La sezione croata di Amnesty International ha reso noto che l'aeroporto di Dubrovnik è stato utilizzato per i voli segreti della CIA, coi quali sono state trasportate persone sospettate di terrorismo. Ma su tutto ciò la Zagabria ufficiale per ora tace

10/04/2006 -  Drago Hedl Osijek

L'aeroporto Cilipi di Dubrovnik conosciuto da molti turisti, quando vengono in vacanza in Croazia, è stato utilizzato anche per l'atterraggio di aerei della CIA per voli coi quali sono state deportate persone sospettate di terrorismo. E' stato rivelato da Amnesty International, sezione croata, sostenendo che ciò è avvenuto in due riprese e avrebbe riguardato lo stesso aereo con il quale, in un'altra occasione, era stato trasportato anche il cittadino tedesco Khaled al Masri. Quest'ultimo - scambiato dalla CIA per un alto responsabile di Al Qaeda - era stato imbarcato a Skopje, la capitale della Macedonia, da dove era stato poi trasferito in Afghanistan.

All'aeroporto di Dubrovnik, riporta Amnesty International, è atterrato sempre lo stesso aereo, un Boeing 737, con due differenti targhe. L'aereo, di proprietà della compagnia Keeler & Tate Management dello stato del Nevada, era infatti prima stato registrato come N313P, e in seguito ha voltato con la targa N4476S.

Lo stesso giorno, 5 aprile, in cui la sezione di Amnesty International a Zagabria ha pubblicato la notizia, il direttore dell'aeroporto di Dubrovnik Tonci Peovic ha ammesso ai media croati che quei voli ci sono veramente stati. Ha dichiarato che l'aereo contrassegnato N313P è atterrato all'aeroporto di Dubrovnik solo una volta, e precisamente nell'aprile dello scorso anno, mentre il velivolo contrassegnato dalla sigla N4476S è atterrato in quell'aeroporto diverse volte durante il 2006.

"Si era trattato di un atterraggio tecnico per rifornimento di carburante, e abbiamo avuto solo l'informazione che sugli aerei non c'erano viaggiatori. Con questo tipo di atterraggio tecnico i viaggiatori vengono considerati di transito e si trovano nella parte internazionale dell'aeroporto. Stando alle leggi internazionali noi non abbiamo il diritto di identificarli", ha detto Peovic.

Egli ha aggiunto che l'equipaggio dell'aereo che compie un atterraggio tecnico non ha l'obbligo di denunciare al controllo di volo chi si trova sull'aereo, chi trasporta e qual è la sua destinazione finale.

Il governo sino ad ora non ha reagito al rapporto di Amnesty International. Non è stato infatti possibile ottenere alcuna risposta per sapere se fosse a conoscenza di tutto questo, come ha reagito e se, a causa di questo, ha inviato una nota di protesta agli Stati Uniti. Il governo si è rifiutato di commentare le dichiarazioni di Amnesty International, e i giornalisti senza riuscirci hanno cercato risposta a vari indirizzi. Ma in un'intervista per l'agenzia Reuters, in occasione di una propria visita negli Stati Uniti, il presidente croato Stjepan Mesic, sabato 8 aprile, ha dichiarato che gli USA non hanno mai informato il governo croato sui voli della CIA.

"Desideriamo sapere perché il nostro territorio è stato utilizzato, se è stato utilizzato", ha detto Mesic all'agenzia Reuters, aggiungendo che come Capo dello Stato sarebbe stato certamente informato, assieme al governo, se i propri servizi segreti avessero saputo di voli della CIA in Croazia. "Ma non abbiamo ricevuto alcuna di queste informazioni".

I media croati invece dubitano che i servizi di informazione croati, così come i vertici dello Stato croato, non fossero al corrente di questi voli. I media corroborano questa tesi con la dichiarazione del premier Ivo Sanader, rilasciata lo scorso anno a Washington, quando dopo un colloquio ufficiale aveva detto di aver firmato un accordo sulla lotta contro il terrorismo. Si specula che Sanader all'epoca abbia dato il via libera per questo tipo di voli nello spazio aereo croato e negli aeroporti croati.

Ma la Croazia dovrà spiegare non solo alla sua opinione pubblica ma anche al Consiglio d'Europa se era al corrente o meno di questi voli presso l'aeroporto di Dubrovnik. Infatti il segretario generale del Consiglio d'Europa, Terry Davis, ancora nel novembre dello scorso anno aveva chiesto a tutti i 46 Stati membri un rapporto su come sorvegliano l'operato dei servizi segreti degli altri paesi sul loro territorio, e poi chi e perché utilizza i loro spazi aerei e gli aeroporti.

Che il governo croato non stia favorendo trasparenza riguardo a questo problema lo testimonia pure l'esperienza della sezione croata di Amnesty International. Quando Edin Tuzlak, il segretario di questa organizzazione a Zagabria, aveva chiesto al ministero degli Esteri di ricevere copia della risposta ufficiale che il governo aveva dato al Consiglio d'Europa in relazione all'operato dei servizi segreti stranieri e all'utilizzo degli aeroporti, gli era stata negata.

Invece lo stesso rapporto, senza alcun problema, era possibile trovarlo sulle pagine del portale web del Consiglio d'Europa! Tuzlak ha dichiarato inoltre che lo scorso anno, quando Amnesty International per la prima volta aveva reso noto che la CIA effettuava voli in Croazia, aveva chiesto al governo croato informazioni al riguardo. Ma, afferma il segretario di Amnesty International, il portavoce del governo Ratko Macek gli aveva detto che il governo non si mette in contatto con le organizzazioni non governative.

Il Consiglio d'Europa ha richiesto ulteriori risposte da Zagabria in relazione ai voli della CIA perché ad ora non sono giunte risposte alla domanda su come la Croazia sorveglia l'operato dei servizi di informazione stranieri sul proprio territorio e se dall'entrata in vigore della Convenzione europea sulla difesa dei diritti umani ad oggi c'è stato qualche funzionario statale che era implicato nella deportazione illegale di individui o sul trasporto di queste persone, anche su pressione di servizi segreti stranieri.

Il governo croato era obbligato a rispondere a queste domande del Consiglio d'Europa entro il 7 aprile di quest'anno, ma nessuno sa se lo ha fatto e cosa è contenuto in quella risposta.

Non è affatto chiaro perché la Zagabria ufficiale faccia tutto questo mistero quando è noto che quasi nessun paese europeo ha una normativa giuridica atta a garantire un efficace controllo delle agenzie straniere sul proprio territorio.

Questo lo ha riconosciuto pure il segretario generale del Consiglio d'Europa, Terry Davis, all'inizio di marzo di quest'anno, dopo che ha ricevuto le risposte dei 47 membri del Consiglio, affermando che a quanto pare nessun paese membro del Consiglio d'Europa ha mai adottao una procedura tale da garantire che gli aeroporti civili vengano utilizzati per scopi che non contrastano con gli standard internazionali riconosciuti per la difesa dei diritti umani come ad esempio il trasporto segreto di sospettati di terrorismo in campi di detenzione in cui si eseguono torture.


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