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Georgia, difficile ripresa dell'esportazione di vini ita

Georgia, difficile ripresa dell'esportazione di vini

Duro l'impatto dell'embargo russo sull'importazione per la produzione vinicola in Georgia. Per nuove prospettive di ripresa, Tbilisi si rivolge al mercato americano

Di Deirdre Tynan, 01 settembre 2006 (tit. orig. 'Georgia struggles to redirect wine exports' - Eurasianet)
Traduzione a cura di Caterina Brandmayr

L'embargo è stato imposto a marzo sulla scia dei vari antagonismi politici tra Mosca e Tbilisi, tra cui la discussione riguardo la continua presenza di forze di pace russe nella regione dell'Ossezia del sud.

Mosca ha dichiarato necessario imporre restrizioni economiche poiché i vini importati non rispetterebbero gli standard sanitari. Al contrario, Tbilisi insiste sui motivi politici alla radice della decisione, a suo parere volta a punire una politica di governo centrifuga e opposta agli interessi geopolitici russi. Un parere simile è stato espresso anche da importatori statunitensi, consapevoli della situazione politica e già da tempo in affari con imprenditori georgiani.

"Il divieto ha sicuramente motivazioni politiche, ma va preso come una nuova opportunità," ha dichiarato Brad Douglas, importatore di Pleasant Hill, Iowa. Douglas, come rappresentante della sua ditta, Gruzia, si recherà in Georgia alla fine di quest'anno per discutere una campagna economica e pubblicitaria di ampio raggio indirizzata ai cittadini americani.

"Una restrizione di questo tipo ha avuto un impatto notevole sull'economia della Georgia," ha aggiunto Douglas. "L'esportazione di vino ha per molto tempo contribuito a un'ampia percentuale del PIL del paese, di per sé già economicamente debole. Un evento simile ha pesato sia sul governo che sui cittadini."

I tentativi di indirizzare le vendite di vino verso il mercato americano hanno avuto risultati modesti. Una delle principali difficoltà è il fatto che i vini georgiani sono pressoché sconosciuti negli USA. "I vini della Georgia devono riuscire ad affermarsi," ha sottolineato Mamuka Tsereteli, direttore del America-Georgia Business Council. "Questi vini sono già conosciuti in Russia, nonostante alcune tipologie siano di pessima qualità. Ora si tratta di far conoscere le marche migliori nell'Unione Europea e negli Stati Uniti."

Tsereteli ha aggiunto che sono già stati presi provvedimenti per migliorare i controlli di qualità e prevenire eventuali contraffazioni. Entro il primo settembre è stato necessario ottenere un certificato di registrazione per le vigne, nella speranza di garantire una qualità migliore. In aggiunta, si stanno mettendo a punto meccanismi che permetteranno di risalire da ogni bottiglia alla produzione d'origine.

Allo stesso tempo, sarà necessario investire nei mercati esteri. "Ci vorranno tempo e denaro," ha ricordato Rita Kuparadze, dalla sede Tbilisi Georgian Wines di Brooklyn, New York.

L'11 agosto, il ministro dell'Agricoltura georgiano Mikheil Svimonishvili ha riferito che Mosca potrebbe essere interessata a negoziare un'eventuale fine del divieto d'importazione. Ma Tbilisi è prudente e intende valutare le reali intenzioni del governo russo.

Nel frattempo, i viticoltori sono in grave difficoltà: alla vigilia della stagione della raccolta sembra che il calo della domanda dei produttori non riuscirà ad assorbire le 200,000 tonnellate d'uva raccolte. A causa del divieto russo, i produttori di vino hanno infatti deciso di limitare il numero di bottiglie di questa annata.

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