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Due festival, due mondi

Due festival nel sud Italia, per scoprire Romania e Turchia. Due paesi vicini, ancora poco conosciuti dagli italiani, in rapida evoluzione e legati all’attualità sociale e politica europea

Romania e Turchia in evidenza questa settimana in due festival di cinema, piccoli ma in crescita, dell’Italia meridionale. “Linea d’ombra”, festival delle culture giovani di Salerno, fa luce su “L’altra identità, il cinema rumeno contemporaneo” mentre il "Festival del cinema europeo" di Lecce alla sua undicesima edizione organizza la Settimana del cinema turco e dedica una retrospettiva con convegno a Yilmaz Güney, il più importante cineasta anatolico.

Entrambe le manifestazioni (www.festivalculturegiovani.it, www.festivaldelcinemaeuropeo.it) sono in programma dal 13 al 18 aprile. Due paesi vicini, ancora poco conosciuti dagli italiani, in rapida evoluzione e legati all’attualità sociale e politica europea. Il cinema, fin dai suoi inizi strumento per conoscere i mondi altri, diventa così vettore privilegiato di voci provenienti dall’Europa sudorientale e mediterranea.

Dossier - Storie di cinema 

storie di cinema

Un dossier per approfondire la storia culturale e sociale del sud est Europa attraverso lo studio di una delle sue più interessanti industrie: quella del cinema.

La rassegna salernitana punta lo sguardo sulla cinematografia romena “con film che sono usciti sul mercato italiano – con un’accoglienza non certo significativa – e altre conosciute solo nel ristretto cerchio dei partecipanti ai festival”. L’omaggio si completa con un focus dedicato a “Identità a confronto. Italia – Romania andata e ritorno”. Otto i titoli proposti, con quasi tutti i più importanti lavori degli ultimi 5 anni: “4 mesi, 3 settimane, 2 giorni - 4 luni, 3 săptămâni şi 2 zile” (2007) di Cristian Mungiu, “A Est di Bucarest - A Fost sau n-a fost?” (2006) di Corneliu Porumboiu, “Francesca” (2009) di Bobby Paunescu, “Legaturi bolnavicioase - Love Sick” (2006) Tudor Giurgiu, “La Morte del signor Lazarescu - Moartea Domnului Lazarescu” (2005) di Cristi Puiu, “Politist, Adjectiv - Police, Adjective” (2009) di Corneliu Porumboiu e il collettivo “Racconti dell’età dell’oro - Amintiri din Epoca de Aur” (2009) di Hanno Höfer, Cristian Mungiu, Constantin Popescu, Ioana Uricaru, Razvan Marculescu. A questi si aggiunge “Il Concerto - Le Concert” del franco-romeno Radu Mihaileanu (“Train de vie”, “Va e vivrai”, “Ricchezza nazionale”) che, con la sua allegra truffa da parte di un gruppo di musicisti ebrei di Mosca che si rifanno delle estromissioni subite in epoca comunista, ha ottenuto da noi un successo di pubblico sorprendente.

Lecce, che avrà ospiti parecchi attori e registi italiani tra i quali Carlo Verdone che consegnerà il premio intitolato a suo padre Mario, ha messo tra gli otto titoli del concorso internazionale “Raci – Crayfish” del bulgaro Ivan Cherkelov e “9:06” dello sloveno Igor Sterk. La sezione “I Protagonisti del Cinema Europeo” tributa un omaggio (negli anni andato a Krzysztof Zanussi, Carlos Saura, Otar Iosseliani, Jules Dassin, Andrzej Wajda, Edgar Reitz, Andrej Tarkovskij, Theo Anghelopoulos, Nikita Michalkov e Costa Gavras) a Yilmaz Güney (Yenice, 1937 – Parigi, 1984), grande e coraggioso regista turco, prematuramente scomparso quando esule in Francia. All’uomo di cinema, attore e regista, che per le sue idee passò in carcere buona parte della propria vita, il Festival dedica una retrospettiva con 11 dei suoi film, alla presenza della moglie, Fatoş, e la monografia, edita da Besa e curata da Massimo Causo.

Il libro di OBC 

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Il mestiere del cinema nei Balcani

a cura di Luisa Chiodi ed Irene Dioli

Giovedì, in collaborazione con il Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani - Sncci, si terrà il convegno “Il cinema di Yilmaz Güney". Interverranno Fatoş Güney, Aygün Atalay (consigliere cultura e informazioni Ambasciata di Turchia), i critici e giornalisti Cüneyt Cebenoyan, Umberto Rossi, Vincenzo Camerino, Orsola Casagrande, Roberto Silvestri, Giuseppe Gariazzo e Silvana Silvestri. I film scelti per la retrospettiva: “La sposa della terra – Seyyt han” (1968), “Il gregge – Suru” (1979), “I lupi affamati – Ac kurtlar” (1969), “L’amico – Arkadas” (1974), “Speranza – Umut” (1970), “Il nemico – Dusman” (1979), “Yol – La strada” (1982, Palma d’oro al Festival di Cannes), “Inquietudine – Endise” (1974), “Elegia – Agit” (1972), “I poveri – Zavalillar” (1975), “La rivolta – Duvar” (1983).

Molto interessante anche “La settimana del cinema turco” (un anno fa toccò alla Bosnia) con sei film e la presenza come ospiti del Festival dei registi Ozcan Alper e Kazim Oz e delle produttrici Feza Sinar e Suncem Kocer. Questi i film: “Sonbahar – Autumn” (2008) di Ozcan Alper, “Hayat var – My Only Sunshine” (2008) di Reha Erdem, “Havar” (2008) di Mehmet Guleryuz, “Bahoz – The Storm” (2007) di Kazlm Oz, “Issiz Adam – Alone” (2008) di Cagan Irmak e “Solino” (2002). Tra le pellicole, premiate in vari festival e poco note o inedite in Italia, da sottolineare l’ultima, storia di emigrazione dalla Puglia (da Solino, appunto) alla Germania negli anni ’60 in cerca di fortuna firmata dal regista de “La sposa turca” e con Barnaby Metschurat, Tiziana Lodato e Moritz Bleibtreu.

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