorità kosovare non riconoscono un accordo in merito sottoscritto nel 2001 dalle autorità macedoni con Belgrado. L'UNMIK sembra voler tentare di raggiungere, al più presto, perlomeno un accordo informale

29/06/2005 -  Alma Lama

Il confine tra Kosovo e Macedonia è ritornato sulla tavola negoziale tra Pristina e Skopje. Ma le motivazioni che spingono a risolvere questa questione sono differenti per le due capitali. Già nel 2001 il confine era stato oggetto di un accordo tra l'attuale Serbia e Montenegro e la Macedonia. Accordo non riconosciuto dalle autorità kosovare. Da allora nessuno sviluppo. Recentemente la Macedonia sta spingendo affinché il confine venga riconosciuto al più presto anche dall'UNMIK mentre da parte kosovara si preferirebbe che il tutto venisse rimandato dopo che è stata definita la questione dello status.

Comprensibili i motivi per i quali Skopje dimostra tanta insistenza. Vuole includere nel dibattito anche la Serbia che rischierebbe in caso contrario - e se al Kosovo venisse riconosciuta anche formalmente l'indipendenza - di non rientrare nei negoziati. Skopje ritiene questo la danneggerebbe ed in particolare che in questo modo rischierebbe di perdere i 3000 ettari contesi.

Secondo la risoluzione 1244 delle Nazioni Unite - che a tutt'oggi definisce lo status giuridico del Kosovo - quest'ultimo rimane parte dell'attuale Serbia e Montenegro benché sotto amministrazione internazionale. La stessa risoluzione sancisce che non rientra nelle competenze UNMIK quella di variare i confini della Provincia. Ma - secondo la autorità kosovare - questo non ha impedito che nel 2001 in parte il confine venisse modificato.

Attualmente la zona di confine viene pattugliata dall'esercito macedone ma non è stata fatta alcuna demarcazione sul terreno della linea di confine. Su entrambi i lati, sia in Kosovo che Macedonia, vi sono villaggi abitati dalla comunità albanese. I contadini di Dabelde, una delle zone contese, da mesi protestano perché non possono recarsi liberamente nei loro terreni rimasti sul versante macedone. Ma anche gli albanesi dalla parte macedone hanno in più occasioni affermato che l'accordo siglato nel 2001 non li soddisfa.

Skopje in realtà non esercita piena sovranità nella zona, ai contadini ha anche dato permessi speciali per potere varcare con più facilità il confine. Ma per questi ultimi queste concessioni non sarebbero sufficienti.

Ma perché la Macedonia è tanto interessata a queste zone di confine? "Sono punti strategici dai quali è più facile controllare l'intero confine con il Kosovo" ricorda Lindita Azizi, giornalista kosovara che si è occupata a fondo della questione e che nel 2001 ha seguito da vicino il conflitto macedone sedato con gli Accordi di Ohrid.

"La Macedonia da quelle montagne ha nel palmo della mano l'intero Kosovo" continua Azizi "e poi proprio da quelle aree è partito il conflitto armato in Macedonia tra guerriglieri albanesi ed esercito macedone. Tanusha, villaggio che fu zona franca dei guerriglieri, si trovava allora in Kosovo e dopo i cambiamenti del 2001 è terminato in Macedonia".

Secondo Qani Mehmeti, direttore del quotidiano Lajmi l'accordo del 2001 risale a molti anni prima. Fin dal 1997 la Serbia avrebbe promesso alla Macedonia quest'area.

Il Presidente del Kosovo Ibrahim Rugova ha affermato chiaramente che "i confini del Kosovo saranno determinati dai kosovari e non dai serbi o dai macedoni". Il Primo ministro del Kosovo, Bajram Kosumi, durante la sua prima visita in Macedonia, ha preferito non trattare direttamente la questione, sottolineando comunque che non riconosce l'accordo intercorso tra Macedonia e Serbia.

