Home / aree / Italia / Il cuore nel pozzo: intervista a Leo Gullotta

Commenti

ho bisogno di un aiuto

Ascoltate .. vi kiedo un favore grandissimo.. la mia nipotina ha 5 anni. Ha visto questo film ke le ha provocato degli stati d'animo molto forti... qsto film gli è entrato nel cuore e vorrebbe rivederlo. Vorrei tanto accontentarla.. Me lo chiede sempre.. Ho chiesto a degli amici ma nessuno lha registrato.. se qualcuno di voi lha fatto sarebbe così gentile da farmelo sapere??? la mia mail è ellina_83@msn.com
.......... vi pago le spese di spedizione ... il costo del dvd o della videocassetta .. per favore!!! grazie ... ;)

testimone


Riporto dal quotidiano triestino Il Piccolo del 5 novembre 2001, la testimonianza di Raffaello Camerini, ebreo, classe 1924.
Testimonianze come questa sono ignorate dalla stampa nazionale e dalle reti TV.
Esiste forse una censura "patriottica" residuale del Minculpop sulla vergognosa guerra fascista?

«Nel luglio del 1940, ottenuta la licenza scientifica, dopo neanche un mese, sono stato chiamato al lavoro "coatto", in quanto ebreo, e sono stato destinato alle cave di bauxite, la cui sede principale era a S. Domenica d'Albona.

Quello che ho veduto in quel periodo, sino al 1941 - poi sono stato trasferito a Verteneglio - ha dell'incredibile. La crudeltà dei fascisti italiani contro chi parlava il croato, invece che l'italiano, o chi si opponeva a cambiare il proprio cognome croato o sloveno, con altro italiano, era tale che di notte prendevano di forza dalle loro abitazioni gli uomini, giovani e vecchi, e con sistemi incredibili li trascinavano sino a Vignes, Chersano e altre località limitrofe, ove c'erano delle foibe, e lì, dopo un colpo di pistola alla nuca, li gettavano nel baratro. Quando queste cavità erano riempite, ho veduto diversi camion, di giorno e di sera, con del calcestruzzo prelevato da un deposito di materiali da costruzione sito alla base di Albona, che si dirigevano verso quei siti e dopo poco tempo ritornavano vuoti. Allora, io abitavo in una casa sita nella piazza di Santa Domenica d'Albona, adiacente alla chiesa, e attraverso le tapparelle della finestra della stanza ho veduto più volte, di notte, quelle scene che non dimenticherò finchè vivrò (...). Mi chiedo sempre, pur dopo 60 anni, come un uomo può avere tanta crudeltà nel proprio animo. Sono stati gli italiani, fascisti, i primi che hanno scoperto le foibe ove far sparire i loro avversari.
Logicamente, i partigiani di Tito, successivamente, si sono vendicati usando lo stesso sistema. *
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* in realtà furono proprio i minatori delle miniere di bauxite della valle dell'Arsa che vi gettarono fascisti e direzione delle miniere quasi al completo anche per vendicare il disastro mineriario del '40 rimasto impunito.
Testimoniato da Galliano Fogar e Guido Miglia in una trasmissione della Rai Regionale FVG ed in diversi loro scritti.
Il Camerini evidentemente non lo sapeva.
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E che dire dei fascisti italiani che il 26 luglio 1943 hanno fatto dirottare la corriera di linea - che da Trieste era diretta a Pisino e Pola - in un burrone con tutto il carico di passeggeri, con esito letale per tutti. (. . .) Ho lavorato fra Santa Domenica d'Albona, Cherso, Verteneglio sino all'agosto del `43 e mai ho veduto un litigio fra sloveni, croati e italiani (quelli non fascisti). L'accordo e l'amicizia era grande e l'aiuto, in quel difficile periodo, era reciproco. Un tanto per la verità, che io posso testimoniare».
Per gli slavi il risultato del ventennio fascista e del triennio bellico 1940-43 fu la fuga dall'Istria di circa 60.000 persone. Purtroppo a rafforzare il nazionalismo anti-italiano fu ancora una volta il fascismo mussoliniano che nella seconda guerra mondiale portò l'Italia ad aggredire i popoli jugoslavi. Quell'aggressione tra il 6 aprile 1941 e l'inizio di settembre 1943 fu caratterizzata dalle brutali annessioni di larghe fette di Croazia e Slovenia e da una lunga serie di crimini di guerra. Per ordine dello stesso Mussolini e di alcuni generali si giunse alle scelte più draconiane dei comandi militari italiani. Ne derivarono «rapine, uccisioni, ogni sorta di violenza perpetrata a danno delle popolazioni».
Nelle regioni della Croazia annesse all'Italia dopo il 6 aprile `41 si ripetè quanto avvenuto in Istria dopo la Grande Guerra: si ricorse ad ogni mezzo per la snazionalizzazione e l'assimilazione, provocando inevitabilmente l'ostilità delle popolazioni. Nella toponomastica, per cominciare da questo aspetto non cruento dell'occupazione, fu recitata una vera e propria tragicommedia, avendo come regista il prefetto della Provincia del Carnaro e dei Territori Aggregati del Fiumano e della Kupa, Temistocle Testa. Con suo decreto dell'8 settembre 1941 fu ordinato di «adottare senza indugio i nomi italiani di tutti quei luoghi (comuni, frazioni, località) che (secondo lui) erano da secoli italiani e che la ventennale dominazione jugoslava ha trasformato in denominazioni straniere». Ma ben presto, dopo aver battezzato città, comuni, villaggi e frazioni, si passò a distruggere col fuoco quelli, fra di essi, che non tolleravano l'italianizzazione né l'occupazione. In data 30 maggio 1942 il Prefetto Testa, rese noto con pubblici manifesti di aver fatto eseguire l'internamento nei campi di concentramento in Italia di un numero indeterminato di famiglie di Jelenje dalle cui abitazioni si erano allontanati giovani maggiorenni senza informarne le autorità. Ma non si limitò alle deportazioni. Con un manifesto si rendeva noto: «Sono stase rase al suolo le loro case, confiscati i beni e fucilati 20 componenti di dette famiglie estratti a sorte, per rappresaglia». La rappresaglia continuò.
Non c'è villaggio sul territorio di quelli che furono chiamati Territori Aggregati e/o Annessi a contatto con l'Istria e la regione del Quarnero, che non abbia avuto case bruciate o sia stato interamente raso al suolo; non ci fu una sola famiglia che non abbia avuto uno o più membri deportati oppure fucilati.
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x gli arkbobo

