L'impianto nucelare di Krsko, in Slovenia

La Slovenia, membro della UE dal maggio prossimo, dichiara di sostenere la corsa di Zagabria verso Bruxelles. I rapporti tra i due Paesi, un tempo vicini nella lotta per l'indipendenza, sono in realtà inquinati da questioni fondamentali ancora insolute

04/02/2004 -  Drago Hedl Osijek

La scorsa fine settimana, la Croazia ha ricevuto buone notizie da Brdo, presso Kranj (Slovenia), una delle ex residenze di Josip Broz Tito. Tre suoi vicini infatti, Italia, Ungheria e Slovenia, hanno fortemente incoraggiato la sua domanda di adesione alla Unione Europea. Il primo ministro croato, Ivo Sanader, ha ricevuto personalmente la notizia dai suoi omologhi Berlusconi, Medgyessy e Rop, nel corso del vertice dei leaders dei quattro Paesi.

Mentre Zagabria ha sempre potuto contare su Roma e Budapest nella propria corsa verso l'Europa, su Ljubljana non aveva mai potuto fare affidamento. Le cattive relazioni tra i due vicini, e una pletora di problemi irrisolti, hanno sempre fatto temere alla Croazia che la Slovenia avrebbe rallentato il proprio processo di adesione all'Unione. Le paure di Zagabria sono concentrate sul prossimo futuro: nel maggio 2004, la Slovenia diventerà infatti uno dei 25 Paesi della Europa Unita, e il suo voto sarà particolarmente importante nel decidere del possibile futuro europeo della Croazia.
Le due ex repubbliche jugoslave, che all'inizio degli anni '90 hanno avviato il processo di separazione e indipendenza da Belgrado, per un certo tempo hanno presentato insieme la propria causa di fronte alla comunità internazionale, sperando che in questo modo avrebbero potuto ottenere più facilmente l'agognato riconoscimento. La successiva sanguinosa guerra in Croazia ha tuttavia rappresentato una pietra al collo per la Slovenia, e Ljubljana decise così di separare il proprio destino da quello di Zagabria. Un altro importante fattore che condusse gli Sloveni a ricercare il riconoscimento internazionale indipendentemente da Zagabria era la posizione europea, che considerava il presidente croato Franjo Tudjman, diversamente dal leader sloveno Milan Kucan, un arrogante nazionalista e un dittatore.

Nel contesto ex jugoslavo, la Slovenia ha sempre rappresentato la regione più sviluppata e occidentalizzata, riuscendo ad attraversare il periodo della transizione con molto più successo della Croazia, coinvolta invece in un conflitto lungo, duro e sanguinoso. Dopo la guerra, quando nel 1998 la Croazia è stata infine in grado di controllare il proprio territorio interamente, le relazioni con Ljubljana hanno cominciato a deteriorarsi. Oltre a diverse altre questioni di minore importanza, i tre problemi principali erano: la definizione dei confini (in particolare nella porzione comune del Mar Adriatico), la centrale nucleare di Krsko - costruita insieme da Croazia e Slovenia durante la Jugoslavia titoista, i debiti della Ljubljanska Banka nei confronti dei propri clienti in Croazia.
La tensione tra Ljubljana e Zagabria ha subito una progressiva escalation, fino ad assumere i contorni di una vero e proprio conflitto diplomatico, alla fine del 2003, quando, nella imminenza delle elezioni politiche nel Paese, il governo dell'ex primo ministro Ivica Racan ha dichiarato la istituzione di una zona ecologica ed ittica nel Mar Adriatico, una sorta di cintura economica sui generis, considerata dalla Slovenia come una seria minaccia alle relazioni di vicinato. L'ambasciatore sloveno a Zagabria fu richiamato, e Ljubljana dichiarò che la Slovenia avrebbe utilizzato il proprio voto e la propria influenza all'interno della Unione Europea per interferire con il programma della Croazia di aderire alla Unione nel 2007.

Ora, le novità giunte dalla Slovenia a seguito dell'incontro dei quattro Primi Ministri hanno incoraggiato Zagabria, suggerendo che il governo del nuovo premier Sanader potrebbe essere in grado di costruire rapporti migliori con il vicino rispetto ai precedenti governi, incluso quello di centro sinistra guidato da Ivica Racan. Nonostante ciò, i problemi nei rapporti tra i due Paesi sono ancora enormi, e per tentare di risolverne alcuni (come la definizione delle frontiere) potrebbe essere necessario un arbitrato internazionale.
Oltre ai problemi relativi alla terraferma, i due Paesi non sono ancora in grado di risolvere la questione dei confini nel golfo di Piran, la porzione di Mare Adriatico tra i due Paesi. Nel 2001 gli allora Primi Ministri Ivica Racan e Janez Drnovsek (quest'ultimo attuale Presidente della Slovenia), erano riusciti a giungere ad un accordo informale sulla definizione delle frontiere, ma a causa delle forti critiche da parte dell'opinione pubblica croata, che riteneva l'accordo in questione totalmente contrario agli interessi dello Stato, Racan era stato forzato a ritirare la firma. La Slovenia sostiene ora che questo accordo dovrebbe rappresentare la base di ogni futuro negoziato sui confini, mentre Zagabria vuole ricominciare dall'inizio. Il governo Sanader dovrebbe presto avviare le discussioni su questo argomento scottante.

Un altro ostacolo alla normalizzazione dei rapporti tra i due Paesi è rappresentato dal reattore nucleare di Krsko, costruito insieme da Croazia e Slovenia nel territorio di quest'ultima. Le questioni irrisolte comprendono la definizione della partecipazione agli utili, la distribuzione dell'elettricità e i depositi delle scorie radioattive. L'apice della crisi, in questo caso, si è avuto con la decisione slovena - più volte messa in pratica - di spegnere il rubinetto dell'elettricità destinata alla Croazia, mossa che ha ulteriormente contribuito a deteriorare i rapporti tra i due vicini.
Infine, c'è la questione del debito della Ljubljanska Banka nei confronti dei clienti croati, che dal periodo della fine della Jugoslavia ad oggi rappresenta un ammontare di circa 200 milioni di euri. I Croati che avevano aperto un conto corrente presso la Ljubljanska Banka, credendo che i propri risparmi sarebbero stati più al sicuro lì piuttosto che in altri istituti della Jugoslavia, hanno ora citato in giudizio senza successo lo Stato sloveno, chiedendo i propri soldi. La questione è arrivata alla Corte di Strasburgo. Mentre la Croazia ritiene che il debito sloveno dovrebbe essere ripagato ai clienti croati incondizionatamente, Ljubljana afferma che la questione non può essere risolta separatamente, ma all'interno dei negoziati tra le repubbliche ex jugoslave per la divisione delle proprietà dell'(ex) Paese.

Il Primo Ministro Sanader ha dimostrato molto ottimismo rispetto alla dichiarazione slovena di sostegno alla richiesta croata di adesione alla UE: "Siamo felici del fatto che i confini della Unione Europea giungano ai confini della Croazia. Così come il successo della Slovenia e la sua adesione alla UE hanno rappresentato una motivazione per la Croazia, il nostro successo nella adesione potrebbero contribuire a motivare tutti i Paesi della Europa del sud est - ha dichiarato Sanader."
Nonostante le dichiarazioni, il Primo Ministro sa che in politica niente è senza prezzo. Il sostegno da parte della Slovenia probabilmente dovrà essere ripagato con un compromesso nei difficili negoziati su tutte le questioni irrisolte, che ora stanno emergendo alla luce, nei rapporti tra i due Paesi.

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