Tbilisi al voto, tv sotto controllo ita
Panorama di Tbilisi (Rita Willaert/Flickr)
La capitale georgiana si prepara al voto per il sindaco domenica 30 maggio in un panorama media fortemente filogovernativo. Nonostante la città sia un'isola rispetto al resto della Georgia, grazie a tv locali che spezzano il monopolio informativo nazionale pro Saakashvili, tuttavia il candidato del governo è ampiamente favorito
Tbilisi, uscita della stazione del metro. Un pensionato distribuisce come al solito riviste all'aperto, in un'edicola improvvisata. Basta un’occhiata alle prime pagine, politicizzate oltre misura, per non aver voglia di comprare nemmeno una copia.
Le statistiche nazionali indicano che in Georgia quasi nessuno legge il giornale. La stragrande maggioranza dei cittadini si informa con la tv, nonostante una serie di misure adottate dal governo Saakashvili abbiano smantellato l’equilibrio già precario rappresentato fino a pochi anni fa da una sola tv nazionale di opposizione, la rete privata Imedi. Che oggi, dopo la morte del suo tycoon Badri Patarkatsishvili, è diventata canale filogovernativo.
Un voto senza sorprese
Il candidato governativo verso una probabile vittoria domenica 30 maggio
Pronostico facile per il prossimo sindaco di Tbilisi. Secondo un sondaggio recente, realizzato tra gli elettori della capitale georgiana, chiamati alle urne domenica 30 maggio per scegliere il governo della città, il primo cittadino uscente e candidato della maggioranza, Gigi Ugulava, alleato del presidente della Repubblica Mikheil Saakashvili, verrebbe premiato col 46% dei voti.
Alle sue spalle, ma ampiamente distanziato, il principale candidato dell’opposizione, Irakli Alasania, con l’11%. Avrebbe infine solo il 3% il leader del movimento pro russo ‘Georgia giusta’, Zurab Noghaideli, ex premier del Paese caucasico, che aveva dichiarato di prevedere anche a Tbilisi “uno scenario kyrghizo”, cioè con un possibile rovesciamento del governo nazionale, analogo a quello consumatosi nelle ultime settimane nella repubblica centro-asiatica, se il governo Saakashvili avesse tentato brogli nelle municipali del 30 maggio.
Nulla sembra più distante da questo quadro di possibili sedizioni, oggi nella capitale della Georgia. La città pochi giorni fa ha ospitato anche, per il giorno dell'Indipendenza, la prima parata militare dalla guerra dell'agosto 2008.
Circondato da bambini in divisa militare, il presidente Saakhashvili ha volutamente mirato a pesare anche sul voto amministrativo di Tbilisi, con il suo discorso, dai consueti toni retorici, contro i partiti d'opposizione, più pragmatici e possibilisti nei rapporti con la Russia, definendoli "fedeli di Mosca".
Nonostante la Georgia, rispetto a due anni fa, abbia perso due partners strategici a livello internazionale, come l'Ucraina, oggi guidata da un esecutivo sensibilmente più filorusso come quello Yanukovich, e la Polonia, con la morte del presidente conservatore Lech Kaczynski nell'incidente aereo di Smolensk, tuttavia il capo di Stato georgiano sembra non avere particolari preoccupazioni all'interno del Paese.
Secondo una ricerca del think tank Caucasus Research Resource Center, negli ultimi mesi la fiducia in Saakashvili era attestata al 50%. Ma dal momento che il suo mandato scadrà nel 2012, e la costituzione gli vieta di ripresentarsi per la terza volta, gli analisti già ipotizzavano che dalle amministrative di Tbilisi di questo fine settimana sarebbe potuto venire un forte sfidante, vero aspirante alla sua successione. Ma se così sarà, non si tratterà di un esponente dell'opposizione.
Solo a Tbilisi tv più pluraliste
Unica isola di informazione tv più pluralista, nell'intero Paese, è proprio Tbilisi. Ed è per questo che osservatori internazionali ed analisti ritenevano che il candidato dell'opposizione Irakli Alasania, avrebbe corso alla carica di sindaco della capitale, nelle prossime elezioni del 30 maggio, in un'arena relativamente più libera, con il candidato filogovernativo, Gigi Ugulava, primo cittadino dal 2005 e in lizza per un nuovo mandato.
Nella capitale infatti, proprio la presenza di tv locali non allineate alla politica del presidente Mikheil Saakashvili e una maggior concentrazione di ong, potevano dare luogo ad una sfida elettorale meno impari.
