Sembra regnare una strana atmosfera. Di disillusione rispetto ai cambiamenti che queste elezioni politiche potranno portare. Ed intanto vi è una sostanziale incertezza sulla partecipazione della comunità serba: le indicazioni di Belgrado verranno seguite?

17/11/2001 -  Davide Sighele

A Pristina sta nevicando. Matteo, che lavora per l'AVSI, cammina per le strade della capitale kossovara ed ogni tanto guarda il cielo. La neve è un problema, le già precarie strade si ghiacciano, ci si muove con meno facilità ed il lavoro sul terreno risulta più faticoso. Lo riusciamo a contattare sul cellulare. Le nostre voci accumulano un po' di ritardo su di una linea disturbata ma ci capiamo ugualmente. Quale l'atmosfera in Kossovo a pochi giorni dalle elezioni? "Io lavoro in particolare con ragazzi e giovani e tra di loro mi sembra di notare una certa indifferenza. Proprio ieri ho incrociato una manifestazione di appoggio nei confronti dell'LDK ma vi partecipavano in prevalenza bambini e ragazzini che "facevano un po' di confusione" e che certamente non erano rappresentativi dell'elettorato dell'LDK", Matteo si interrompe un attimo "a me sembra che Pristina sia molto tranquilla, molto più rispetto ad esempio alle scorse elezioni municipali".
Matteo lavora in alcuni progetti che coinvolgono la diocesi cattolica di Pristina. Proprio alcuni giorni fa è stato organizzato un incontro organizzato dalla chiesa cattolica di Pristina tra albanesi ed internazionali, che si erano conosciuti in chiesa e quindi tutti cattolici, "il punto critico della discussione era cosa pensassero gli internazionali degli albanesi e cosa pensano invece gli albanesi degli internazionali. Il tutto si è concluso con le solite "modalità kossovare" per cui alla fine "gli albanesi sono tutti bravi e gli internazionali pure" ma la cosa rilevante è che vi era un clima molto rilassato e tranquillo ed ho partecipato per la prima volta ad un incontro di questo tipo nel quale gli animi erano così distesi". "Quindi non ti sembra vi sia una certa tensione nei confronti dei rappresentanti della comunità internazionale anche in seguito dell'accordo degli scorsi giorni tra Heakkerupp e Kostunica dove è stato ribadito l'appartenenza del Kossovo alla Serbia?". "No, assolutamente, io non ho notato nulla di diverso".
Alessia lavora invece a Pec/Peja, nell'ovest della regione, a pochi chilometri dal confine con il Montenegro. Lavora per il Tavolo trentino con il Kossovo. Telefonando alla linea fissa dell'ufficio una voce suadente mi annuncia che le linee internazionali sono momentaneamente sovraccariche, di riprovare più tardi. Alessia mi risponde però al cellulare.
"Ai comizi di Rugova e Thaci, in centro città, nei giorni scorsi c'erano molte persone, ma solo in quell'occasione specifica ed in quel giorno specifico. Negli altri giorni non mi sembra vi sia stato un coinvolgimento molto forte della popolazione albanese". E sulla questione dell'indipendenza del Kossovo, la comunità albanese ritiene queste elezioni porteranno solo ad un maggior grado di autogoverno o sarà il primo passa verso l'indipendenza?. "La questione dell'indipendenza è molto sentita" continua Alessia "ma parlando poi con la gente dei villaggi emerge soprattutto un'insoddisfazione di tipo generale soprattutto per le condizioni economiche nelle quali versa attualmente il Kossovo. Addirittura qualche albanese delle zone più rurali ha affermato che dopotutto si viveva meglio prima della guerra. Vi sono sicuramente meno aspettative rispetto all'anno passato". Il Tavolo trentino con il Kossovo lavora anche nell'enclave serba di Gorazdevac, villaggio a pochi chilometri da Pec/Peja dove vivono circa mille serbi, protetti dai posti di blocco della KFOR. "Non si capisce se i serbi andranno a votare. Sembra che sarà più una scelta individuale che collettiva".
