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Commenti

Kraijna

Penso che Lei si riferisca ai paesi tra la costa e Benkovac.
Ogni anno passo da lì e ogni anno provo un sentimento di vergogna per quello che è stato fatto durante l'operazione del '95. Negli ultimi anni ho notato che molte case sono state ricostruite ... spero vi abitino dei ritornanti. E' noto che in quei posti, come in tanti altri luoghi della ex-jugoslavia, l'odio verso gli altri è ancora forte. L'odio è un sentimento, fondato o meno che sia. Non appartiene al campo del Diritto. Nel caso in questione, oltre alle cose giustissime che ha segnalato Lei, mi sembrerebbe opportuno ricordare anche gli assedi di Zara e Sebenico che le precedettero e il comportamento della minoranza serba della Kraijna di Knin in quei frangenti. Non per giustificare ma almeno per capire le dinamiche effettive. Evitare future tragedie e risolvere, almeno in parte, quelle passate secondo me è possibile ma solo se tutti fanno un passo avanti.

Strana situazione in Croazia

Sono stato in Croazia questa estate perchè mia moglie è una ex abitante di piccolo villaggio nella Dalmazia il quale durante la guerra dal 1991 al 1995 che divise la Yugoslavia, fu raso al suolo, furono bruciate e bombardate tutte le case, e ovviamente uccise un pò di persone durante i mesi d'assedio dell'allora appena nato Esercito Croato, ovviamente perchè mia moglie e la sua famiglia e tutti gli altri abitanti erano di origine Serba.
Mia miglie è stata quindi cacciata dal suo villaggio dove ora tanti turisti nelle vicinanze dello stesso sguazzano felici nel mare, all'ombra di edifici semidistrutti ancora in bella vista.
Questa estate mia moglie mi ha portato a vedere questo ex-villaggio dove è nata e cresciuta, mi sono accorto nel mio viaggio in Croazia che c'è ancora un acceso odio nei confronti dei Serbi, infatti quando siamo stati nel villaggio c'erano dei manovali che stavano aggiustando una strada, e quando hanno capito che mia moglie era una ex abitante del villagio, questi si sono messi a cantare una canzone nazionalistica Croata in segno di diretta provocazione.
Mia moglie ha difficolta nel farsi legalmente ricostruire la sua casa distrutta dalla sua stessa patria (Croazia), semplicemente perchè i Croati non vogliono un ritorno alle loro case dei Serbi cacciati in Serbia, questo accade ancora oggi nella democratica Europa, nella Croazia tanto vicina all'Italia.
Ritengo che buona parte del popolo Croato sia legata ad una mentalità fasciasta e nazionalista.

x la Sig.ra Flavia Pilastro

Ho visto che lanciato il suo (ritengo) giustissimo SOS in coda a diversi commenti su articoli riguardanti la Croazia. Ma ha provato a prendere un avvocato, magari zagabrese?
Se le cose stanno come dice Lei, non credo che la Croazia del diritto e della democrazia la abbandonerà a se stessa, facendo una figura a dir poco patetica per una casetta sul mare. Complimenti per la sua determinazione, semplice e forte (che mi ricorda tanto quella tipica di tanti croati).

Beni italiani nazionalizzati in Croazia

La casa costruita da mio nonno nel 1910, è stata nazionalizzata da una legge di Tito del 1974. Non ci è stata mai tolta, nonostante diversi tentativi, non siamo più proprietari, ma lo è il Comune di Verteneglio, Istria al quale paghiamo le dovute tasse. Questa casa si trova in località Karigador, sul mare, tra Umag e Novigrad. Il Comune sta ora cercando di togliercela definitivamente onde poter vendere l'immobile per far cassa. Non siamo nè profughi, nè esuli: abbiamo sempre abitato la nostra casa, con le mie sorelle ed i cugini. Non capisco perchè la Croazia che aspira a diventare membro dell'U.E. non si decida a rendere giustizia con la restituzione della proprietà della casa in questione ai legittimi proprietari, eredi naturali del costruttore.
L'Ufficio all'argamento dell'U.E. dovrebbe essere messo a conoscenza di questi fatti (che sembrano essere circa 500 in tutta la regiore istriana) per porre delle condizioni democratiche sulla proprietà privata, disattesa dalla Repubblica di Croazia.
Flavia PILASTRO

