Immagine tratta da "The Cure"

Niente premi per i film balcanici al 67° Festival di Locarno. E un po’ di delusione. Non tanto per l’assenza di riconoscimenti, con il Pardo d’oro al bellissimo filippino “From What Is Before” di Lav Diaz, ma perché i film della regione proposti non sono stati all’altezza delle attese

26/08/2014 -  Nicola Falcinella

L’unico film proveniente dal sud-est Europa a convincere e raccogliere commenti entusiastici a Locarno è stato il documentario turco “Remake, Remix, Ripoff” di Cem Kaya nella sezione “In Histoire(s) du cinéma”. Un lavoro sorprendente e divertente sul cinema turco dagli anni ’60 agli ’80, quello che, approfittando della mancanza di una legge sul diritto d’autore, copiava a piene mani dal cinema americano e ne utilizzava anche le musiche.

In concorso il greco “A Blast” di Syllas Tsoumerkas e soprattutto l’atteso “Cure - The Life of Another” di Andrea Štaka, la svizzera d’origine belgradese già Pardo d’oro per “Das Fräulein” nel 2006. Entrambi erano in gara anche anche al 20° Sarajevo Film Festival che si è concluso sabato.

“Cure - The Life of Another” è un film di fantasmi, di doppi e di misteri che però non funziona mai. E si sentono le troppe correzioni e rimaneggiamenti. La storia è collocata a Dubrovnik nella primavera 1993, dopo l’assedio. Linda (Sylvie Marinković), ha 14 anni, vive in Svizzera ed è in vacanza con il padre. La coetanea Eta (Lucia Radulović) è la sua amica del cuore. Le due ragazze si spingono in un bosco con uno strapiombo sul mare dove non si potrebbe accedere. Là cominciano un gioco rischioso di allusioni, provocazioni a sfondo anche sessuale molto pesanti che rivela dei sottintesi nel loro rapporto. L’escalation verbale culmina in una caduta che sarà fatale a Eta. Così l’indomani Linda torna da sola in città e non sa gestire la situazione. Piano piano si sostituisce all’amica nella famiglia di lei, la madre (Marija Škaričić) e la nonna (Mirjana Karanović) già provata dal dolore del conflitto. Anche Ivo, il ragazzo della scomparsa, entra nel gioco dell’altra ragazza. Il turbamento di quest’ultima cresce fino alla ricomparsa di Eta.

Fantasmi personali che sono anche fantasmi collettivi, dove i riti religiosi e le preghiere (i fatti sono collocati a cavallo della domenica delle Palme) sono più di uno sfondo. Ma tutto resta più a livello delle intenzioni che in una resa convincente sullo schermo. Il doppio registro della storia non decolla mai, la regista vuole affrontare troppe cose e non le risolve e anche la messa in scena non è all’altezza della complessità del racconto. La cosa migliore sono forse la scelta del cast e il non mostrare mai la città con un occhio turistico: al di là di pochi panorami dall’alto si vedono solo zone periferiche o residenziali.

Al centro del film di Tsoumerkas, al secondo film dopo “Homeland”, c’è la trentenne Maria, una donna tormentata, con tre figli dal marito Yannis, capitano di una nave commerciale e sempre in viaggio, e rapporti complicati con la famiglia. Il regista greco intreccia i piani narrativi per tenere alta la tensione, in alcuni momenti ci riesce, compone delle scene forti, ma nell’insieme il film perde forza nel finale e non mantiene le aspettative che crea. La donna deve assistere la madre inferma sulla sedia a rotelle, una figura molto dura e matriarcale. Gestisce il negozio di famiglia, ma per anni non ha pagato le tasse per l’attività. Il padre, originario di un paesino sul mare, è invece silenzioso e defilato. In parallelo il marito in mare ha una storia omosessuale con un altro marinaio.

La crisi di Maria cresce e la donna arriva a entrare in un internet center a guardare video porno in mezzo a tutti uomini. Quando, alla morte della madre, la famiglia si trova piena di debiti, i problemi esplodono. Tra i gruppo d’ascolto per persone con problemi di coppia dove ciascuno si confessa e il cognato netturbino dalle dichiarate simpatie naziste, il regista descrive un paese smarrito di cantieri eterni, perdita di lavoro e animi esacerbati. Una narrazione spezzettata, scambiando i pezzi, iniziando quasi dal finale, inserendo flashback dell’inizio felice della storia tra Maria e Yannis. Tsoumerkas procede per accumulazione ma non dà uno sbocco a tutto il materiale.


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