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Arriva oggi nelle sale italiane il documentario di Emir Kusturica su Diego Armando Maradona, già uscito con successo a Cannes. L'Argentina e la Serbia, mondi lontani ma, secondo il regista, anche molto vicini

Il gol di mano di Maradona all'Inghilterra ai Mondiali dell'86 è un simbolo e un punto di svolta. Ed è pure la ragione profonda del film che Emir Kusturica ha realizzato sull'ex campione argentino e che sarà, dopo il successo nell'anteprima al Festival di Cannes, nelle sale italiane da oggi.

"La prima ragione per cui ho fatto il film - ha spiegato il regista serbo - sta nel fatto che fui una delle milioni di persone che quel giorno in tutto il mondo esultarono per i due gol di Maradona. Quella partita esemplifica la giustizia nel mondo per la prima e ultima volta: Argentina e Serbia sono state distrutte dai poteri occidentali, li hanno combattuti. Per questo sento una vicinanza con Maradona".

"In più - ha aggiunto Kusturica - lui è molto popolare in Serbia e il nostro calcio somiglia a quello argentino. Inoltre a volte si è detto che io sono il Maradona del cinema. L'altra ragione è che ho letto libri su di lui, ho visto servizi giornalistici, ma mi sembrava che non gli rendessero giustizia".

Il film, il secondo documentario del creatore di Kustendorf dopo "Super 8 Stories", è quello che ci si aspetta, per i fan dei due ma anche uno sguardo particolare sullo sport e sul mondo dagli anni '70 in poi. Anche se per una volta il cinema come incanto - centrale in tutta la filmografia del cineasta - passa in secondo piano rispetto alle parole e alle immagini televisive di repertorio.

"Maradona" è stato girato con una piccola troupe tra Buenos Aires, Napoli, L'Avana e Belgrado ed il risultato di vari incontri e chiacchierate a ruota libera tra due personaggi "bigger than life", sempre al centro di polemiche e dibattiti.

Il campione argentino ne esce per quello che è, genio e sregolatezza, eccessi e umanità. E si lascia andare a cuore aperto sulla sua vita privata, dall'uso delle droghe alle donne e alla famiglia. Il punto di vista è quello di un grande tifoso privilegiato (ma c'è stata anche una volta in cui il regista è andato a Baires e non ha trovato l'amico) che può passare notti brave con il suo idolo ma anche lasciare che si confessi.

C'è anche tanta politica, Castro, Chavez e i leader che si contrappongono al pensiero unico "degli Stati Uniti che non ci lasciano la libertà di criticarli". "Sono la voce della gente comune - spiega Maradona - sono un privilegiato perché posso dire quello che penso e la gente mi ascolta. Non mi sento Dio, sono una persona normale, mi fa piacere che la gente si fidi di me".

Mentre il regista a Cannes ha parlato delle analogie tra le loro patrie: "Balcani e Sud America si somigliano, non sono stati cristianizzati abbastanza da perdere il lato dionisiaco della vita con la gioia di vivere e divertirsi" ha spiegato Kusturica.

"Maradona è stato come Marlon Brando o Marylin Monroe, è stato un'icona degli ultimi decenni del XX secolo. È stato il picco massimo dell'importanza dell'individuo nel calcio, dopo di lui le cose sono cambiate. Colpisce molto che ancora oggi ovunque vada è un personaggio, ha un ascendente molto forte sulle folle". E se dovesse fare un altro film su un campione di calcio? "Se dovessi specializzarmi in cinema sportivo farei un film su Zinedine Zidane" ha risposto a Cannes l'autore di "Underground".

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