bravo arkbobo. Anche se non hai visto il film (non hai perso molto, stai tranquillo) sei riuscito a dire delle cose molto importanti in modo semplice ed efficace.

:)

Pace sia!

Paura

Scusate se mi permetto di scrivere senza aver visto il film (che quindi non commenterò). Vorrei solamente dire che questo clima "creato ad arte" non mi piace. Secondo me nei nazionalismi c'è la "madre" di tute le guerre, non solo quella passate ma anche quelle future. Non mi piace quando noi italiani puntiamo il dito gratuitamente su errori altrui. Prima dovremmo pensare a quello che abbiamo fatto agli altri sia durante il periodo nazi-fascista sia dopo (tenendo celato, impedendo di consegnare i nostri criminali di guerra, scarsa informazione, ecc...). Quello che mi spaventa veramente è che ogni popolazione è tristemente simile all'altra. Ognuno ha i suoi scheletri nell'armadio, i suoi liberatori, i suoi "errori-criminali di guerra" che non vengono consegnati alla giustizia neanche dopo essere diventate "nazioni buone". Confesso di aver paura. E' come se esistessero dei sotterranei segreti simili a quelli del film "undergraund" ma creati nelle nostre menti e pronti a venir fuori a portare odio appena la situazione lo permette. Non voglio dire che non bisognerebbe scavare nei ricordi, ma farlo per motivi propagandistici potrebbe essere molto pericoloso. Questo è un ruolo che secondo me spetta agli storici veri. Ai registi di "finzioni" Vorrei proporre che da oggi si lavori per mettere in luce ognuno i nostri sbagli e non quelli degli altri. Purtroppo questo rimarrà un sogno, come quando da bambino volevo sempre andare in cima al monte per cercare di vedere quella che io chiamavo "iugovvavvia". Abito in un paesino delle marche e non sono mai riuscito a scorgere nulla oltre il mare. Forse questa è solamente una leggenda ma ogni tanto ci riprovo. Per me il mare adriatico "è" la siepe di Leopardi e le regioni balcaniche "sono" quello che ancora devo scoprire di me stesso e degli uomini. Vi prego signori registi-sceneggiatori non fermate il mio sogno di bambino alimentando stupidi odi con film di propaganda (e sia ben inteso che non avendolo visto non mi riferisco a questo film in particolare). Pace a tutti.

