La Georgia è recentemente entrata a far parte del programma Ue di finanziamenti per scienza e ricerca H2020. Un'opportunità preziosa, ma non facile da sfruttare

19/01/2017 -  Abel Polese

I primo luglio 2016 la Georgia ha sottoscritto l'Accordo d'associazione con l'Ue. E' stato il culmine di una serie di accordi tra il paese e Bruxelles che hanno, tra le altre cose, garantito alla Georgia l'accesso ad una serie di finanziamenti diretti.

In particolare, il 29 aprile dello stesso anno, era stato sottoscritto tra la Georgia e la Commissione europea un accordo in merito alla linea di finanziamento H2020. Un accordo che Johannes Hahn, Commissario alla politica di vicinato e alle negoziazioni per l'allargamento aveva accolto affermando che “la piena adesione della Georgia negli Horizon 2020 permetterà ai suoi enti ed istituzioni di ricerca di divenire ancora più competitivi e resilienti”.

H2020 è il più vasto programma di finanziamento Ue relativo alla ricerca e all'innovazione, con un budget, per il 2014-2020, di 77 miliardi di euro. L'accordo pone la Georgia nell'olimpo dei paesi che possono accedere a questi finanziamenti: ne fanno parte tutti i membri Ue e pochi altri paesi. Degli stati ex URSS, al fianco della Georgia, vi è la sola Moldavia.

L'importanza di questo passo va oltre l'aspetto formale e implica una fiducia delle istituzioni europee nei confronti della Georgia e delle sue capacità di gestione.

A dire il vero anche prima dell'accordo le istituzioni georgiane potevano prendere parte a consorzi Ue, ma come organizzazioni di paesi terzi. Organizzazioni georgiane hanno partecipato a 49 progetti finanziati dal Programma FP7 (il predecessore dell'H2020, tra gli anni 2007 e 2013) e sono state coinvolte in otto progetti dall'inizio dell'H2020.

Vi sarà cambiamento?

I nuovi progressi segnano un cambio di marcia nelle relazioni tre Ue e Georgia. Sino ad ora la presenza di organizzazioni georgiane in seno ai consorzi doveva essere in un certo modo “giustificata”. Ora non verrà chiesta alcuna domanda, potranno essere capofila e gestire il budget. Almeno in teoria.

Il ministero per l'Educazione e la Ricerca ha già iniziato a creare un giusto ambiente che favorisca gli istituti di ricerca georgiani nell'accedere a questi finanziamenti. Vengono tenute giornate informative, le opportunità H2020 vengono pubblicizzate e lo staff universitario viene invitato a informarsi in merito al programma.

Oltre al ministero, anche la Fondazione nazionale per le scienze Shota Rustaveli, fondata nel 2010 con l'obiettivo di rafforzare il progresso scientifico nel paese con finanziamenti nel campo della ricerca e sviluppo, ha ottenuto l'incarico di preparare le istituzioni georgiane ad intercettare i fondi europei. Come uno dei primi passi la Fondazione ha organizzato il workshop “Navigare l'H2020, le sue regole, i suoi principi. Opportunità e sfide per gli scienziati georgiani”. Un incontro promosso ampiamente e che ha visto partecipare alcuni degli scienziati più rilevanti del paese.

Prima regola: se vuoi dei soldi, devi chiederli

La prima regola per sfruttare quest'opportunità è naturalmente che se non si partecipa ai bandi, non si riceveranno mai finanziamenti. La partecipazione al primo workshop è stata rilevante, ma un conto è investire alcuni giorni del proprio tempo, altra cosa settimane o mesi per scrivere un progetto e creare un ampio partenariato.

Per dare un'idea degli sforzi necessari, i progetti H2020 possono raggiungere budget di 1-3 milioni di euro ma occorre superare una grande concorrenza e sono particolarmente complessi da scrivere. Le probabilità di successo di progetti presentati al Consiglio di ricerca europea sono del 10%, quelli presentati ad altri programmi come il Marie Curie RISE del 25%, altri, come quelli H2020 del 3%.

Questa non è l'unica difficoltà. I fondi sono allocati seguendo criteri di eccellenza accademica. I paesi con più tradizione nella ricerca scientifica, e con più investimenti in questo campo, hanno più probabilità di vincere di altri. Basti sottolineare che le sole istituzioni scientifiche della Gran Bretagna assorbono metà del budget dell'Ue a disposizione per la ricerca e sviluppo mentre quelle di una paese come la Lituania partecipano esclusivamente ad alcuni progetti.

Perché si sfrutti questa nuova opportunità occorre innanzitutto riuscire a far passare il messaggio - a persone che sono state abituate sino ad ora a pensare che la vita accademica consista essenzialmente nell'insegnamento e, a volte, nello scrivere qualcosa - che se si desidera ottenere finanziamenti si deve partecipare ad un processo competitivo.

In alcuni casi ha portato risultati mettere a disposizione incentivi economici. Ad esempio l'Estonia ha introdotto un fondo che va a premiare i progetti che, pur non vincendo, raggiungono un determinato punteggio. Questo ha fatto sì che si ottenessero molti progetti e che milioni di euro siano confluiti nel paese. La Lituania ora sta tentando di adottare un sistema simile. In Georgia questo potrebbe non essere sufficiente.

Un linguaggio tecnico

La progettazione europea è un linguaggio molto specifico e i progetti H2020 implicano una grande esperienza di gestione e scrittura. Quest'approccio potrebbe essere visto come un buon modo per riportare gli accademici sulla terra ma questi ultimi devono divenire un po' più “imprenditori”. E il cambiamento implica, come sempre, del tempo (forse generazioni).

Per vincere un bando europeo occorre pianificazione, la creazione di un consorzio, imparare procedure amministrative e legali. Chi desidera imbarcarsi in quest'avventura? Forse i ricercatori alle loro prime esperienze potrebbero avere l'ambizione necessaria, ma non l'esperienza. Mentre i ricercatori in una fase avanzata della loro carriera potrebbero non aver bisogno di fondi per finanziare le proprie ricerche, avendoli già a disposizione.

Occorre quindi identificare i soggetti giusti, e formarli.

Non è un compito facile e non è chiaro quanto impiegheranno le istituzioni georgiane di ricerca a imparare le regole del (nuovo) gioco. E una volta imparate incontreranno la feroce concorrenza degli scienziati inglesi, olandesi, tedeschi, francesi o italiani. Potrebbero passare anni prima che un'istituzione georgiana riesca a essere capofila di un consorzio vincente.

Partecipare ad un consorzio non da capofila potrebbe essere un modo per fare esperienza, raccogliere i contatti necessari, comprendere l'approccio necessario. E' stato così per molti paesi che hanno fatto recentemente il loro ingresso nell'Ue e potrebbe esserlo anche per la Georgia.

Una stima cauta, basata sulla situazione attuale, potrebbe portare a dire che per vedere gli effetti di questo recente accordo, al di là della dichiarazioni politiche di rito, occorrerà aspettare anni. Ma a volte la cautela può essere messa in dubbio: spetta ora agli scienziati georgiani farlo.


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