(Greenwich Photografy/Flickr)

Auschwitz ne è il simbolo, ma i crimini del nazi-fascismo vennero perpetrati anche in molti altri campi di concentramento creati dagli stati dell'Asse. In occasione della Giornata della Memoria 2010 alcune iniziative guardano a quanto avvenuto nei Balcani

27/01/2010 -  Chiara Sighele

Per la decima volta quest'anno si celebra in Italia il Giorno della Memoria, che il Parlamento italiano istituì nel 2000 aderendo alla proposta internazionale di commemorare ufficialmente la Shoah e gli altri crimini nazi-fascisti. Come espressamente citato nel testo della legge, la ricorrenza ricorda il 27 gennaio 1945, giorno in cui i soldati sovietici, impegnati nell'offensiva su Berlino, arrivarono al lager situato presso la città polacca di Oświęcim (Auschwitz in tedesco) e liberarono i sopravvissuti. La data è particolarmente simbolica perché segna il momento in cui il mondo intero fu messo di fronte all'orrore del genocidio nazista: ad Auschwitz, a differenza che in altri campi incontrati precedentemente, i soldati si trovarono faccia a faccia con molti testimoni della tragedia, oltre che agli strumenti di tortura e di annientamento del lager, che nella fretta i nazisti non avevano potuto distruggere.

Sebbene Auschwitz sia divenuto uno dei luoghi della memoria più significativi, i crimini che il Giorno della Memoria intende commemorare e far conoscere furono perpetrati in molti altri campi di concentramento e di sterminio creati dai paesi dell'Asse. Un capitolo ancora poco conosciuto di questa tremenda pagina della storia europea e mondiale è rappresentato dalla persecuzione contro gli ebrei e altri popoli e categorie oppresse (tra cui slavi, rom, omosessuali, disabili, oppositori al regime) portata avanti nei Balcani occupati dalla Germania nazista e dall'Italia fascista.

Il primo degli appuntamenti presentati qui in rassegna è il seminario di studi Gli ebrei in Albania sotto il fascismo. Una storia da ricostruire svoltosi ieri 26 gennaio a Bari. L'Albania fu se non l'unico uno dei pochissimi paesi coinvolti nel secondo conflitto mondiale in cui non ci furono deportazioni di ebrei. In collaborazione con la Regione Puglia il Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea ha potuto indagare questa straordinaria pagina di storia dell'Albania sotto occupazione italiana solo grazie alla recente apertura degli Archivi centrali albanesi, inaccessibili per oltre 50 anni, e all'eccezionale documentazione ivi conservata. Il seminario ha dato occasione per presentare i primi risultati della ricerca condotta e di allargare la discussione alla Shoah nei Balcani.

Sorte ben più tragica toccò agli ebrei serbi, come ricordano gli organizzatori del convegno Stermini dimenticati. La Shoah in Serbia promosso oggi a Venezia: "Già nell'agosto 1942 Belgrado era la sola città in Europa che poteva essere considerata Judenfrei, "ripulita dagli ebrei". Nel complesso si calcola che solo poco più del 10% degli ebrei di Serbia sia sopravvissuto allo sterminio, una percentuale tra le più basse d'Europa". Nel corso della serata gli interventi dei relatori si alterneranno alla lettura delle lettere scritte da una giovane studentessa belgradese prigioniera nel campo di Sajmište presso Belgrado, e da brani tratti da due romanzi serbi sull'Olocausto: Kapò di Aleksandar Tišma, appena uscito in Italia per la Zandonai Editore (Rovereto 2010) e presentato proprio oggi a Trento, e Goetz e Meyer di David Albahari, edito da Einaudi nel 2006.

L'evento Voci dall'interno del campo, in programma giovedì 28 in provincia di Udine, e lo spettacolo teatrale Jasenovac, omelia di un silenzio in scena a Bari oggi e domani, offrono invece un'occasione per riflettere sulle responsabilità italiane nella Seconda guerra mondiale: nel primo, attraverso la lettura musicata di lettere e testimonianze, si commemora la tragica storia degli internati civili sloveni e croati imprigionati nel corso dell'occupazione italiana della Jugoslavia e deportati nei campi di concentramento fascisti disseminati in tutta Italia, tra cui quello friulano di Gonars; il secondo invece è dedicato ai crimini commessi dagli ustascia dello "Stato indipendente di Croazia", sostenuti e finanziati dal regime di Mussolini, nel lager di Jasenovac.

Oggi a Sommacampagna (VR) inizia anche la rassegna Morte li adeguò. Già dal titolo, ispirato all'iscrizione ''Nemici in vita/morte li adeguò/pietà li raccolse'' riportata sull'Ossario di Custoza, quest'iniziativa richiama l'urgenza di elaborare una memoria portatrice di riconciliazione e di pietà nei confronti di tutte le vittime. Il rifiuto di ogni violenza totalitaria e autoritaria di cui il Novecento è stato testimone intende essere il comune denominatore dei quattro appuntamenti che, dal 27 gennaio al 24 febbraio, raccolgono in un unico calendario le celebrazioni del Giorno della Memoria e del Giorno del Ricordo, come emerge dalle parole dell'assessore che promuove l'iniziativa: "... Nel rispetto della verità storica e lontani da qualsiasi tentazione di omologazione della Shoah alle vicende delle foibe ... ci proponiamo di costruire insieme agli spettatori un percorso comune di memoria e ricordo che possa portare questi due sinonimi a ricongiungersi nel significato comune di condanna di ogni violenza".

Le memorie conflittuali della Seconda guerra mondiale in Europa sono state a più riprese oggetto dell'approfondimento di Osservatorio Balcani e Caucaso, specialmente in lavori come il documentario Il cerchio del ricordo e il dvd didattico multimediale AestOvest, Storia, memoria e attualità di una terra di confine.

Nell'affrontare i processi di riconciliazione nei Balcani e tra i Balcani e l'Italia, emerge chiaramente la difficoltà di riconciliare memorie conflittuali in una narrazione storica condivisa, che ricordi tutte le vittime e riconosca le responsabilità della propria parte, nazionale o politica. Tuttavia, come ricordava in apertura al convegno Memorie in Europa Luisa Chiodi, direttrice di Osservatorio, questo è un processo imprescindibile nel percorso di riunificazione dell'Europa che con la caduta del Muro ha riguadagnato nuovi orizzonti: "se il ritorno della guerra in Europa negli anni '90 non fosse stato sufficiente, la frequenza delle controversie storiche a livello transnazionale suggerisce la forte necessità di impegnarsi a favore di una rielaborazione del passato democratica e condivisa a livello sia nazionale, sia transnazionale".


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