Tito


Basta con sto Tito,
Masacratore ecc. Era Capo supremo militare, comandante, come Roswelt, Chercil che hanno bombardato, uciso. Monte Casino, Dresda, Nagasaki, Roma - S. Lorenzo, ecc.
Poì arrivavanoanni di guerra freda. In Stati Uniti c'era "cacia alle strege". Imediatamente dopo la guerra tutti i stati cercavano a far fuori comunisti di stampo sovietico. Cosi anche Tito.
Finita la guerra freda. Fini tutto.
"Il Cuore nel pozzo" e propaganda di Don Camilo contro Peppone.
Che poi non era tutto cosi, non fa niente, basta che vince DC.

Critica sul film

Non posso parlare della veridita' degli eventi che si susseguono nel film perche' non sono abbastanza informato sull'entita' e sulla motivazione dei massacri compiuti ad opera delle milizie titine. Tanti dicono che e' stata una reazione dovuta al razzismo fascista, dacche' violenza genera violenza. Ma puo' essere questa una giustificazione? Gli esuli istriani a Trieste possono raccontare cosa significa lasciare tutto, casa, affetti, ricordi d'infanzia, li, dietro ad un confine che fino a solo pochi decenni fa rappresentava quai un muro invalicabile. La porta verso il comunismo.
Il comunismo non ha mai portato niente di buono a quanto pare. Nemmeno il fascismo si intende. Tutti gli estremismi sono pericolosi.
Comunque centinaia di migliaia di persone hanno sofferto nel silenzio, perche' voluti dimenticare.
Sul film posso dare piu' che altro un giudizio critico. Stile classico italiano, che per forza di cose deve strappare lacrime. Per arrivare al fine si mescolano bene preti, orfanotrofi, mamme eroiche, stupri e, immancabile ciliegina sulla torta, bambini che soffrono. Sulla trama del film si poteva lavorare di piu' di sicuro. Ad esempio non si capisce chi puo' essere il fesso che inseguito da un plotone pieno di mitra e fucili e pronto ad ucciderti pensa a sposarsi. Insomma questo e' stato proprio patetico. Forse il film manca un po' di maturita'.
L'interpretazione di Gullotta e' stata comunque a mio giudizio buona, quella di Fiorello ancora meglio. Bravo. E chi l'avrebbe detto a vederlo fare tanti anni fa il Karaoke. La sceneggiatura anche mi e' sembrata positiva.
In ultima analisi gli darei un 6/7.

simboli di pace

secondo me, l'aspetto di ambientazione storica ha fatto perdere a molti un aspetto importante del film: la sua luce catollica.
pur non essendo praticante ho avvertito come molto importante e azzeccata, nel trattare un tema cosi' delicato, l'idea cristiana di non cercare la rivincita, che le soluzioni ai problemi non si trovano con la forza e con le ricreminazioni.
Lo stesso Novak mostra un lato umano in un momento della storia.
E alla fine Ettore e Anja che fuggono insieme non e' forse un simbolo di una convivenza possibile? (tra popoli, etnie,..diversi insomma)

Un film bellissimo

Per me il film non intende raccontare la storia delle foibe perchè io che le conoscevo prima del film so che sono state visìcende molto più tragiche di quelle appena scorse nel film e anche se fosse una ricostruzione io non vedo il motivo per non far sapere al mondo questo atto di grande barbaria

no a polemiche ideologiche

su questo ed altri siti (indymedia, ecc.) ho trovato molto commenti critici all'istituzione della giornata del ricordo e alla programmazione del film.
La maggior parte di questi interventi si basa su questo assunto: foibe e violenze sono comprensibili come risposta al fascismo.
Questa giustificazione non regge. In primo luogo il fascismo, sebbene un regime totalitaristico, violento e repressivo, non diede mai luogo ad eccidi di massa in tempo di pace (durante la guerra ci furuno campi di conentramento come quello di Arbe-Rab).

E le foibe arrivarano a guerra ormai conclusa, con i tedeschi sconfitti.
Anche se fossero morti soltanto criminali fascisti, sarebbe stata comunque un massacro inumano. Senza tribunale, senza sepoltura, per far sparire ogni traccia.

Ma non ha senso neanche cercare di fare una statistica tra morti per il fascismo e morti per le foibe.
Alla fine della guerra, l'Italia, seppur distrutta e lacerata, riprendeva il cammino verso la democrazia, da li' a poco sarebbe diventata una repubblica. Invece quelle terre passarono da una dittatura all'altra: dal fascismo al comunismo di Tito.
Senza poter scegliere, senza referendum. Persino dopo aver raggiunto un largo successo diplomatico annettendo non solo la parte a maggioranza croata dell'Istria ma la sua quasi totalità; la jugoslavia non rispettò il trattato di pace e procedette ad una annessione di fatto del territtorio libero di trieste zona B.

