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Commenti

10 febbraio

Caro Paolo Rumiz,

Da apposionato di storia della politica estera italiana e di storia dei balcani, comprendo e condivido il legale, da lei perfettamente delineato, tra grado di penetrazione politica, economica e culturale e grado di rielaborazione della memoria storica.
Il giorno della memoria dei morti delle foibe e' il 10 febbraio. In questa data cade l'anniversario della firma del trattato di pace, imposto nel 1947 dalle potenze alleate all'Italia.
I Croati e gli Sloveni sentono questa celebrazione della memoria in Italia come un tentativo di diniego di una delle principali clausole di quel trattato: lo spostamento del confine orientale da Fiume alla zona A di Trieste.
Come giustametne sottolineato nella sua lettera, la celebrazione della memoria dei morti delle foibe dovrebbe essere accompagnata da un processo di rivisitazione storica dell'azione delle forze militari italiane in Slovenia e Croazia durante la seconda guerra mondiale. Altrimenti il malinteso persiste e produce danni.
Tale gioverebbe certamente ai rapporti di buon vicinato. Come lei ha indicato, Germania docet..

Cordiali saluti

Valerio Cendali Pignatelli

x alessandro

Oh, si che abbiamo le colpe, certamente. E le abbiamo riconosciuto e pagato.
E tu, tu non ti consideri un nisamkrivista?

Case nazionalizzate nell'Istria Croata

La mia casa sita in Karigador (Istria - tra Umago e Cittanova) è stata nazionalizzata dal regime di Tito nel 1974. Ne abbiamo la disponibilità, ma la proprietà rimane al Comune di Verteneglio, al quale non è stata mai venduta. E' una casa sul mare, costruita da mio nonno nel 1910. Perchè la proprietà non viene trasferita alla mia famiglia che sempre la ha occupata, trascorrendo da sempre le vacanze estive? Se la Croazia vorrà far parte dell'U.E. dovrà mettere a posto i più di 500 casi più o meno similari che si trascinano nelle aule dei loro tribunali. Grazie per l'attenzione.
Flavia Pilastro - e-mail: orlandofra@interfree.it

Nisamkrivismo

Come al solito sono arrivati una frotta di commenti da parte di serbi... E come al solito questi commenti si piangono addosso e attaccano mezzo mondo in quanto responsabile della loro situazione: che barba! Ma leggerlo un pò meglio l'articolo di Rumiz? Sicuri che la Serbia non abbia propria nessuna responsabilità nella "perdita" del Kossovo? Propongo un nuovo termine: nisamkrivismo: direi si adatti molto bene al modo di ragionare che emerge dai commenti... del resto un nisamkrivista non può capire quest'articolo di Rumiz...

Rumiz "smemorato"

Si chiede con "il pollice in bocca" come mai la Germania dopo Hitler ecc.ecc.. ha potuto aprirsi ad Est verso la Polonia e bla. bla. bla.. dimenticando che i Tedeschi responsabili della morte di 50 milioni di persone - sono stati riunificati con l'aiuto del "generoso" Occidente, mentre la Serbia democratica di Tadic e' stata amputata del 15 % del suo territorio. Ce lo spieghi Rumiz l'arcano di questo sviluppo e se non lo sa, vada a scuola di L.Caracciolo.

Lettera a Paolo Rumiz 3

(si ricorda il crollo delle
economie rumena e bulgara durante la guerra alla Serbia?) Non è troppo tardi, l'Italia può sempre sostenere la spartizione del Kosovo e la Serbia le ridarà la mano. Perchè, vede caro Rumiz, oltre ad aver menzionato le scuse che l'Italia dovrebbe agli sloveni ed i croati, le
dovrebbe prima di tutto ai serbi. Per aver sostenuto, appoggiato ed
armato Lo Stato indipendente croato ed aver taciuto pur sapendo su
Jasenovac. Per aver creato, assieme alla Germania la Grande Albania,
strappando il Kosovo alla Serbia. Pesa questo come macigno, caro Rumiz,
su tutti i governi italiani come su Vaticano. E non solo non viene ancora fuori, ma D'Alema persino realizza il sogno del suo connazionale Musollini e riesce lì ove questi non l'ha fatto: nello strappare il Kosovo alla Serbia preparando tutte le premesse per la creazione di una
futura Grande Albania. Realizzazione del grande sogno fascista.
Se proprio lo sforzo lo vuole fare, lo faccia fino in fondo e menzioni
la prossima volta anche quelle di colpe.
Cercando naturalmente i ripari. Vedrà che ne trarrà un grande vantaggio la sua Italietta. Mettendosi a posto la propria coscienza, prima di tutto. E poi anche
nello spazio vitale.

