Un'immagine tratta dal film "Parada"

Arrivano nelle sale italiane “Muffa - Küf” di Ali Aydın, “The Parade – La sfilata” di Srdjan Dragojević e “Il caso Kerenes – Child’s Pose” di Călin Peter Netzer. Una rassegna

13/05/2013 -  Nicola Falcinella

Sul finire della stagione cinematografica approdano nelle sale italiane alcuni importanti film dell’area balcanica che hanno fatto parlare nei festival internazionali e ricevuto importanti premi.

Si può già vedere l’ottimo turco “Muffa - Küf” di Ali Aydın, Leone del futuro della 69° Mostra del cinema di Venezia, per il miglior film d’esordio tra tutte le sezioni del festival. La pellicola, una coproduzione Turchia-Germania, era inserita nella Settimana della critica, insieme a altre sei opere prime scelte dai critici italiani.

Il lungometraggio del cineasta, già aiuto regista in “C’era una volta in Anatolia” di Nuri Bilge Ceylan, era stato acquistato in quell’occasione dalla Sacher di Nanni Moretti per la distribuzione italiana. Protagonista è un cinquantacinquenne ferroviere che non si dà pace della misteriosa scomparsa dell’unico figlio, Seyfi, del quale non ha notizia da 18 anni. “Muffa” si apre con una sequenza folgorante giù da una collina per andare a scoprire Basri (Ercan Kesal cosceneggiatore e interprete di Mukhtar nel bellissimo “C’era una volta in Anatolia” di Nuri Bilge Ceylan), che ogni giorno percorre a piedi venti chilometri lungo la linea ferroviaria per controllare che sia tutto a posto.

Niente è invece a posto dentro di lui, la scomparsa del figlio ha lasciato un grande vuoto, soprattutto non aver mai scoperto la verità: di lui sa solo che era stato arrestato per le sue idee politiche, poi più nulla. La sua solitudine è cresciuta dopo la morte della moglie, ma l’uomo non si dà per vinto, due volte al mese scrive alle autorità – il ministero dell’Interno e la Questura – con la speranza di far luce sulla vicenda del figlio. Per quelle lettere è stato pure interrogato e torturato. Finché un giorno gli fanno sapere che hanno trovato il corpo di Seyfi e deve andare a Istanbul a riprenderlo. Non è tanto la notizia a sorprenderlo, è che il dopo, il rientro a casa, sarà diverso da come se l’aspettava. Un film intenso pur nella rarefazione dei fatti e delle atmosfere. Una storia forte (Seyfi è una delle migliaia di desaparecidos turchi spariti soprattutto tra il 1990 e il ’96), raccontata con grande capacità e delicatezza, affidando la denuncia alla semplicità e alla tenacia del protagonista. Il finale è tra i più memorabili degli ultimi tempi, da solo basterebbe a lasciare un segno indelebile.

Dal 9 maggio, distribuito da Cineclub Internazionale Distribuzione, c’è nelle sale “The Parade – La sfilata” di Srdjan Dragojević, che ha vinto il premio del pubblico nella sezione Panorama al Festival di Berlino 2012 (oltre al premio del pubblico al Torino GLBT Festival 2012 e il primo premio al Medfilm a Roma) ed è stato campione di incassi e un vero e proprio caso nei diversi paesi dell’ex Jugoslavia.

Una commedia realizzata dal regista di “Lepa sela lepo gore - Come bruciano bene i bei villaggi” (1996), uno dei più capaci nell’area balcanica di coniugare un cinema d’autore attento ai temi sociali e politici con una chiave popolare e un’attenzione ai gusti del pubblico.

Al centro una delle questioni che più han diviso negli ultimi anni: i diritti degli omosessuali. Il film si apre con dei cartelli emblematici, che illustrano quanto tutti gli stati nati dalla Jugoslavia, tutti i popoli siano uniti nella discriminazione. Se i serbi vengono chiamati in modo dispregiativo dai vicini “Cetnik”, i croati “Ustasa”, i bosniaci “Balija” e i kosovari albanesi “Shiptar”, in tutte le lingua si usa la parola “peder” per marcare i gay. Una trascinante baraonda balcanica con la giusta dose di cliché, con varie storie che vanno parallele o si incrociano andando verso un Gay Pride. Il cane di un omofobico gangster serbo è salvato all’inizio da un veterinario gay. È l’inizio di una lunga serie di fraintendimenti che porteranno il piccolo criminale a scortare la “Parada”. Tra una Mini rosa, rapporti padre-figlio complicati, amanti bizzarri, personaggi della criminalità, un film che passa dal nero all’arcobaleno, passa dai lati bui a quelli più folkloristici della Serbia (così simile in questo ai suoi vicini) per dare alcune chiavi di riflessione, senza perdere leggerezza e ironia.

Infine il 13 giugno sarà in sala un’altra pellicola importante, il romeno “Il caso Kerenes – Child’s Pose” di Călin Peter Netzer con Luminiţa Gheorghiu e Bogdan Dumitrache, Orso d’Oro al recente Festival di Berlino.


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