Immagine tratta dal film "Kynodontas" (Dogtooth)

Immagine tratta dal film "Kynodontas" (Dogtooth)

Una famiglia rinchiusa in casa, come in un bunker, da un padre padrone. Genitori che tengono i figli lontani da un "fuori" dipinto come ostile. Con "Kinodontas" (Denti canini) di Ghiorgos Lanthimos, il cinema greco torna a sognare l'Oscar. Una piccola riscossa nazionale in tempi difficili

10/02/2011 -  Gilda Lyghounis

Il mare? E’ una vecchia poltrona del salotto. Il telefono? E’ la saliera. L’animale più pericoloso sulla faccia della Terra? E’ il gattino che si è infilato nel giardino, recintatissimo, di una famiglia senza nome che vive blindata dal mondo esterno in un angolo sperduto della provincia greca.

Madre, padre, tre figli: nessuno è mai uscito dal villino bunker, a parte il capo famiglia. Un padre padrone che insegna ai suoi inconsapevoli schiavi le leggi di un universo stravolto usando un vocabolario tutto suo per indicare le cose, soprattutto quelle con cui essi non devono avere contatto e che potrebbero incuriosirli e spingerli a voler vedere cosa c’è là fuori.

Cosa c’è di più "libero" del mare? Per non parlare del telefono, massima via di comunicazione con l’esterno, proibito e perciò spiegato (dopo una domanda dei ragazzi) con un assurdo "è lo spargisale".

La Grecia di nuovo agli Oscar

E’ con questa storia surreale e agghiacciante, intitolata Kynodontas (Dogtooth, "dente canino") che il cinema ellenico ha vinto, per la prima volta dopo 33 anni, la nomination all’Oscar 2011 per il miglior film straniero. La nomination precedente risaliva al 1978 con "Ifigenia" di Michalis Kakoyannis.

Quest’anno il 38enne regista ateniese Ghiorgos Lanthimos siederà con il fiato sospeso la sera del 27 febbraio al Kodak Film Theater di Los Angeles in attesa del verdetto insieme agli quattro registi della «cinquina» della sua stessa categoria: l’algerino Rachid Bouchareb con il suo "Hors la loi", il canadese Denis Villeneuve con "Incendies", la canadese Susanne Bier con "In a better World" e il messicano Alejandro Gonzales Inarritu con "Biutiful".

Per arrivare fin lì, hanno sbaragliato 61 altri film stranieri in lizza, fra cui la commedia italiana «La prima cosa bella» di Paolo Virzì. "Sono contento e stupito", è stata la prima dichiarazione di Lanthimos alla notizia arrivatagli da Los Angeles: "Penso ai miei collaboratori, al lavoro fatto, e sono orgoglioso".

Ecco, la parola orgoglio è quella più gettonata dai greci nei confronti della nomination, perché in un’epoca di crisi economica come questa, in cui la Grecia è finita fra i “pigs” dell’Unione europea (sigla spregiativa riferita a Portogallo, Irlanda, Grecia, Spagna), l’impresa di questo piccolo film di nicchia ha risollevato l’orgoglio nazionale.

Lo dimostra la dichiarazione del premier socialista George Papandreu, alle prese in questi giorni con ulteriori tagli e sacrifici chiesti dal Fondo monetario internazionale e dall’Unione Europea in cambio dell’aiuto finanziario per ridurre il deficit di Atene.

"La notizia che il film 'Dogtooth' di Ghiorgos Lanthimos è stato scelto fra i candidati all’Oscar per il miglior film straniero - ha detto Papandreu al termine di una difficile seduta del governo - va al di là del mondo del cinema, dell’arte e della cultura. Riguarda l’intero Paese, la sua gente, la nuova generazione di artisti che seguono il motto 'Yes, we can' in tempi difficili. Non dirò che la nomination dimostra che i miracoli possono succedere, perché il successo di Lanthimos è basato su duro lavoro e talento. Elementi che caratterizzano la creatività che guida la Grecia verso una nuova era”.

Anche il quotidiano Eleftherotypia: parla di un “enorme trionfo personale e, contemporaneamente, della Grecia intera. Lanthimos ha restituito l’orgoglio a un Paese che sta vivendo la nozione di 'sconfitta' in tutte le sue sfumature”.

Eppure Kynodontas è una pellicola di nicchia: “Prima della nomination avevamo venduto in Grecia solo 50mila biglietti, quando un film commerciale stile blockbuster ne vende 400mila”, ci dicono alla Feelgood Entertainement, società di distribuzione che farà nuovamente uscire il film nelle sale greche a partire dal 17 febbraio.

Una storia spigolosa, una denuncia contro il "fascismo quotidiano"

Ma torniamo alla storia narrata da Lanthimos sul grande schermo, quella di una famiglia chiusa al mondo esterno che prima della nomination ha già ricevuto il premio “Un certain regard” allo scorso Festival di Cannes e quello speciale della giuria, oltre a quello alla migliore attrice, al Festival di Sarajevo.

Nel film, i genitori dei tre figli li hanno sempre tenuti lontani dalle influenze di un “fuori” dipinto come ostile. Hanno promesso loro che potranno uscire dal villino bunker solo se cadrà loro... un dente canino (in greco kynodontas). Come dire “fine pena mai”, perché i denti canini non da latte non cadono da soli.

“Un’idea che mi è nata da una riflessione fatta con un gruppo di amici sulla famiglia odierna”, ha spiegato il regista. “Per me la domanda fondamentale è presto diventata quanto un uomo può limitare e sopraffare il cervello di un altro essere umano, non solo nell’ambito ristretto di un nucleo familiare, ma anche in un’azienda o in un’intera nazione”. Impresa riuscita, con questo strano film a metà fra l’horror e l’erotismo intimista. Tanto è vero che il quotidiano francese Libération ha applaudito Kynodontas “perchè è sarcastico, spiazzante, è la cronaca del fascismo quotidiano”.

Cliché

Un autoritarismo che Lanthimos riesce a rendere ancora più credibile recuperando alcuni vecchi cliché della famiglia patriarcale greca, comuni a tante altre culture. Evitando ogni accenno di “folklore ellenico”. “Sono contento perché in nessun paese dove sono stato a presentare il film mi hanno chiesto se rappresenta una tipica famiglia greca: in America, ad esempio, mi hanno domandato se attraverso Dogtooth volessi criticare l’homeschooling, ossia la celta di molti genitori anglosassoni di non mandare a scuola i figli ma di insegnare loro le materie a casa”.

Un esempio di cliché patriarcale? L’unica persona estranea che entra regolarmente nel villino recintato è Cristina, responsabile della security nella fabbrica del capofamiglia: egli la porta a casa per soddisfare le voglie sessuali del figlio maschio. Un po’ come alcuni padri greci fino agli anni Ottanta (e anche più) accompagnavano il figlio da una prostituta per “iniziarlo” all’eros.

Gli analoghi impulsi delle figlie, invece, non vengono ovviamente contemplati. Anche questo è fascismo quotidiano. Eppure è proprio da parte di una donna, Cristina, che verrà il germe della ribellione. Quello che spingerà la maggiore delle figlie, costretta a un rapporto incestuoso con il fratello dopo che Cristina viene estromessa dalla vita di famiglia, a chiudersi in bagno e a colpirsi fino a rompere uno dei propri denti canini.

Un gesto catartico: l’unico che per lei, vissuta in un mondo surreale, può accordarle il coraggio di scappare.


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