Lettera a Paolo Rumiz 2

L'Italia, a meno che non scelga con gli sloveni ed i croati il nemico
comune serbo (e come stanno andando le cose poco ci manca), non è nella
posizione analoga a quella tedesco-polacca. Lo dice lei stesso che le frontiere
quì erano aperte e non vi è un odio comune nei confronti della Russia.E devastante pensare che i conflitti
si possono superare grazie al "nemico" e non perchè è giusto, ma tant'è.
E' vero che la Germania stà facendo un lavoro lodevole, lento ma lo stà facendo, sulla colpa collettiva.
Credo abbiamo tutti da imparare da loro. Il mio paese, la Serbia, sopratutto.
Lo stiamo facendo, è un processo molto doloroso e ci vogliono gli anni
per interiorizzare questo sentimento.Il sentimento di empatia per le vittime,
il sentimento di vergogna per i crimini commessi anche a tuo nome.
Certamente, togliere un pezzo di territorio sovrano in barba a tutte le leggi in vigore,
non aiuta questo processo. Anzi.
Comunque, lei ha visto bene, seppur nei termini imperialisti. Io ho
scritto una lettera al candidato del PD Veltroni dove gli ho esposto la
incredibile possibilità che l'Italia avrebbe nella affermazione sia
della sua politica estera che ora è ai minimi storici con il nuovo asse
che Sarcozi tenta di creare con Londra oltre che con il Berlino, sia
negli affari, se solo non si fosse persa la carta della Serbia. Perchè,
lo sappiamo tutti che la Serbia è una forza trainante dei Balcani tutti
e se la isolate fatte un danno a tutti.

Lettera a Paolo Rumiz 1

Caro Rumiz, non posso che notare con un certo piacere la sua evoluzione
positiva. Evidentemente, si è reso conto di aver sbagliato ad aver
alimentato la disgregazione della Jugoslavia ed ora cerca di salvare il
salvabile.
Si vede che anche noi in Serbia abbiamo qualcosa da insegnare agli altri
e che "pulire prima il proprio giardino" stà cominciando a dare i suoi
frutti.
Tuttavia, caro Rumiz, aversi alleggerito la coscienza non le dà il
diritto di insegnare al presidente Napolitano come si fà la politica
estera nei Balcani. Non certamente lei che fu si in prima linea nelle
guerre balcaniche, ma in prima linea nella propaganda antiserba. E
sopratutto, se non ho capito male, per poter (incredibile linguaggio, il
lupo cambia il pelo ma non il vizio) allargare il vostro "spazio
vitale".Cioè, sempre e comunque colonizzare l'altro. E si ispira alla
Germania con la Polonia.
Ho sempre adorato il suo stile di scrittura ma ho sempre detestato le
sue analogie del tutto improprie.
La Germania e la Polonia hanno un rapporto quasi perverso, un pò come i
serbi ed i croati, di vittima e carnefice, che potrebbe anche andare
bene nella sua di analogia.Forse tutta la vecchia Europa soffre di questa sindrome, le guerre ce ne sono state
tante su questo continente. E forse tutti ci dobbiamo scusare l'un l'altro per le atrocità commesse.
Loro però in più, hanno un nemico comune che li ha
unificati: la Russia.

Enzo non hai capito

No Enzo .Non hai capito il senso di questo articolo .
Rumiz parla dell' oggi e del nostro futuro .
Di una politica e una diplomazia fallimentari in un area storicamente aperta ad una penetrazione commerciale italiana .
I tedeschi sono andati avanti e noi siamo ancora fermi a discorsi decrepiti come i tuoi .
L'articolo che leggi è rivolto all'Italia e gli Italiani e il problema che pone è italiano .
Rumiz sa bene che a Roma non interessa quasi nulla degli interessi della zona adriatica del nostro paese perchè gli si guarda esclusivamente ad occidente . Con questa politica le regioni del nord est e dell'Adriatico sono fottute .
Questo è quello che intende dire Rumiz

Visto da Trieste, visto da Bari 2

E poi, smettiamola di cianciare di mafie. Dieci anni fa tra la Puglia e l'Albania viaggiavano gommoni carichi di clandestini, di droga e di armi; oggi ci sono cinque traghetti a notte nelle due direzioni. Certo nel doppio fondo di qualche camion ci sarà merce di conrabbando o traffici illegali, ma non più di quanta non ne passi per i valchi di frontiera tra Romania e Ungheria, tra Ucraina e Polonia o sui traghetti tra San Pietroburgo e Stoccolma. Ma, caro Rumiz, nessuno a Berlino si sognerebbe di dire che il rapporto con l'Est europeo è un problema di criminalità. Quattro giorni fa Milo Djukanovic è venuto a Bari a farsi interrogare dai magistrati italiani: che cos'è questo se non un riconoscimento della giurisdizione italiana e della legalità internazionale, sia pure al netto della certezza dell'archiviazione della propria posizione grazie all'immunità di cui gode un capo di governo? E allora se la strada italiana per il Sud Est europeo a Trieste (e a Lubiana e a Zagabria) è sbarrata dal "passato che non passa", proviamo a passare per Bari. Forse scopriremo che da qui non sono più vicine solo Tirana, Podgorica e Skopje, ma anche Prishtina e Belgrado. E il Mar Nero.
luiquara@fastwebnet.it