Anche Manuela lavora spesso con le minoranze. Il suo ufficio ICS di Pristina gestisce per conto dell'UNHCR un campo collettivo nella municipalità di Obilic nel quale vengono ospitate 661 persone, in maggioranza della comunità aeshkalia, ma vi sono anche rom e serbi. Originari del Kossovo, delle Krajne e della Bosnia. Le chiedo se secondo lei la comunità serba andrà a votare. "Per quanto riguarda le minoranze credo vi sia una totale sfiducia rispetto alle prospettive future. I serbi del Kossovo ad esempio si sentono completamente trascurati sia dalla comunità internazionale che da Belgrado. Loro hanno sempre lamentato questo abbandono ed ora, come spesso avviene davanti ad eventi quali le elezioni, sollevano la questione con veemenza". Manuela poi parla del recente accordo tra Haekkerupp e Kostunica dove l'amministrazione internazionale ha ribadito i contenuti della risoluzione ONU 1244, nella quale già si affermava che il Kossovo è parte integrante della Repubblica Federale Jugoslava, e Kostunica, da parte sua, ha invitato la comunità serba del Kossovo a prendere parte alle elezioni. "Il Joint Agreement tra Kostunica e Haekkerupp è stato molto contestato dai partiti politici albanesi che continuano a mirare all'indipendenza della regione e considerano l'accordo una minaccia alle loro mire indipendentiste" si sofferma un attimo "prima di quest'accordo la comunità serba era decisa a non presentarsi alle elezioni, poi le posizioni sono cambiate. La sensazione è che alcune persone si rendano conto che è un'occasione che non va sprecata e che è il caso almeno di esprimere la propria opinione. Ma è difficile motivare persone che vivono in enclaves ed in condizioni di vera e propria segregazione ad andare a votare. Hanno la sensazione di sentirsi traditi. Un parte ci va perché ha forti motivazioni ma la maggioranza penso sia indifferente se non fortemente amareggiata". Ma al telefono Manuela ci aveva parlato anche della comunità albanese: "Vi sono alcune persone che sono totalmente disilluse sui miglioramenti che potrebbero portare in Kossovo queste elezioni: sono gli intellettuali ed una parte delle "élites". Poi invece ci sono altre fasce che sono più coinvolte ma la mia impressione è che lo siano in modo ideologico piuttosto che spinti da una vera consapevolezza politica ed elettorale. Per la maggior parte sono giovani e giovanissimi. Vivono ancora l'euforia e l'ebbrezza della vittoria".
Bernardo invece manca da qualche settimana dal Kossovo dove lavora come rappresentante di Bergamo per il Kossovo. Nel viaggio di ritorno verso l'Italia ha però passato qualche giorno nel sud della Serbia dove vivono moltissimi profughi originari del Kossovo. Ha avuto occasione di incontrarne molti e di parlare con loro. Quale allora le posizioni di queste comunità rispetto all'andare a votare? "Le comunità serbe che ho incontrato, ancora due settimane fa, e quindi precedentemente all'accordo Kostunica-Haekkerupp, erano tutte assolutamente convinte di non andare a votare. Debbo dire con ragionamenti molto deboli: la motivazione più ricorrente era che non avendo la possibilità di rientrare liberamente in Kossovo si chiedevano perché sarebbero dovuti andare a votare. Non percepivano il voto come la possibilità innanzitutto di avere una propria rappresentanza ed in secondo luogo di mettere anche la comunità internazionale davanti ad una realtà, quella delle minoranze, forse negli ultimi due anni un po' trascurata. Rispetto ad una serie di posizioni come questa la loro linea argomentativa andava un po' in crisi. La decisione di non andare a votare mi è parsa una reazione del tutto istintiva". Ed in seguito dell'indicazione della coalizione DOS al governo a Belgrado di recarsi a votare, cambierà qualcosa? "Bisognerà vedere se i serbi del Kossovo si allineeranno sulle indicazioni della politica belgradese, non sempre è accaduto. Certo invece che la firma dell'accordo ha avuto forte impatto sulle aspettative della comunità albanese. Ha contribuito a riportarli alla realtà: non è vero che l'indipendenza è dietro l'angolo".
Ma quale l'influsso di queste nuove elezioni sull'effettivo autogoverno del Kossovo da parte della comunità che lo abitano? Matteo è molto chiaro, secondo lui poco cambierà nei fatti ed il sostanziale "protettorato internazionale" continuerà ancora per molti anni. Secondo Manuela vi sarà invece un rapido demandare competenze almeno a livello locale. La posizione anche formale dell'UNMIK è infatti questa: "Vi è una tendenza alla riduzione dell'impegno internazionale perché sia il popolo del Kossovo ad autogestirsi. Già oggi ogni principale carica dell'UNMIK è affiancata da un rappresentante locale che dovrebbe poi prenderne il posto. Le elezioni hanno come preciso intento quello di permettere questo avvicendamento in modo democratico e cioè attraverso le elezioni" per poi aggiungere però, in sintonia con Matteo, che "a mio avviso gli internazionali resteranno nei posti di maggiore responsabilità ancora per un po'". Bernardo ritiene che il processo che porterà all'autogoverno sarà lento e non certo facile "certamente ci sarà un affiancamento nelle varie cariche ma almeno saremo di fronte ad una rappresentanza legittimamente eletta e questo mi sembra certamente l'aspetto più positivo. Credo che la comunità internazionale prima di "mollare le redini" impiegherà un bel po' e, questa è la mia impressione, tutto si gioca anche sul processo di ritorno e le garanzie che la comunità albanese è in grado di dare alle minoranze residenti e che risiederanno sul territorio".
Ed oggi si vota.