Dallo spettacolo "Bari"

Non corridoi di trasporto e neppure tragitti di oleodotti. SEAS/Baltikum-Adriatico è un progetto culturale iniziato nel 2002 che cerca di praticare la metafora del mare come chiave per capire la nuova Europa. In questi giorni fa tappa ad Udine

25/10/2005 -  Giulia Mirandola

Pensiamo ad un viaggio. E poi pensiamo all'acqua come elemento fluido di passaggi, proiezioni, partenze e scambi. Diamo un nome a questo itinerario e prendiamo il mare come paradigma per una diversa grammatica delle relazioni. Sediamoci attenti sulla platea d'Europa e scivoliamo agili da una costa a un'altra, magari dal Baltico all'Adriatico, magari dal Mar Nero al Mare del Nord: ci accorgeremo che tra questi mari, SEAS, il pullulare di motivi di coesione è un fatto dimostrabile.

SEAS/Baltikum-Adriatico è un progetto culturale e politico paneuropeo, sviluppato da Intercult Stockholm, iniziato alla fine del 2002 come piattaforma di scambio e comunicazione interculturale tra paesi europei, che si va concludendo proprio in queste settimane e che da allora cerca di praticare la metafora del mare come chiave d'Europa.

Secondo Dragan Klaic - che ne è il curatore internazionale e presiede l'European Forum for the Arts and Heritage/EFAH di Bruxelles - l'Europa si ridisegna attraverso esperienze di shock culturali, genuine provocazioni di conoscenza, di cui, simultaneamente e topograficamente, città, comunità e linguaggi (teatro, danza, musica e suono, architettura, design, video, web art, fotografia, scrittura) sono protagonisti.

I primi due anni sono stati scanditi rigorosamente in tre fasi: la prima di ricerca e sviluppo (con il supporto di European Cultural Fundation, Theorem e Swedish Institute); la seconda di produzione (sostenuta da EU/Culture 2000, Nordic Cultural Fund e dalle istituzioni nazionali, locali e regionali dei paesi coinvolti); la terza di distribuzione (con la partecipazione di EU/Culture 2000, European Cultural Fundation, Swedish Institute e le varie dalle istituzioni nazionali, locali e regionali).

È una rete complessa di connessioni e periferiche quella prodotta da SEAS, una schiuma che pervicacemente trasgredisce i confini tra famigliare e sconosciuto, vecchio e nuovo, tra rischio e coerenza, produttivo ed estetico, locale e internazionale, imparando che porto chiama porto. Così, per il 2007-2008, le coste si prolungano alla Bulgaria, alla Romania, all'Ucraina, alla Georgia, alla Russia, alla Turchia, alla Svezia, alla Norvegia, alla Danimarca, all'Olanda e alla Germania e i mari diventano Black SEAS/North SEAS.

Ad oggi sono in molti ad aver reagito a SEAS: istituzioni, gruppi di ricerca, organizzazioni non governative, studiosi, operatori, spazi produttivi, festival e sarebbe utile provvedere, in un futuro non troppo lontano, ad una mappatura approfondita del percorso compiuto fin qui.

Dallo spettacolo "Bari"

Dopo aver toccato la Croazia (Rijeka, 12-19 giugno 2005), la Slovenia (Koper, 29 giugno - 2 luglio), la Svezia (Stoccolma, 31 agosto - 4 settembre) e il Montenegro (Podgorica, 17-21 settembre), ora SEAS approda, nella sua prima e unica tappa italiana, al CSS Teatro Stabile di Innovazione del Friuli-Venezia Giulia (Udine, dal 18 al 30 ottobre), che inaugura così la ventiquattresima edizione di Teatro Contatto e la sua stagione di teatro contemporaneo, intitolata con un auspicio, CIBO NUTRIMENTE, cibo per la mente a chi è morso dalla fame di pensiero. In scena compagnie provenienti dalla Slovenia, dalla Croazia, dalla Serbia e dal Montenegro, impegnate in momenti performativi, laboratori, installazioni multimediali e incontri. Tra questi, gli sloveni Via Negativa (More e Incasso, 29-30 ottobre, T. San Giorgio) già incontrati recentemente alla Biennale di Venezia, e Mini Teater Ljubljana con Medeja Material da Heiner Müller (23 ottobre, Udine, T. San Giorgio), di ritorno da Napoli Scena Internazionale. Si infittisce la trama delle coproduzioni con l'installazione AV com (fino al 30 ottobre, T. San Giorgio) di Davide Grassi, italiano con sede creativa a Lubiana, e Mikael Lundberg, svedese, prodotto da Aksioma-Institute for Contemporary Arts (Slovenia) e Intercult. Tra il 23 e il 29 ottobre il collettivo serbo-montenegrino Skart, conduce Mekanika Popular, un laboratorio per bambini pensato come azione internazionale di creatività infantile, contro il consumismo e il sonno della ragione. Alla danza è dedicata la serata del 24 ottobre con Bari (T. Zanon), della compagnia Flota (Slovenia) di Matjaz Faric, che ci trasposta virtualmente all'altro capo dell'Adriatico attraverso un percorso soprattutto uditivo, basato sull'ascolto dei suoni e dei rumori del porto di Bari. Di impronta multimediale Process City, Part 3 (25 ottobre, T. San Giorgio), proposto da Bacaci Sjenki & Orchestra Stolpnik (Crozia), che all'azione teatrale affianca l'uso di video e microcamere che si offrono alla manipolazione e al montaggio in diretta, tentando di far dialogare Il processo di Franz Kafka con le sequenze cinematografiche di Orson Welles. Infine, sempre dalla Croazia, la compagnia BAD.co con due produzioni: Deleted Messages (27 ottobre, T. Palamostre), diretto da Goran Sergej Pristas e Fleshdance (28 ottobre, T. Zanon), della coreografa Nikolina Bujas-Pristas.

Dal mese prossimo SEAS/Baltikum-Adriatico tornerà a guardare a nord, verso Helsinki, dove tra il 18 e il 26 novembre si svolgerà la tappa conclusiva del suo biennale navigare. Poi, un anno intero di Dates, viaggi e incontri regionali tra Mar Nero e Mare del Nord, riaprirà l'Europa all'esplorazione assidua del suo corpo sommerso e delle sue opere emergenti.

Link consigliati:
www.intercult.se
www.culturebase.net
www.cssudine.it


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