"Non riconosciamo l'accordo che Skopje ha sottoscritto con Belgrado qualche anno fa. Consideriamo l'accordo come invalido. Belgrado non può decidere dei confini del Kosovo", ha dichiarato il premier kosovaro ad un quotidiano macedone. Secondo quest'ultimo il problema effettivo sta nel fatto che né il governo del Kosovo e neppure l'amministrazione ONU della Provincia hanno la possibilità giuridica di decidere su questa questione. Kosumi ha poi aggiunto che gli esperti legali sia da parte kosovara che macedone stanno lavorando alacremente per arrivare ad una proposta di demarcazione del confine nel prossimo futuro.

L'UNMIK invece viene messa da parte delle autorità kosovare sul banco degli imputati per non essersi opposta all'accordo tra Macedonia e Serbia e Montenegro. Neeraj Singh, portavoce dell'UNMIK, nega però ogni coinvolgimento ricordando che l'amministrazione ONU non ha preso parte in nessun modo all'accordo tra Serbia e Macedonia. "Vorrei ricordare a questo proposito la dichiarazione del Consiglio di Sicurezza risalente al marzo 2001 dove si affermava che il Consiglio di Sicurezza ricordava la necessità di rispettare la sovranità e l'integrità territoriale della Macedonia. In questo contesto sottolinea che l'accordo in merito alla demarcazione dei confini siglato a Skopje il 23 febbraio 2001 e ratificato dal Parlamento macedone il primo marzo dello stesso anno deve essere rispettato da tutti".

Secondo Mehmeti è allora che il Kosovo avrebbe "perso il treno". Dopo quella dichiarazione del Consiglio di Sicurezza la questione della demarcazione del confine tra Mecedonia e Kosovo sembra definitivamente chiusa. Il Kosovo non è interessato a peggiorare le proprie relazioni con la Macedonia - continua Mehmeti - perché da quest'ultima si aspetta il riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo e perché gli interessi economici che legano i due Paesi sono forti.

Inoltre sembra che nessuno sia disposto a tenersi questa patata bollente troppo a lungo in mano.

E' risultato evidente anche dopo la visita del Presidente della Serbia Boris Tadic in Macedonia. Con le controparti ha affrontato anche la questione della demarcazione del confine.

Ali Ahmeti, uno dei principali leader della comunità albanese in Macedonia ed il cui partito è parte della coalizione attualmente al governo, ha voluto raffreddare i toni affermando che vi sono questioni ben più importanti da discutere che riguardano le relazioni tra Macedonia e Kosovo.

"Fatemi fare un esempio specifico in merito. E' molto più importante aprire una linea ferroviaria che colleghi i Pristina a Skopje" ha dichiarato. Di diverso avviso il suo rivale politico Arben Xhaferi, anche lui rappresentante della comunità albanese di Macedonia ma all'opposizione, leader del Partito democratico degli albanesi: "La Macedonia non vuole sottoscrivere alcun accordo con il Kosovo ma preferisce farlo con altri partner. Ritengo sia un errore strategico. Insisto affinché la Macedonia stringa buone relazioni con il Kosovo e questo faciliterà alcuni processi che sono stati avviati in Macedonia".

Intanto la stampa kosovara riporta che Skopje ha l'intenzione di richiedere al Consiglio di Sicurezza se l'UNMIK, amministrazione internazionale a guida ONU del Kosovo, ha o meno la competenza di decidere in merito alla demarcazione di confine. Ma le autorità macedoni hanno immediatamente smentito alcune voci secondo le quali il primo ministro Vlado Buckovski sarebbe stato in procinto di recarsi a New York per discutere della questione.

Nel frattempo l'UNMIK starebbe procedendo con incontri di propri tencici con quelli nominati da Skpoje. Obiettivo è quello di raggiungere un accordo informale il prima possibile che possa calmare le polemiche sviluppatesi in questi mesi.


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