Alfabeto georgiano

Alfabeto georgiano

Dopo un'evoluzione parallela durata secoli, grazie all'Unesco i tre alfabeti georgiani diventano patrimonio culturale immateriale dell'umanità. Un patrimonio vivo e affascinante, ma da proteggere

27/12/2016 -  Monica Ellena Tbilisi

“ეწვიეთ საქართველოს”- “Benvenuti in Georgia”.

Le curve dell’alfabeto georgiano abbracciano il viaggiatore che atterra all'aeroporto di Tbilisi in un benvenuto che è morbido quanto le sue lettere. I tratti convoluti intrigano studiosi da secoli e hanno sedotto l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (UNESCO) che lo scorso 1° dicembre ha inserito l’alfabeto georgiano – o meglio, i tre alfabeti – nella lista del patrimonio culturale immateriale dell'umanità. La decisione, riconosce il valore di “tre alfabeti [che] convivono in armonia e definiscono la lingua georgiana”.

Sono tre i sistemi di scrittura – il mkhedruli, utilizzato nella vita quotidiana, convive con i più antichi asomtavruli e nushkhuri, usati soprattutto per gli scritti nella chiesa ortodossa.

“I tre sistemi si sono evoluti in parallelo, in una lenta mutazione durata secoli, fino a diventare tre entità distinte,” spiega Thomas Wier, linguista statunitense e professore alla Libera Università di Tbilisi. “Per riconoscerli è necessario studiarli uno ad uno, non si possono semplicemente intuire.”

Oltre al georgiano, sono usati da alcune altre lingue del Caucaso meridionale prive di una propria tradizione letteraria come il mangrelio, parlato nella Georgia occidentale, o lo svano, diffuso nello Svaneti, remota regione montuosa nel nord del paese.

I tre distinti sistemi hanno resistito all’erosione del tempo e oggi soddisfano diverse funzioni sociali che, secondo l’Unesco, riflettono la varietà culturale e l’identità del paese. Del resto la Georgia siede nel cuore del Caucaso, regione che è una vera Babele linguistica dove la densità di lingue e dialetti tradisce un territorio relativamente limitato.

“Esistono circa 70 lingue nel Caucaso, tra nord e sud, ma è una stima al ribasso che tiene conto di contrastanti opinioni tra i linguisti su quale sia una lingua e quale un dialetto,” spiega Wier. “Il Caucaso del nord è un caleidoscopio dove la geografia ha contribuito a disegnare un mappa linguistica complessa. Al sud la Georgia è lo stato più variegato con circa 13 lingue, l’Armenia è la più omogenea con tre.”

Una lingua, tre alfabeti

Il caso georgiano degli alfabeti multipli non è unico (il giapponese per esempio gli fa buona compagnia), ma rimane raro. La linguistica non è una scienza esatta, le opinioni dividono gli esperti e lo studio degli alfabeti ne è un esempio – a cominciare da una domanda, cos'è un alfabeto? La definizione ufficiale vuole che l’alfabeto sia un sistema di scrittura nel quale i simboli o le lettere corrispondono a tutti i suoni di una lingua. Facile a dirsi, più difficile a farsi.

“Prendiamo l’ebraico e l’arabo. Non hanno vocali scritte, ma suoni considerati vocali esistono nella lingua parlata, quindi se applichiamo in modo restrittivo la definizione nessuno dei due può essere considerato un alfabeto,” spiega Wier. “Altri linguisti, e io sono tra questi, hanno una visione più ampia e includono entrambi nella schiera degli alfabeti. In una prospettiva allargata esistono circa 40 alfabeti al mondo, se si segue fedelmente la definizione scendiamo a una ventina.”

Il georgiano ha un’ortografia fonemica – ovvero un carattere, un suono – e non distingue tra maiuscolo e minuscolo. Ma la semplicità si ferma qui – il tratto curvilineo, affascina molti, ma è non per tutti, complice una grammatica complessa e una sintassi involuta.

Il mkhedruli e le sue 33 lettere permeano la vita di tutti i giorni, viene insegnato a scuola, è l’alfabeto di libri e documenti. Gli altri due alfabeti - più antichi - sono insegnati a livello base in alcune scuole, ma interessano comunque gli studiosi al di fuori della cerchia ecclesiale, perché è necessario conoscerli per la consultazione di documenti storici.