Tito per assicurarsi di tenere bene in saldo il potere doveva "eliminare" ogni elemento discordante, diverso, che poteva minargli il potere. Iniziò quindi a perseguire le comunità autoctone italiane e albanesi.
Ci sono documenti storici inconfutabili della volonta' di Tito di eliminare la comunità italiana presente in Istria e Dalmazia.
Ancora durante la guerra, Tito diede false informazioni agli alleati sulla posizione dell'esercito avversatio alleati in modo che Zara (isola italiana in Dalmazia, 90% di italiani residenti) venisse bombardata durissamente; i titini puntarono dritto su Trieste ancora prima di liberare Zagabria: Tito disse "occupazione vuol dire al 90% annessione". Eccetera. Non sono uno storico, ma i libri di Oliva sono molto validi, e assolutamente non ideologici e senza pregiudizi.

Pochi anni più tardi, finito l'esodo degli italiani, sarà la volta degli stalinisti: finiranno nei campi di concentramento titini come Goli Otok, tra crudelta' inumane. Tra di loro molti comunisti italiani del contro-esodo, che andarono in Jugoslavia a cercare il paradiso del comunismo e invece finirono nel modo peggiore il loro idealismo.

Per questo bisogna ricordare, perché tutti i totalitarsmi sono fonte di orrore e morte.
Perchà l'Italia l'antifascismo ce l'ha nel DNA, sta scritto nella costituzione.
Ma in Croazia continuano a dedicare piazze e monumenti a Tito, uno dei più grandi assassini dell'umanità.

La veritò nel pozzo

Contrariamente a ciò che pensa Leo Gullotta il film pretende di essere una ricostruzione storica. Nei titoli di testa rende omaggio alle "migliaia e migliaia" di morti nelle foibe, assumendo quindi una versione del numero fatta dall'estrema destra. Si avvale della consulenza dello storico Giovanni Sabbattucci, per inquadrare la vicenda nel contesto storico. Ma è una ricostruzione storica artatamente revanscista. Per esempio i soldati italiani. Gli sbandati italiani che si trovavano in Jugoslavia dopo l'8 settembre 1943 sono stati salvati dai partigiani di Tito o hanno combattuto con i titini contro i nazifascisti. Basti pensare ai badogliani della "Divisione Garibaldi". La vicenda del "Cuore nel pozzo" è invece ambientata nel 1945, e chi ha combattuto dal 1943 al 1945 (dopo l'armistizio) contro i partigiani jugoslavi sono stati solo fascisti o militari che hanno scelto di combattere al fianco dei nazifascisti. Bene, questi volontari fascisti del 1945 disarmano il sadico Novak, responsabile di efferati eccidi e infoibamenti, e lo lasciano lì, senza neppure dargli un puffetto sulla guancia. Il messaggio è chiaro: gli italiani tutti buoni, magnanimi e generosi, perfino con stupratori, assassini e torturatori. Gli slavi tutti cattivi, tranne quelli che sono con gli italiani. Il film costituisce una strumentalizzazione politica, e Leo Gullotta lo sa bene, visto che ha abbandonato la sala dell'anteprima; lo sceneggiato era costruito a tavolino, voluto dal ministro della Cultura popolare Gasparri già dal 2002. E' la nuova versione dei comunisti che mangiano i bambini, solo che questa volta prima di mangiarli gli slavo-comunisti li arrostiscono. Da una Rai che non manda in onda "Fascist Legacy" (di cui possiede i diritti dal 1989), una denuncia puntuale dei crimini di guerra italiani in Jugoslavia, e da un ministro appartenente a un partito che ha nello stemma il catafalco di Mussolini non ci si poteva aspettare altro. L'ultimo appunto: ho tra le mani il libro di Mario Pacor, "Confine orientale", anno di edizione 1964, editore Feltrinelli (quindi un grande editore nazionale). Il che vuol dire che sono almeno 40 anni che si parla della vicenda a sinistra. Che non se ne parli come vorrebbe il partito di Fini è un altro discorso. In realtà loro preferiscono, come nel caso del "Cuore nel pozzo", un pezzo di propaganda politica irrispettosa della verità storica. Spiace che Gullotta e Negrin, artisti apprezzabili e intelligenti, siano caduti in questa che è una vera e propria trappola tesa dai postfascisti al governo. Speriamo che il loro prestito al governo sia solo temporaneo.


ingenuità o ipocrisia?