I numeri della vigilia dicono che non sarà così. Nonostante le opposizioni, piuttosto divise e in ordine sparso, abbiano dichiarato queste amministrative di Tbilisi una sorta di referendum contro il regime repressivo di Saakashvili, a due anni dalla sconfitta nella guerra con la Russia dell'agosto 2008, questo voto sembra profilarsi come il più calmo e prevedibile indetto in Georgia negli ultimi anni. Con Ugulava ampiamente favorito.
Nel Paese la situazione dei media pesa notevolmente sul panorama politico.
“Il problema più serio è che la maggior parte delle proprietà editoriali non è trasparente. A tutt'oggi non si sa nemmeno chi è il proprietario, chi controlla e finanzia le due principali tv del Paese. E questo alimenta speculazioni che sia il governo georgiano a pagare” spiega Mathias Huter, analista di Transparency International Georgia.
”Di chi sono questi canali? Chi paga gli stipendi? Nessuno lo sa - conferma Vako Avaliani, un ex giornalista di Imedi TV - ”Da notare che soltanto a Tbilisi ci sono altre due reti, Kavkasia e Maestro, che provano ad essere pluraliste, e soltanto per il fatto di dare spazio anche a posizioni critiche verso il governo, vengono considerate canali oppositori. Ma dal momento che trasmettono solo nella capitale, non è interesse del regime di Saakashvili tentare di controllarle” chiarisce Avaliani.
“Magari ci fosse una tv imparziale. Imedi, Rustavi 2 e Canale 1 sono filogovernative e non fanno propriamente un giornalismo di qualità. Ma anche i reportages e i commenti politici di Kavkasia e Maestro sono anch’essi ben lontani da buoni standard informativi” spiega Madina Gagieva, giornalista di RTV, l’unico canale in russo della Georgia.
“Sicuramente c’è bisogno di un giornalismo più professionale, equilibrato e davvero informativo sulle tv nazionali. Diverse ricerche confermano che le tv sono tutte fortemente schierate politicamente - conferma Huter - Sfortunatamente in Georgia la torta pubblicitaria è davvero piccola, il che rende difficile trovare sostegni finanziari ad una stazione tv professionale. I media più critici a loro volta lamentano le pressioni subite dagli inserzionisti per non acquistare spazi pubblicitari sulle loro reti”.
Solo filogovernative le tv nazionali
Fuori dalla capitale infatti, gli unici media a copertura nazionale, in grado di entrare nelle case di tutti i georgiani, sono le private Imedi e Rustavi 2, con la tv pubblica Canale 1, tutte pro-governative. Nel Paese quasi senza lettori di carta stampata e con un accesso ad internet ancora problematico in provincia, viene dunque dalle tv nazionali il maggior impatto sull’agenda politica e sul condizionamento del dibattito pubblico.
I giornalisti lavorano in una situazione difficile. Non ci sono stati arresti né cronisti assassinati negli ultimi anni. Piuttosto le pressioni sulla stampa sono di tipo economico, talvolta accompagnate da minacce da parte dei funzionari statali, specie in provincia.
Second Freedom House, in Georgia i media sono “parzialmente liberi”. E il punteggio georgiano è così basso, appena 69 punti, da essere molto vicino alla classificazione “non libero”. Il presidente georgiano Saakashvili ha commentato definendo brutalmente “una totale stronzata” i risultati del rapporto FH 2010, condotto secondo lui “da stranieri sprovveduti e fuorviati”.
Il governo di recente ha sottoposto al Parlamento una proposta di emendamento alla legge sulle imposte, che prevede un condono per tutte le reti tv georgiane. Ma i maggiori beneficiari sarebbero proprio i due canali nazionali, Rustavi 2 e Imedi, paladini del governo, e i cui azionisti di maggioranza restano dubbi.
Il fatto che alcune reti abbiano pagato le tasse, mentre altre eludevano il fisco per milioni crea una competizione impari nel settore tv.
”Transparency International è preoccupata che questo condono fiscale per tutte le tv non sia trasparente. Le reti che sono critiche dell'azione governo hanno pagato le tasse dovute, preoccupate perché altrimenti sarebbero state multate o chiuse dalla polizia finanziaria. Tuttavia le tv pro-governo hanno accumulato debiti fiscali consistenti. Ed ora questo condono consente loro di non saldare nemmeno un centesimo del dovuto. Parliamo dell’equivalente di oltre 16 milioni di euro, un’entrata fiscale consistente per un Paese come la Georgia” commenta Mathias Huter.
In una recente inchiesta, TI (Transparency International, ndr) ha scoperto che parecchie reti tv, in particolare Rustavi 2 e Imedi, ricevono fondi dall’esterno in aggiunta ai proventi pubblicitari. Imedi è controllata da una compagnia i cui vertici sono ignoti e finanziata da fonti opache. Ma il governo Saakashvili non sembra affatto interessato a sciogliere questa situazione.
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