Ribatto il chiodo

Avevo giurato a me stesso di non intervenire su questo argomento ... ma è più forte di me. Scusatemi. Aspetto ancora che gli storici italiani, sloveni e croati forniscano un resoconto esaustivo di quei fatti. Mi sembra di capire che dovrò attendere ancora un po'. Lascerò detto a mio figlio. Nel frattempo, noto con crescente sgomento che con l'andar degli anni questa polemica assume sempre più contorni "balcanici". Direi meglio: "balcano-fascisti". Usare termini mutuati dagli anni '90 significa cadere nella trappola dell'attualizzazione mistificata. Io ritengo grave che questo lo faccia un capo di Stato, mi piacerebbe spiegasse meglio i suoi intenti.Se Trieste vuole tornare nei Balcani (magari per diventarne la capitale) la cosa ha una certa legittimità ma vi prego, VI PREGO, non trascinateci anche il resto dell'Italia. Gli italiani per questa forma di pensiero non hanno i necessari anticorpi. L'Italia è una repubblica fondata sull'oblio(del proprio colonialismo, del nazionalismo, del fascismo, delle smanie imperiali ricorrenti, dell'arroganza mafiosoide) ; il ricordo (magari anche molto di parte - dell' "avete pagato caro ma non avete pagato tutto", della "responsabilità oggettiva", degli "zero" aggiunti in coda alle stragi) appartiene, spesso anche troppo, ad altri. Se la fusione degli intelletti deve avvenire su queste basi è meglio che ognuno rimanga quello che è, con i suoi pregi e i suoi difetti.

Comitiva di persone facente parte di un programma ufficiale

Non era una cerimonia privata:

Ecco la prova che l'UNIONE ISTRIANI aveva inserito nel programma ufficiale delle MANIFESTAZIONI la cerimonia commemorativa per la quale - in Slovenia - è richiesta l'AUTORIZZAZIONE.

Sul sito dell'UI, inoltre, in tono polemico si dice che la Polizia slovena parlava in sloveno... E in che lingua dovrebbe parlare la polizia slovena? Forse la polizia italiana parla in sloveno, croato o islandese? Ma stiamo scherzando?

per scaricare il programma ufficiale (prima che magari qualcuno lo tolga dal sito...):

http://www.unioneistriani.it/3t/user/pages...nione&dtct_id=1

Ripeto: secondo me qualcuno CERCAVA la cosa per poter spargere un po' di benzina sul confine, per poter seminare un po' di astio in tutto italia verso gli sloveni.
Questa non e' memoria. E' odio.

Polemiche soft

Gentile Degni Carando,
mi lascia scettico la Sua difesa dell'operato della polizia slovena. (Quanto a colui che ha il coraggio di firmarsi estremismi, sarebbe bene per lui una ripassatina d'italiano). Se annettiamo valore alle formalità, allora la Slovenia non ha il minimo diritto di richiamarsi al Trattato di Osimo. (E l'Italia avrebbe dovuto rinegoziarlo con un bel veto all'entrata della Slovenia nella UE). Quindi ho proprio il sospetto di un fastidio, malcelato, da parte degli Sloveni.
Cordialmente,

Per Federico Degni Carando

Mi pare un po' azzardato parlare di "cerimonia pubblica"secondo il significato che si deve dare a questa locuzione.
Anche la parola "pellegrinaggio", a rigore, non è del tutto calzante; tuttavia, rende bene il concetto di una comitiva di persone che va a rendere omaggio al sacrificio di altre persone, vittime innocenti dell'altrui odio.
Non credo che qualche gagliardetto (se c'era) trasformi questo innocuo assembramento, non vietato in nessuna parte del mondo, in una "cerimonia pubblica".
Non è escluso che nell'animo di qualcuno dei partecipanti albergasse una qualche forma di provocazione od un atteggiamento di sfida, però è innegabile che da parte slovena si sia agito con protervia ed ostilità preconcette.
Il fatto che l'opinione pubblica slovena abbia complessivamente approvato la reazione della Polizia è indicativo della refrattarietà di quegli abitanti ad abbandonare schemi mentali improntati a visioni scioviniste.

interessante

Sarebbe interessante vedere cosa sucederebbe se un gruppo nostalgico del comunismo titino (sloveno-croato ecc) farebbe un "pelegrinaggio" in piazza unità a Trieste il 1 maggio con bandiere e foto di Tito per "parlare" di liberazione.
Certe cose devono essere istituzionalizzate altrimenti vengono usate e strumentalizzate dagli estremisti.