Interrogativi tortuosi come le sue lettere ne avvolgono l’esatta genesi. Secondo gli storici nel III secolo a.C. Pharnavaz I, re di Kartli (o Iberia caucasica, come viene anche indicato l’antico regno corrispondente all’attuale Georgia) prese a modello il greco per l’asomtavruli. Il primo esempio di asomtavruli giunto intatto risale al 430 d.C. e venne alla luce nel 1959 su un mosaico della chiesa Bir el Qutt a Betlemme.

Un’iscrizione sull’abside della chiesa di Sioni a Bolnisi, nel sud-est del paese, è l’esempio più antico su suolo georgiano.

Iscrizione sull’abside della chiesa di Sioni a Bolnisi (foto M. Ellena)

Iscrizione sull’abside della chiesa di Sioni a Bolnisi (foto M. Ellena)

“I primi due alfabeti rispecchiano una specifica funzione, quella di poter essere scolpiti nella roccia, e la forma delle lettere riflette questa necessita’,” spiega Wier, “I segni sono spigolosi, con numerosi angoli retti che potevano essere facilmente incisi. Il mkhedruli, usato oggi, corrisponde al corsivo e prese piede per rispondere ancora a una necessità pratica, quella di scrivere su carta.” Con l’avvento del commercio questo significava anche dover scrivere ordini, con maggiore velocità.”

L’asomtavruli rimase in voga fino al IX secolo quando le linee più morbide del nuskhuri presero il sopravvento e dominarono gli scritti fino all’XI secolo. Il mkhedruli,sviluppatosi in parallelo, s’impose a partire del XIII secolo. Metamorfosi meno radicali continuarono tra aggiunte ed eliminazioni di lettere. L’ultima riforma risale al 1879 quando il principe letterato, poi dichiarato santo, Ilia Chavchavadze depennò cinque lettere ormai obsolete.

Dalla pietra al web

Il georgiano non appartiene a nessun ceppo linguistico e le sue lettere non ricordano nemmeno lontanamente il cirillico o il greco al quale deve le origini.

Nella diffusione di una lingua certamente complessa e circoscritta c’è a sorpresa anche lo zampino italiano. Nel maggio del 1626 il Vaticano decise di aprire in Georgia la missione dei padri teatini. Tre anni dopo l’italiano Padre Stefano Paolini, cattolico, e il georgiano Niceforo Irbachi, cristiano ortodosso, diedero alle stampe il primo libro pubblicato in georgiano. Il “Dittionario giorgiano e italiano” uscì per i tomi della Sacra Congregatio de Propaganda Fide. Fu poi sempre a Roma e sempre per mano di un missionario teatino, Francesco Maria Maggio, che vide la luce “La grammatica georgiana”. Era il 1643.

Forte di un rispetto diffuso alla corte degli zar, il georgiano non fu scalzato dal russo nemmeno durante la pur russofona Unione sovietica.

“Georgia, Armenia e paesi baltici riuscirono a mantenere i loro alfabeti, sia nell’istruzione che nella burocrazia”, chiarisce Wier. “I documenti in lingua russa erano per lo più destinati a lettori al di fuori dei confini della repubblica o alla popolazione di lingua russa che rappresentava circa l’8% del totale.”

Oggi la Georgia conta circa 3,7 milioni di abitanti – un rapido calcolo mostra come lingua e alfabeti siano usati da circa lo 0.06% della popolazione mondiale. Il rischio di essere fagocitato non è improbabile. Pur essendo una delle scelte linguistiche su computer, tablet, e smartphone, la tendenza a utilizzare le lettere dell’alfabeto latino è diffusa ed è in parte dovuta al fatto che il ventaglio di caratteri stilistici disponibili è molto limitata – un po’ come poter avere solo “arial” o “times new roman”.

A colmare la penuria ci ha pensato non un calligrafo o un linguista, ma un designer industriale. Nel 2015 Zviad Tsikolia, conosciuto e premiato designer che ha lavorato a lungo in Europa, ha lanciato, insieme con la prima banca del paese, TBC Bank, #WriteinGeorgian chiedendo agli appassionati di creare nuovi stili per le lettere dell’alfabeto. La risposta è stata una valanga di caratteri – 160 registrati in cinque settimane.

"Abbiamo uno degli alfabeti più eleganti e belli del mondo, un tesoro che non va solo protetto, ma anche attualizzato”, spiega il 45enne che vanta tra i suoi lavori anche un prototipo per la Bugatti. “Il mondo è sempre più digitale e i nostri caratteri devono poter evolversi e adattarsi a una realtà che non è più solo cartacea.”

“თქვენ მალე საქართველოში” – “La Georgia vi aspetta di nuovo”. 


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