Immagine tratta dal film "Maršal - Lo spirito di Tito" di Vinko Brešan

Bergamo, Milano, Lecce, Torino: quattro città e quattro festival che danno in queste settimane ampio spazio ai film provenienti dai Balcani. Una nostra rassegna

10/03/2011 -  Nicola Falcinella

L’Europa ex comunista al centro della XXIX edizione del Bergamo Film Meeting in programma da sabato 12 a domenica 20 marzo. Otto le pellicole che compongono la sezione “Mondo ex. Film dall’Europa post-socialista: 1990/2010”, un titolo ispirato da un libro di Predrag Matvejević.

Il socialismo reale e le sue conseguenze raccontati, poco dopo il crollo del Muro (i film sono stati realizzati tra il 1999 e il 2007) da registi di quelle nazioni: Polonia (due film, “Dlug – Il debito” di Krzystof Krauze e “Czesc Tereska – Ciao, Tereska” di Robert Glinski), Estonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Albania, Romania, Croazia, Bosnia, Serbia, Bulgaria. Manca però il Paese cardine del sistema socialista, la Russia, dove pure sono stati realizzati innumerevoli pellicole su glorie, misfatti e miserie del comunismo, da Konchalovskij a Michalkov, da Lungin a Balabanov. Colpisce invece che si tratti, ancor prima del celebre tedesco “Good Bye, Lenin” (2003), soprattutto di commedie: solo l’albanese “Slogans” di Gjergj Xhuvani è più cupo.

Da segnalare nella giornata inaugurale il romeno “Cum mi-am petrecut sfarsitul lumii – Come ho trascorso la fine del mondo” (2006) di Catalin Mitulescu, protagonisti due fratelli studenti mentre il regime Ceausescu cade a pezzi come la statua travolta per sbaglio. Ancora il croato “Marshal Tito’s Spirit” (2000, in programma martedì 15 alle 15) di Vinko Brešan, regista che con “Kako je počeo rat na mom otoku - Com’è iniziata la guerra sulla mia isola” (1996) e “Svjedoci – Testimoni” (2003) è stato tra i più efficaci nel tratteggiare la fine della Jugoslavia e la guerra. Su un’isola croata si diffonde la voce che sia apparso il fantasma di Tito: mentre arrivano i curiosi, il sindaco si organizza per trarre beneficio dai turisti, ma anche un gruppo di ex partigiani si mette in moto per riportare il comunismo sull’isola. Discontinuo è il film a episodi “Lost and Found: 6 Glances at a Generation – Oggetti smarriti: 6 sguardi su una generazione” (2007) di sei registi delle ultime generazioni. Ci sono tre “star” premiate nei maggiori festival, il romeno Cristan Mungiu, la bosniaca Jasmila Zbanić e l’ungherese Kornel Mundruczo, e tre emergenti, il serbo Stefan Arsenijević, la bulgara Nadezhda Koseva e l’estone Mait Laas.

Il concorso bergamasco, i cui premi saranno assegnati dal voto del pubblico in sala, comprende sette lungometraggi inediti in Italia. Tra questi il bulgaro “Podslon – Il riparo” di Dragomir Stolev, una storia ambientata tra giovani punk. Il dodicenne Rado, figlio di un allenatore di pallanuoto, decide di diventare punk mettendo in crisi il padre, convinto di essere un buon genitore e incapace di capire perché il ragazzino vuole scappare di casa con dei “teppistelli”.

Tra i documentari “Visti da vicino” c’è “Kurdishlover – L’amante kurdo” della giovane francese Clarisse Hahn, che ha seguito il nuovo fidanzato a casa sua e riprende tutto, osservata con sospetto e curiosità dagli abitanti del villaggio.

In “Heartquake” Mark Olexa si concentra sulla vicenda del piccolo kosovaro Shpetim. Gravemente malato, può essere salvato con un intervento chirurgico in Italia, ma il padre non è d’accordo.

Fuori concorso il viaggio attraverso la scena techno dei Paesi dell’est Europa, tra festival gratuiti e locali underground, “Tekno. Il respiro del mostro” del bergamasco Andrea Zambelli.

Il Bergamo Film Meeting è solo una delle varie manifestazioni che in queste settimane, in attesa della “Settimana del cinema croato” a Lecce in aprile, danno spazio alle cinematografie balcaniche.

Il festival Sguardi altrove di Milano, dedicato alle donne registe e in programma fino al 13 marzo, ha in concorso “Burta balenei – Il ventre della balena” di Ana Szel e Ana Lungu. La storia curiosa di una giovane donna la cui giornata viene improvvisamente virata verso l’assurdo dalla perdita del cellulare mentre aspetta una chiamata. Ambientato in Romania è anche il cortometraggio girato per conto dell’Enel dentro il progetto “I casi della vita” da Corso Salani. “Deva” è l’ultimo lavoro del regista e attore fiorentino scomparso nel giugno scorso a soli 50 anni e cui la rassegna dedica un omaggio in virtù della sua costante e sentita attenzione alle donne.

Il festival Piemonte Movie, in calendario fino a mercoledì a Torino e Moncalieri, propone il meglio della produzione legata (come origine degli autori, come tema o come produzione) al Piemonte. Tra le anteprime “Almost Married” di Fatma Bucak e Sergio Fergnachino, con la prima anche nei panni della protagonista. Un divertente viaggio in Turchia seguendo una giovane fotografa da anni trasferita in Italia dove si è fidanzata con un italiano. Come a 20 anni aveva rifiutato il matrimonio combinato ed era fuggita da Istanbul, ora Fatma (la regista) vuole sposarsi secondo le regole, facendo accettare il fidanzato dalla famiglia. Si presenta dai suoi senza trovare il coraggio di parlare, segue il padre nel lungo viaggio verso l’Anatolia orientale, di dove sono originari, per partecipare al matrimonio di un cugino. Neanche la convivenza forzata aiuta l’apertura. Il padre, che in gioventù era stato un attivista di sinistra (e per questo non gradito alla famiglia della futura moglie) contro il colpo di stato dell’80, si è spostato su posizioni più “tradizionaliste”. È a favore del matrimonio combinato (“la famiglia non sbaglia mai, mentre la passione passa” ripete) e delle usanze della sua comunità. Mentre il tempo passa veloce e Diego sta per atterrare a Istanbul con i suoi familiari, Fatma trova una via d’incontro per far accettare al padre la sua scelta. Si tratta di un piccolo film indipendente e contenuto nel numero di personaggi e nel budget, anche se non nell’ambizione di approfondire una tensione tra generazioni – che ha molti elementi in comune con la commedia “Almanya” della tedesca d’origine turca Yasemin Sandereli, grande successo al recente Festival di Berlino.

Nel concorso documentari ce ne sono anche due di ambientazione bosniaca, “Sono stato Dio in Bosnia” di Erion Kadilli e “I racconti della Drina” di Andrea Foschi e Marco Neri. Da segnalare il “Focus Albania”, con alcune delle più significative produzioni illiriche degli ultimi anni: “Alive!” di Artan Minarolli (storia di Koll, interpretato dall’attore Nik Xhelilaj che è stato ospite a Torino, un cittadino alle prese con la dura vita dei monti), “East West East” di Gjergi Xhuvani, “Free Time” di Kreshnik Serjani, “Jinx in a Jiffy” di Gentian Koci, il kosovaro “Kukumi” di Isa Qosja, “Mr. Fly” di Enkel Gurakuqi, “The Gambler” di Reard Gjermani e “The Last Sigarette” di Gledis Bica.


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