Plac Zbawiciela di Krzysztof Krauze e Joanna Kos-Krauze

Concluso il 19° Film Festival di Trieste. Cinema polacco e sloveno tra i favoriti della giuria e del pubblico. Dominio della Turchia nei cortometraggi. La rassegna del nostro inviato

25/01/2008 -  Nicola Falcinella Trieste

La Polonia ha vinto il 19° Trieste Film Festival conclusosi ieri sera. "Plac Zbawiciela - Piazza del Redentore" di Krzysztof Krauze e Joanna Kos-Krauze ha ottenuto il premio ufficiale, mentre "Pora lumiera - Tempo di morire" di Dorota Kędzierzawska, che ha pure avuto una menzione "per la straordinaria interpretazione della protagonista del film Danuta Szaflarska", è stato premiato dal pubblico.

Gli spettatori, che come sempre hanno affollato le sale per l'intera settimana hanno poi votato la commedia romantica slovena "Estrellita - Pesem za domov" di Metod Pevec e la sfida tra bene e male nel serbo "Klopka - La trappola" di Srdan Golubović.

I giurati hanno menzionato anche l'altro sloveno "Instalacija ljubezni - Installazione d'amore" di Maja Weiss "per l'originalità del linguaggio cinematografico e per la satira sul consumismo materiale e culturale".

Nella dozzina di pellicole in gara c'erano altri titoli validi. Su tutti "Import / Export" dell'austriaco Ulrich Seidl, che mostra in parallelo due storie tra est e ovest. Una giovane infermiera ucraina arriva in Austria e finisce in un ospedale geriatrico, un quasi coetaneo pieno di debiti fa il percorso opposto per installare macchinette per il videopoker.
Pur non all'altezza di "Canicola", il secondo film di fiction del documentarista austriaco ha grande valore nel rimarcare lo scadimento dei rapporti e lo scambio di merci umane che trapela fin dal titolo.

Molto bello anche "Iska's Journey" dell'ungherese Csaba Bollock già passato al Sarajevo Festival, come pure "California Dreamin' (Endless)" del rumeno Cristian Nemescu passato fuori competizione.

Tra i cortometraggi dominio turco, che avevano tra i lunghi "Yumurta - Uovo" di Semih Kaplanoglu, significativa storia di un quarantenne poeta fallito che torna al villaggio per la morte della madre. Si trova in eredità il compito di sacrificare un montone, ma anche la bella diciannovenne che accudiva l'anziana.

La giuria ha valorizzato tra i registi di film brevi Nesimi Yetik per "Annem sinema öğreniyor - Mia madre studia cinema". "Per la sua semplicità, per la sua purezza e per il suo senso dell'umorismo. Quest'inno al cinema è un buon esempio di come, per fare un buon film, sia più importante una grande passione che un grande budget" la motivazione che ha colto l'ironia dei brevi flash in cui il figlio insegna alla donna i nomi dei registi più importanti di oggi trovandosi alla fine risposte spiazzanti.

Menzione a "Bende sira - Ich bin dran!" (Tocca a me!) di Ismet Ergün e "Na sončni strani Alp - Sul versante ridente delle Alpi" dello sloveno Janez Burger. Il pubblico ha premiato "Între ziduri - Fra i muri" della moldava Ana-Felicia Scutelnicu e l'ungherese "Szalontüdő - Trippa e cipolle" di Márton Szirmai. Quest'ultimo ribalta stereotipi sui tavoloni di un venditore ambulante del cibo del titolo. Un giovane rampante ordina un piatto e mentre chiude a distanza la sua automobile tedesca sbaglia tavolo e si trova a contendere la porzione con uno che sembra un "barbone". Solo alla fine si accorgerà dell'errore.

Tra i documentari la giuria ha premiato ex-aequo il tedesco "Das Leben ist Ein Langer Tag - La vita è un'unica lunga giornata" di Svenja Klüh e l'estone "Plošča - Piazza Kalinovski" di Jurij Chaščevatskij. Il pubblico ha invece colto la bellezza formale e i sacrifici delle piccole ginnaste rumene che sognano le Olimpiadi di "Das Geheimnis von Deva - Il segreto di Deva" di Anca Miruna Lazarescu. Un genere, il documentario "sportivo", di solito poco presente nei festival di cinema.

Tra gli altri eventi proposti da Alpe Adria - Trieste Film Festival la retrospettiva all'ungherese Istvan Gaal (con pubblicazione curata da Paolo Vecchi e Judith Pinter), l'omaggio a Tullio Kezich produttore, critico e scrittore e i principali film tratti dalle opere di due letterati di spicco a cavallo tra '800 e '900, Arthur Schnitzler e Italo Svevo.


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