Visto da Trieste, visto da Bari

Come può essere differente lo sguardo italiano sui Balcani a seconda se sia di un triestino o di un barese; non parliamo poi quando a guardare è un italiano di quell'Italia distratta, che pensa che i Balcani siano solo un fastidio, che vorrebbe essere "renana" o "atlantica". Comunque, tornando a Rumiz: con tutto il rispetto per la storia terribile della Venezia Giulia, della Dalmazia, di Trieste, delle foibe, dei crimini italiani contro gli slavi e dei crimini slavi contro gli italiani, penso che la relazione tra le due sponde dell'Adriatico non si esaurisca nella questione del "confine orientale". Potremmo usare anche noi, dal Sud, la storia come una clava: perché non mettere sul piatto i morti di Otranto 1480 (in fondo i serbi stanno lì a baloccarsi con Kosovo Polje e il principe Lazar, 1389)? E magari gli albanesi rinfacciarci l'orrore, assai più recente, dello stadio-lager di Bari (1991). Invece noi ci siamo riconosciuti come dirimpettai, e andiamo avanti. Rumiz ci informa che Trieste, Capodistria e Fiume "non fanno sistema"; bene, io vi informo che Bari è diventato il primo porto dell'Adriatico per movimento complessivo (merci, veicoli e passegeri) e con Bar e Durazzo si punta (Montenegro e Albania non sono mica come la Slovenia e la Croazia, quanto a legislazione e infrastrutture) proprio a far sistema
luiquara@fastwebnet.it

A Enzo

Dunque c'è ancora qualcuno per cui Croazia significa una sola cosa: "ritorneremo". La storia, intanto, caro Enzo, cammina cammina... E poi, di vittime a guerra conclusa ce non sono state tante e non solo tra gli esuli. Ma a voi interessano solo quelli, vero? Tutto il resto è rumore...

bravo

oh finalmente una persona italiana che ammette la verità! complimenti per l'articolo....

UE E BALCANI

Penso che se la Jugoslavia non si fosse disgregata nel sangue, ma avesse avuto un percorso di secessione pacifica oggi non ci sarebbe alcun problema nel viaggiare da un paese all'altro con le regole previste dagli accordi di Schengen.

Ma quali nodi?

Francamente non afferro il senso dell'articolo. Oramai dal punto di vista storico le cose sono chiare. La realtà è e rimane quella di un esodo biblico di 350.000 persone innocenti, sradicate con violenza dalle loro terre, di migliaia e migliaia di altri innocenti (tra cui molti slavi, non dimentichiamolo) assassinati, feriti, torturati. Il tutto a guerra conclusa, senza nemmeno l'alibi delle operazioni militari. Non è una bella pagina per Tito e per i suoi accoliti. Il fascismo, che in quelle terre si è macchiato di crimini e di soprusi indubbi, non può essere considerato una esimente. Troppo comodo. Si può capire la reazione spontanea a quelle nefandezze, ma non la pianificazione a freddo di atti contrari al diritto internazionale contro popolazioni innocenti. Atti, poi, di quelle dimensioni. E' ora che queste cose si dicano chiaro e forte una volta per tutte.

I troppi nodi...

Bravo Enzo!

Pesce d'Aprile

"Bravo" Rumiz: se avessi parlato cosi' bene d'Europa nel 1991 - invece di sostenere tutte le secessioni della Yugoslavia incoraggiando criminali come Tudjman e Izetbegovic, allora forse a quest'ora potevi viaggiare con la carta identita' fino al Mar Nero. E' facile ora dare "lezioni" ad un napoletano che di confine orientale ha solo una pallida idea.Lo si e' capito dal suo discorso, che per lui esistono solo le foibe e magari pensa che le hanno scavate gli "slavi" per buttarci dentro le loro vittime.

Ma quali nodi?

Francamente non afferro il senso dell'articolo.
Oramai dal punto di vista storico le cose sono chiare.
La realtà è e rimane quella di un esodo biblico di 350.000 persone innocenti, sradicate con violenza dalle loro terre, di migliaia e migliaia di altri innocenti (tra cui molti slavi, non dimentichiamolo) assassinati, feriti, torturati.
Il tutto a guerra conclusa, senza nemmeno l'alibi delle operazioni militari.
Non è una bella pagina per Tito e per i suoi accoliti.
Il fascismo, che in quelle terre si è macchiato di crimini e di soprusi indubbi, non può considerato una esimente.
Troppo comodo.
Si può capire la reazione spontanea a quelle nefandezze, ma non la pianificazione a freddo di atti contrari al diritto internazionale contro popolazioni innocenti.
Atti di quelle dimensioni.
E' ora che queste cose si dicano chiaro e forte una volta per tutte.

Una libera opinione

Bravo, un vero pugno nello stomaco di una coscienza ormai letargica. Verrebbe da citare Michelangelo: "Dormi giustizia, o ti hanno uccisa?"

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