Fotografie e disegni, per raccontare un viaggio in Bulgaria. Una mostra, un incontro, tra Kiril Cholakov e Elisabeth Hölzl. L'introduzione del critico d'arte Emanuela De Cecco

20/05/2014 -  Emanuela De Cecco

Kiril torna a casa, Elisabeth va in un posto per la prima volta.

Viaggiano insieme.

Kiril ha visto tutto.

Elisabeth non ha ancora visto niente.

Viaggiano insieme.

Kiril torna nei suoi luoghi, li conosce a memoria, se qualcosa è cambiato conta fino a un certo punto.

Elisabeth incontra un mondo molto diverso da quello dove vive. Non è la prima volta che decide di confrontarsi con quello che resta di luoghi costruiti da chi pensava di poter cambiare il mondo.

Kiril torna a casa. È nato e vissuto qui. A un certo punto è andato via.

Ogni andare è anche ritornare. Lo spazio e il tempo non si possono dividere.

Elisabeth vuole vedere tutto

Kiril ha già visto tutto.

Elisabeth fotografa il silenzio assordante della caduta di un potere. I monumenti fuori scala, gli edifici dove il regime si metteva in mostra, segni e simboli. Da lontano, da vicino, dentro, quando si può entrare.

Kiril sa dove andare, come muoversi, quando si può entrare

Elisabeth ritrae le rovine di un mondo che non esiste più ma che nessuno ha il coraggio di eliminare. Fotografa i fantasmi.

Kiril sa dove abitano.

Elisabeth e la solitudine, il silenzio, ancora.

Kiril la guida.

Elisabeth coglie lo sguardo di chi ha affidato la sua sopravvivenza alla ripetizione di un gesto quotidiano. Quanto conta il crollo del potere per chi non lo ha mai avuto?

Kiril guida la macchina.

Elisabeth Incontra chi passa un tempo lieve sulle rovine della storia perché in quel tempo non era ancora nato.

Kiril sa queste sfumature.

Elisabeth torna nel mondo dei vivi, registra i segni che tracciano un’accelerazione.

Kiril fa la spesa al mercato che conosce, sorride come se non fosse mai andato via.

Elisabeth lo accompagna.

Kiril a casa della madre.

Elisabeth vive la cura dei dettagli, le inquadrature si restringono.

Kiril a Izvor, il paese di suo padre, è un viaggio nel suo tempo. Qui passano le cicogne quando migrano, è solo qui e in molti pochi altri posti che un uomo e una cicogna sono diventati amici. Dicono.

Elisabeth ascolta.

Kiril vede tutto come se fosse immerso nella nebbia. Ancora la cicogna, il suo amico, il suo nido. Le memorie collettive vanno più indietro nel tempo dei ricordi individuali.
Elisabeth si guarda intorno.

Kiril vede presenze misteriose, uomini-animali e animali-uomini, le riporta nei disegni. Gli effetti del passato vivono in noi. Le cause si perdono nel tempo.

Andando a vivere altrove la percezione di fare parte di una storia diventa una necessità interiore che aiuta a mantenere un filo, le ombre prendono vita.

Elisabeth lo accompagna in questo viaggio.

Kiril fotografa un mucchio di piume di cicogna. Il bianco e nero della cronaca documenta la scena di un delitto in seguito a un tradimento. L’amicizia tra soggetti di specie diversa è pericolosa. Dicono.


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