C'è chi la chiama ingenuità...io la chiamo ipocrisia. La sostanza credo che cambi poco. Trovo che l'atteggiamento espresso da Leo Gullotta nell'intervista tenti unicamente di prendere le distanze da un lavoro che aveva l'intenzione di interrompere un lunghissimo silenzio e stimolare una riflessione su una questione importante e delicata. Purtroppo però l'obiettivo è stato mancato rovinosamente. Questo perchè per raggiungerlo era necessaria una ricerca storica seria, attenta, documentata e soprattutto c'era bisogno di onestà intellettuale rispetto agli intenti del lavoro che si stava conducendo. Trovo che questa sia mancata nella fase di realizzazione e manchi anche ora che il dibattito si è innescato.
A mio avviso non ci si può tirare indietro presentando il contesto storico che si è scelto per l'ambientazione di una storia come un semplice "sfondo" perchè in casi come questo non lo è, e non lo può essere. Ed infatti Gullotta dichiara di essere stato curioso, di aver "scartabellato" prima delle riprese, il che conferma che la consapevolezza dell'importanza di questa ambientazione storica esisteva.
Un lavoro malfatto e superficiale non contribuisce ad un dibattito, non offre stimoli di riflessione; al contrario confonde, manipola, porge il fianco alle più grette strumentalizzazioni. L'obiettivo è stato mancato e l'onestà intellettuale per ammetterlo semplicemente manca.

Ricostruzioni storiche?

Mi sembra che Gullota, resosi conto del vespaio suscitato, cerchi di minimizzare quanto accaduto, parlando di una ricostruzione storica che resta sullo sfondo e di un film che tratta, più genericamente, delle vicissitudini umane. Non è affatto così: il film è nato con il conclamato, e meritevole, obiettivo di riportare alla luce una tragedia troppo a lungo dimenticata. Purtroppo, nel far ciò, si è piegato al mito "Italiani, brava gente" finendo, così, per lasciare nell'oblio altre e dolorose vicende. Quanti di quelli che lo hanno visto conoscono i misfatti compiuti dalle truppe italiane occupanti in Jugoslavia? In realtà, è proprio l'unanime volontà di far dimenticare il nostro passato di alleati dei nazisti che ha portato a questa rimozione (nel cui contesto si inserisce anche il capitolo del cosìdetto "armadio della vergogna", le cui pratiche furono abbandonate perchè avrebbero potuto riverlarsi un boomerang, considerati i militari italiani richiesti come criminali di guerra da Jugoslavia, URSS, Albania, Grecia e Etiopia). In definitiva sono stati proprio gli esuli a dover pagare il conto per tutti, ecco perchè della loro vicenda non si è voluto parlare e, oggi che se ne parla, la si decontestualizza per continuare (ancora!) a tacere sulle pagine tristi e vergognose della nostra storia.

ingenuità


Caro Gullotta, che ingenuità. Già me la vedo la maggioranza degli Italiani che dopo la fiction corrono a documentarsi su questo tema. La questione è che in pieno iper-realismo, per dirla con Baudrillard, la finzione diventa realtà, più reale del reale. Il filmato, che come sostiene lei, non vuol essere una ricostruzione storica, ha il pregio (o difetto) di inserirsi efficacemente nella testa della gente, sicché per molti il capitolo foibe sarà ben rappresentato dal ricordo della fiction, dove i partigiani jugoslavi sono descritti unicamente come dei barbari criminali. Lo stesso regista nella trasmissione di B. Vespa, il giorno prima della messa in onda della fiction, poneva un parallelo fuorviante tra le foibe e la guerra degli anni 90 nella ex Jugoslavia, conlcudendo che non c'è da sorprendersi tanto per quanto acccaduto negli anni 90, viste le premesse storiche. Come dire: barbari erano e barbari sono rimasti. Dal momento che credo siano stati spesi parecchi soldi per realizzare lo sceneggiato, perché non pensare di affiancarlo, anche in seconda serata, da un documentario serio, con eventuale dibattito tra storici? Così da avere una visione un po' più completa o quantomeno orientata all'intera complessità dell'argomento. Ma la televisione, purtroppo, non abbonda di cultura e l'informazione che la tv trasmette è sempre più tendezialmente pornografico-seduttiva.

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