L’educazione sessuale nelle scuole divide ancora la Croazia. La corte costituzionale ne ha bloccato sine die l'insegnamento. Per alcuni analisti la Croazia sta attraversando una nuova rivoluzione conservatrice

06/06/2013 -  Drago Hedl Osijek

Nelle scuole croate l’educazione alla salute, di cui fanno parte alcune lezioni di educazione sessuale, non sarà insegnata fino a data da destinarsi! Così ha deciso la corte costituzionale. Una decisione che ha suscitato una vera e propria euforia fra gli oppositori all’educazione sessuale nelle scuole, insoddisfatti per il fatto che in quelle poche ore di lezioni di educazione sessuale, la masturbazione non viene trattata come depravazione e l’omosessualità  non viene definita come malattia.

La corte costituzionale a dire la verità, non ha abolito l’educazione alla salute di per se stessa - almeno così è scritto nelle motivazioni e nelle ulteriori interpretazioni della presidentessa Jasna Omejec - richiede piuttosto che venga seguita la procedura normativa prevista - cosa che non sarebbe stato fatto - prima della introduzione dell’educazione alla salute nelle scuole.

L’opinione di Slavenka Drakulić

La scrittrice Slavenka Drakulić, l’autrice croata più tradotta nel mondo, nota per le sue manifeste posizioni in difesa dei diritti umani, nell’intervista al quotidiano zagabrese Jutarnji list, ha precisato che tale decisione della corte costituzionale è “povera e deludente” e ci porta indietro al tempo in cui i bambini imparavano la sessualità sull’esempio di “pistilli e stami”.

“Con certezza si può immaginare si tratti di una convergenza tra una posizione conservatrice e la Chiesa cattolica, che hanno come scopo ottenere l’aumento della natalità in Croazia. In sé non c’è nulla di male, ma forse non a qualsiasi costo. Forse altre misure, economiche e sociali, avrebbero più effetto del vietare una materia scolastica”, prosegue la nota scrittrice. 

Comunque, l’educazione alla salute potrebbe ritornare nelle scuole se si seguisse la complicata procedura prevista dalla legge. Ciò significa che bisognerebbe aprire un dibattito pubblico, contattare il Consiglio nazionale per l’educazione e l’istruzione, e infine consultare i consigli dei genitori presenti in tutte le scuole elementari, medie e superiori. Una volta terminata questa procedura non vi dovrebbero essere altri impedimenti.

Alcune illogicità

Tuttavia gli analisti mettono in guardia su alcune contraddizioni: vi è stata un'insolita rapidità con la quale la proverbialmente lenta corte costituzionale ha preso la decisione; nel periodo in cui è stata introdotta l’educazione alla salute non esisteva ancora il Consiglio nazionale per l’educazione e l’istruzione (che per legge si occupa del curriculum formativo nazionale); per l’introduzione dell’insegnamento della religione nelle scuole non si è rispettata la procedura ora richiesta per l’introduzione dell’educazione alla salute.

Quando la corte costituzionale nel 2000 ha ricevuto la richiesta di un cittadino di valutare la costituzionalità dell’introduzione del insegnamento della religione nelle scuole, ha avuto bisogno di oltre tre anni per dire che “non è di sua giurisdizione valutare la conformità dei contratti che gli organi del potere esecutivo stringono con persone fisiche o giuridiche”. 

Dietro quella formulazione generica, certamente, si pensava agli accordi che la Croazia ha sottoscritto col Vaticano nel 1998, e grazie ai quali è prevista anche l’introduzione dell’insegnamento della religione nelle scuole pubbliche.

L’opposizione festeggia la decisione della corte

Quando la corte costituzionale ha notificato la sua decisione sono iniziati i festeggiamenti tra le fila degli oppositori dell’educazione alla salute, ai quali si è unito anche il maggiore partito di opposizione, l’HDZ, il cui presidente Tomislav Karamarko ha dichiarato che è stato tutto una “violenza sui genitori e sui bambini”.

“Nessuno può decidere sull’educazione dei nostri figli, e men che meno lo può fare un partito”, ha detto Karamarko, riferendosi ai socialdemocratici al governo.

No ai matrimoni omosessuali

In contemporanea alla sentenza della corte costituzionale con la quale l’educazione alla salute viene esclusa (temporaneamente?) dalle scuole pubbliche, l’associazione “In nome delle famiglie”, vicina alla Chiesa cattolica, ha annunciato di aver raccolto circa 700 mila firme con le quali chiede un referendum per modificare la Costituzione.

Si intende chiedere che nella Costituzione il matrimonio venga definito come l’unione fra un uomo e una donna, impedendo in questo modo impedire la possibilità di matrimoni tra persone dello stesso sesso. Questa associazione, alquanto aggressiva, che ha raccolto firme anche davanti ai seggi elettorali dove alla fine di maggio e all’inizio di giugno si sono tenute le elezioni amministrative, non solo chiede quindi il divieto dei matrimoni omosessuali, ma chiede che tale questione venga definita addirittura attraverso la carta costituzionale.

Sui social network, una parte dei cittadini croati ha deriso queste posizioni, sostenendo che secondo la stessa logica dovrebbero far parte della Costituzione anche l’obbligo di farsi la doccia prima di salire sui mezzi pubblici, il divieto ai maschi di far crescere l’unghia del mignolo, oppure che la carta igienica non debba essere a uno strato solo.

La rivoluzione conservatrice

Ma l’editorialista dello Jutarnji list, Davor Butković, guarda molto più seriamente all’intera situazione. Butković parla di una “nuova rivoluzione conservatrice” che la Croazia sta attraversando proprio in questo periodo e che opera sulla base di un pendolo politico.

“Appena la sinistra arriva al potere le forze di estrema destra si mettono a preparare diverse forme di ribellione e ostruzione che non c’entrano molto con le principali politiche del paese e nemmeno con i principali problemi croati, ma con questioni di valori”, dice Butković concludendo che questa  “nuova rivoluzione conservatrice” fa tornare indietro la Croazia di almeno vent’anni.

E lo fa alla soglia del suo ingresso nell’Unione europea, che ha risolto da tempo i problemi che adesso spaccano, dividono e separano in Croazia.

 

Questa pubblicazione è stata prodotta con il contributo dell'Unione Europea. La responsabilità sui contenuti di questa pubblicazione è di Osservatorio Balcani e Caucaso e non riflette in alcun modo l'opinione dell'Unione Europea. Vai alla pagina del progetto Racconta l'Europa all'Europa


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