Pellegrinaggio?

Una cerimonia con bandiere e striscioni da quando in qua si chiama "pellegrinaggio"?
Era una cerimonia pubblica per la quale in Slovenia ci vuole l'autorizzazione. Credo che la stessa cosa succeda in Italia. In USA è sicuramente così.
Ovvio che è di difficile comprensione da parte di chi cresce e vive in uno Stato come l'Italia, dove le regole sono fatte per essere eluse o trasgredite e dove chi riesce a non rispettarle non e' condannato, ma considerato "furbo" e con spirito d'emulazione

dura lex sed lex

Evidentemente, chi si lamenta per questa giusta presa di posizione della Polizia slovena non conosce le leggi. Non solo quelle slovene, ma nemmeno quelle di quello stato comunista e dittatoriale che sono gli... Usa! Scherzi a parte, in Usa se un gruppo di persone vuole radunarsi con cartelli (là non usano gli striscioni) e bandiere, deve chiedere il permesso, pena multe pesantissime.
In Slovenia funziona allo stesso modo: se uno annuncia a mezzo stampa o su internet che ci sarà una cerimonia esce dal privato e va nel "pubblico". Tutti sanno che quel giorno dei pullman andranno in quel posto. Dunque la Polizia DEVE organizzarsi per garantire l'ordine pubblico e tutelare coloro che arrivano per l'occasione.
Mi sembra una cosa normale e civile.
Penso oltretutto che funzioni allo stesso modo in Italia.
La Polizia slovena, inoltre, è di stampo "austro-ungarico": severissima e rigidissima. Del resto: DURA LEX SED LEX. La prossima volta si chieda l'autorizzazione e non ci saranno problemi.
A meno che qualcuno... non vada in cerca di simili cose... tanto per sollevare polveroni.
A pensar male si fa peccato... ma a volte, diceva zì Giulio Andreotti, ci si azzecca.

Foibe

La reazione da parte della polizia slovena al pellegrinaggio degli esuli la dice lunga sul tasso di nazionalismo che pervade la stragrande maggioranza degli sloveni, precipuamente in funzione antiitaliana, anticroata, antiaustriaca, antiungherese.
La realtà è che apparentemente i confini scompaiono dalla carta geografica, ma sono presenti e ben radicati come non mai.
Gli sloveni devono una volta per tutte ammettere che se è stato il fascismo la causa prima dei soprusi e dei crimini commessi a loro danno prima e nel corso della seconda guerra mondiale, ciò non costituisce una esimente per i soprusi ed i crimini compiuti dai titini contro le popolazioni italiane.

Verità e Giustizia

Sulla reazione da parte della polizia slovena al pellegrinaggio degli esuli (tale è, e non manifestazione)si può aggiungere qualche ulteriore commento. In varie occasioni gli esuli si sono recati, in comitiva e con ampio anticipo d'informazione, nell'Istria croata, per rendere omaggio a infoibati (vedi foiba di Vines), a fucilati (vedi Cava Cise), e nei cimiteri delle cittadine istriane. MAI non è stata richiesta alcuna autorizzazione alle autorità croate, MAI la polizia croata ha tentato di impedire questi gesti di memoria. Comportamento che rende in qualche misura onore a quelle Autorità, che MAI hanno dichiarato, così viene pubblicato in questo Osservatorio "Seguiamo le mosse delle associazioni degli esuli sui loro siti on-line che sono legali e accessibili a qualsiasi utente di internet. Anche a noi".
Gli esuli chiedono pertanto alla Repubblica di Slovenia le scuse ufficiali per l'accaduto: non è possibile che in Unione Europea, la "nostra" Unione di cui la Slovenia è presidente, ci possa essere un'arbitraria interpretazione - e conseguente volontà di blocco, sanzionato - di un gesto volto soltanto alla memoria.
Gli esuli istriani non hanno mai chiesto alcuna autorizzazione, a nessuna autorità, e nessuno li hai mai bloccati, quando hanno deposto un fiore alla Risiera di San Sabba a Trieste, al Sacrario memoriale di Gonars dedicati agli internati sloveni, o nel Lager di Buchenwald. In modo analogo a nessuna organizzazione slovena è stato mai impedito, da parte di alcun

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