SYRIZA

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I risultati delle europee segnano la vittoria della sinistra radicale (SYRIZA) di Alexis Tsipras, che però non sfonda. Nonostante la sconfitta, il premier conservatore Antonis Samaras rigetta la richiesta di elezioni anticipate e si prepara a rilanciare con un rimpasto di governo

28/05/2014 -  Francesco Martino

La sinistra radicale di SYRIZA diventa il primo partito in Grecia, ma non sfonda. I conservatori di Nuova democrazia subiscono un'evidente sconfitta, ma riescono a limitare i danni anche grazie al mancato crollo del “junior partner” di governo, i socialisti del PASOK. Risultato: gli esiti delle elezioni europee disegnano una Grecia ancora al guado, “in panne nel lungo tunnel della transizione politica”, come scrive in un acuto editoriale il giornalista Nick Malkoutzis. Un tunnel in cui si rafforza la deriva neo-nazista di Alba dorata, che invia tre suoi rappresentanti al parlamento di Bruxelles.

Elezioni anticipate, sì o no

Alexis Tsipras, leader di SYRIZA (e candidato della sinistra europea alla poltrona di presidente della Commissione europea) ha presentato a caldo le sue riflessioni sul voto di domenica 25 maggio dopo un incontro col presidente Karolos Papoulias. Per Tsipras, la vittoria di SYRIZA mostra uno scollamento tra l'attuale parlamento (eletto nel giugno 2012) e la volontà popolare. Una frattura frutto della volontà di rigettare le misure di austerità imposte ad Atene dai creditori internazionali, e che può essere sanata solo da elezioni anticipate “da tenere il prima possibile”. “L'esecutivo ha perso ogni legittimità di imporre ulteriori politiche di austerità ai cittadini greci”, ha poi aggiunto Tsipras.

La richiesta di elezioni politiche anticipate è stata subito rigettata dal governo. Per il premier conservatore Antonis Samaras, il forte calo di voti della sua Nuova democrazia (meno 7% dalle politiche del 2012) non è motivo sufficiente per chiamare gli elettori a nuove consultazioni. Nei ragionamenti di Samaras, la percentuale di voti raccolti dai due partner di governo (Nuova democrazia e PASOK) continua a superare quella ottenuta da SYRIZA. Un risultato dovuto all'inaspettata tenuta dei socialisti, presentatisi sotto il nuovo simbolo dell'“Ulivo” (Elia) e capaci di ottenere l'8%. Un risultato che segna un'ulteriore emorragia di voti, ma che esorcizza, almeno per il momento, la prospettiva di totale liquefazione del movimento politico dominante nella Grecia pre-crisi.

Il segnale di scontento degli elettori però è forte e chiaro e il governo non può fare finta di nulla. Ecco perché, nelle stanze del potere di Atene, si parla insistentemente di un “coraggioso” rimpasto di governo, da effettuare al più presto. Tra i ministri più a rischio il titolare delle Finanze Yannis Stournaras, insieme a quelli della Salute Adonis Georgiadis e del Lavoro Aris Spiliotopoulos.

Le sfide del dopo voto

Al momento la prospettiva di nuove elezioni sembra poco probabile, almeno fino all'elezione del prossimo presidente della Repubblica – prevista a febbraio 2015 – quando, visti i numeri in parlamento, SYRIZA potrebbe bloccare la procedura e forzare la maggioranza a sciogliere il parlamento.

Fino ad allora, tutte le forze politiche sono chiamate a scelte difficili nella gestione del dopo-voto europeo. Per SYRIZA, la sfida è quella di convincere gli elettori che il la sinistra radicale è ormai matura per prendere in mano il destino della Grecia. Alle europee il partito di Tsipras ha preso la stessa percentuale delle politiche del 2012 (il primo posto è arrivato grazie al forte calo di Nuova democrazia). Un dato che mostra la difficoltà di SYRIZA di ampliare ulteriormente il proprio elettorato.

Una risposta decisiva potrebbe arrivare dall'Attica, la regione che include la capitale Atene e dove risiede quasi la metà della popolazione greca, conquistata domenica scorsa dal candidato di SYRIZA Rena Dourou (insieme alle europee il 25 maggio si è tenuto anche il secondo turno delle amministrative). Buoni risultati nell'amministrazione locale potrebbero convincere molti elettori della maturità di SYRIZA. Una gestione deludente, rischia invece di bloccare definitivamente la crescita del partito.

I prossimi mesi si presentano ancora più complessi per Nuova democrazia. La virata a destra proposta da Samaras al partito non ha evitato la crescente sfiducia del proprio elettorato e l'emorragia di voti verso Alba dorata e un redivivo LAOS (Raggruppamento Popolare Ortodosso).

Il governo di Samaras deve poi affrontare i molti capitoli di una situazione economica sempre drammatica. Nonostante la decrescita dell'economia sia rallentata (-1,1% nel primo trimestre 2014) e le previsioni facciano sperare in una leggera ripresa a fine anno (+0,6%) il crollo complessivo degli ultimi sei anni (-25,6%) ha lasciato l'economia greca in uno stato di prostrazione. La disoccupazione resta altissima: 26,5% nel febbraio 2014, pari ad un milione e trecentomila persone.

In questo contesto difficile, il governo deve gestire il piano di austerità concordato con i creditori internazionali e sempre più inviso all'elettorato greco. La prossima visita ad Atene della “troika” (UE-BCE-FMI) è prevista per il prossimo luglio: sul tavolo ci saranno capitoli spinosi, tra cui una nuova riforma del sistema pensionistico e la continuazione di riforme strutturali.

Centro-sinistra allo sbaraglio, Alba dorata in crescita

Con l'8% dei voti, il PASOK è riuscito ad evitare la definitiva scomparsa dal panorama politico greco. Una parziale vittoria per il leader socialista Evangelos Venizelos, che però non è riuscito ad evitare l'ennesimo forte calo (-4% rispetto ai magri risultati delle politiche 2012). Al PASOK, protagonista indiscusso della scena politica greca pre-crisi (nel 2009 aveva ottenuto il 44% delle preferenze), sembra oggi mancare soprattutto una visione di lungo periodo, la capacità di rinnovare e definire il proprio ruolo nella nuova Grecia post-austerità.

La crisi del centro sinistra, scavalcato e rimpiazzato dalle posizioni radicali di SYRIZA viene confermata dal disastro elettorale della Sinistra democratica (DIMAR) di Fotis Kouvelis, ex partner dell'attuale governo, relegata ai margini con un misero 1,23% dei voti.

Nell'estremo opposto dello spettro politico, ad emergere come vincitore indiscusso della tornata elettorale è il movimento neo-nazista “Alba dorata”, divenuto terza forza politica col 9,4%. Una crescita ottenuta nonostante buona parte della leadership del partito – compreso il segretario Nikólaos Michaloliákos - sia in oggi prigione, accusata di reati violenti ed associazione a delinquere.

Alba dorata è l'unico movimento politico ad aumentare in modo indisputabile il proprio elettorato dalle politiche del 2012 (aveva allora ottenuto il 6,9%), crescendo soprattutto nelle grandi aree metropolitane, Atene inclusa. Le analisi del voto, mostrano poi un forte e crescente sostegno ad Alba dorata in categorie sensibili, come i membri delle forze di polizia. Nel prossimo parlamento europeo, Alba dorata sarà presente con tre eurodeputati, a rappresentare le posizioni di contrapposizione più estrema e violenta ai valori su cui è stata costruita l'Unione europea.

 

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