L'Istria vista dal satellite

In Croazia scoppia una bufera politica dopo l'incontro ufficiale sulla creazione della nuova struttura transfrontaliera, tra Austria, Italia, Croazia e Slovenia. Parte dei politici e dell'opinione pubblica croata non vedono di buon occhio la decentralizzazione del paese

02/11/2005 -  Drago Hedl Osijek

"Venezia e Trieste ci sono più vicini di Zagabria", "Se potessimo lavorare meglio con Trieste o con Venezia, lo faremmo più volentieri che lavorare male con Zagabria", "La verità della vita quotidiana è che i cittadini dell'Istria vanno più spesso a Venezia e a Trieste che a Osijek e a Dubrovnik". Sono le parole che negli ultimi giorni - spiegando l'iniziativa per la formazione della Euroregione Alpe-Adria - sono state pronunciate dai due prefetti croati, Zlatko Komadina e Ivan Jakovcic. L'euroregione menzionata, che comprenderebbe il territorio della contea litoraneo-montana e della contea istriana in Croazia, attraverso zone della Slovenia, fino a Koruska in Austria e al Friuli Venezia Giulia in Italia, ha suscitato in Croazia una notevole tempesta politica.

La prima riunione dei rappresentanti delle regioni sunnominate, tenutasi recentemente a Passariano vicino a Udine, durante la quale si è discusso sul fatto che la menzionata euroregione potrebbe persino avere un proprio parlamento e un proprio governo, ha suscitato una notevole confusione nella Zagabria ufficiale. Siccome l'intera faccenda è accaduta solo due settimane dopo che la Croazia ha finalmente avuto il via libera per le trattative sull'ingresso nell'Unione europea, il premier Sanader ha cercato di reagire in modo placato e diplomatico.

"Non c'è alcuna regione! Esiste soltanto la collaborazione fra le regioni. Credo che ciò vada incentivato, perché è molto meglio la collaborazione che il confronto", ha detto Sanader due giorni dopo che i media croati avevano informato di cosa si è discusso a Passariano. Con la prima parte della sua dichiarazione Sanader ha voluto tranquillizzare l'opinione pubblica locale, e con la seconda parte far sapere all'Europa che la Croazia non è xenofoba e che desidera integrarsi con l'Europa.

Ma, a differenza della dichiarazione diplomatica di Sanader, i media croati sono stati molto meno benevoli verso l'idea dell'euroregione nel modo in cui l'hanno interpretata i due prefetti, Komadina e Jakovcic. Inoltre sono state accolte in malo modo le dichiarazioni sul fatto che a queste contee, confinanti con l'Italia, sono molto più vicini Trieste e Venezia, che Zagabria, così come pure l'idea di una possibile costituzione e governo della futura euroregione.

Ai commentatori dei giornali ha dato fastidio in modo particolare l'idea che sia Komadina che, in modo particolare, Ivan Jakovcic, prefetto istriano, in Croazia hanno sempre dichiarato che gli è completamente estranea qualsiasi idea di collaborazione con la destra croata. Entrambi dunque dichiarano di essere di sinistra, col fatto che Komadina appartiene formalmente alla sinistra (è membro del Partito socialdemocratico), mentre Jakovcic è il presidente della Dieta democratica istriana (IDS), partito vicino alla sinistra, ma con una forte componente regionale.

"L'incoerenza politica di Komadina e di Jakovcic è irritante. Entrambi si sono dichiarati anti-destra, e da quando sono comparsi sulla scena politica hanno mostrato apertamente la ripugnanza verso la destra croata", ha scritto sul settimanale "Globus", la dott.ssa Mirjana Kasapovic, nota professoressa di politologia all'Università di Scienze politiche di Zagabria. "Ma nessuno dei due non ha nulla contro la collaborazione con la destra filofascista italiana e austriaca dei partiti di Berlusconi e di Haider. Loro nemmeno oggi entrerebbero in alleanze politiche con la destra croata, ma non gli dà fastidio la collaborazione con gli oscurantisti politici nutriti con il nazionalismo tedesco e italiano di Klagenfurt e Trieste".

Inoltre i media croati si domandano che senso avrebbe creare una tale regione, che avrebbe la sua costituzione e il suo governo: costruirebbe le autostrade, i porti, i cantieri navali, gli alberghi; si occuperebbe delle minoranze; risolverebbe più facilmente i conflitti regionali che esistono fra la Croazia e la Slovenia; collaborerebbe sul campo dei diritti sociali e lavorativi e come risolverebbe il problema dei lavoratori croati a Koruska o a Trieste; si impegnerebbe per lo studio della lingua tedesca e slovena in Istria, e del croato, per esempio in Veneto...?

Le reazioni dei media sfavorevoli hanno spinto i due prefetti croati, Jakovcic e Komadina, ad una costante retrocessione dalle proprie dichiarazioni iniziali e a marginalizzare le loro posizioni. Così Komadina ha subito ritirato le sue dichiarazioni sulla costituzione della euroregione, e quelle sulla regione politica e non economica, affermando che di ciò si è "soltanto parlato".

Il governo di Zagabria è molto sensibile all'iniziativa regionale, così le richieste per una maggiore autonomia di alcune regioni di regola hanno incontrato un severo atteggiamento da parte del governo. Nonostante siano cambiato le cose dai tempi del primo presidente croato Franjo Tudjman, Zagabria non mostra ancora una sensibilità verso le idee che vertono sul bisogno di creare alcune regioni all'interno della Croazia, al posto dell'attuale sistema sgretolato basato su 21 contee.

Il grande centralismo del paese dove tutto viene deciso a Zagabria, dove è concentrato non solo il potere politico ma anche il potere economico, suscita un grande malcontento nelle altre parti della Croazia, in modo particolare nelle sedi delle regioni, come quella di Istria-Fiume, della Dalmazia o della Slavonia. Tale regioni invece non sono nemmeno formalmente riconosciute, ma sono sgretolate e tagliate dalle contee, e il loro potere economico è insignificante.

L'idea di dar vita all'euroregione Alpe-Adria, per quanto sarà accettata negativamente dalla gran parte dell'opinione pubblica croata, susciterà il necessario dibattito sulla diversa composizione territoriale del paese. In armonia con la prassi europea anche la Croazia dovrà accettare il principio della costituzione regionale, ma anche della maggiore autonomia delle regioni.

"Sanader è cosciente che non potranno resistere ancora per molto alle pressioni interne sulla decentralizzazione del paese. Lui sa che adesso non esistono più le ragioni con le quali Tudjman impediva tali iniziative, affermando che ogni regionalizzazione porta alla rottura della Croazia unita. Questo lo si poteva dire subito dopo la guerra, ma ora che la Croazia è integra e sulla strada verso l'Europa, tali ragioni non esistono più", dice uno dei suoi più vicini collaboratori che ha preferito rimanere anonimo.

Alcuni analisti, però, credono che le dichiarazioni dei due prefetti croati, le cui contee, insieme alla città di Zagabria, appartengono alle zone più sviluppate della Croazia, siano state radicalizzate volutamente, in particolare per quanto riguarda quella parte sulla maggiore prossimità con Venezia e Trieste rispetto Zagabria. Con ciò loro hanno voluto inviare proprio a quella Zagabria un messaggio, secondo il quale la maggiore autonomia per la quale si impegnano potrebbe soltanto diminuire tale "lontananza" da Zagabria.


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